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Appalto Ilva, 5000 posti a rischio

Pubblicato | da Redazione

Non è solo l’Ilva ad essere in difficoltà. Arrancano anche indotto e appalto. I numeri sono drammatici: 1021 dipendenti in cassa integrazione ordinaria e straordinaria; 136 procedure di licenziamento già concluse e 3.510 i dipendenti diretti con contratto di solidarietà. Le aziende dell’appalto, inoltre, già penalizzate fortemente dai crediti pregressi e mai ottenuti, si trovano in una situazione di stand by dovuta al fermo pressoché totale della produzione e anche i processi di ambientalizzazione sono al palo, in vista probabilmente degli scenari che si delineeranno da qui a breve con l’ingresso dei privati.

E’ questa l’istantanea di un sistema, il “sistema Taranto” che “rischia un tracollo senza ritorno”. L’allarme arriva dalla sezione Metalmeccanica di Confindustria e da Fim, Fiom, Uilm che si sono riuniti nella sede di via Dario Lupo, alla presenza del presidente degli industriali ionici, Vincenzo Cesareo, per un esame della situazione e, soprattutto, per mettere in cantiere iniziative e clamorose forme di protesta.

“Confindustria – è stato ribadito nel corso dell’incontro – non può rimanere inerme davanti ad una crisi di queste proporzioni; i sindacati, dal canto loro, hanno nei giorni scorsi inscenato una protesta in consiglio comunale coinvolgendo anche i sindaci degli altri comuni per fronteggiare una situazione che inevitabilmente coinvolge tutta la provincia; contestualmente, hanno programmato una serie di incontri con le rappresentanze sindacali dell’indotto per stabilire i provvedimenti da intraprendere. Successivamente al 10 febbraio, data in cui si concluderà il primo step di cessione ai privati dell’Ilva, sono in calendario incontri serrati con i consigli di fabbrica per adottare tutte le azioni che si riterranno opportune”.

Da qui la decisione di continuare a vedersi per delineare strategie comuni e coinvolgere le istituzioni del territorio ed altre organizzazioni datoriali (commercianti, artigiani) al fine di sensibilizzare il governo sulla drammatica situazione in atto. Confindustria e sindacati hanno programmato incontri “per fare il punto sui passaggi da concretizzare dopo il 10 febbraio prossimo, non escludendo – per i rispettivi ambiti di competenza- azioni, anche clamorose, di protesta e mobilitazione”.