Precariopoli
Taranto, l’appello degli 8000 dell’appalto Ilva: non dimenticatevi di noi
Una lettera indirizzata al Ministro e al viceministro dello Sviluppo economico, ai parlamentari ionici, al presidente della Regione Puglia, ai consiglieri regionali, al prefetto, al sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e alle segreterie nazionali di Cgil, Cisl, Uil. E’ un appello pressante quello rivolto dalle federazioni di categoria dei lavoratori dell’appalto Ilva. Un appello per non essere dimenticati, esclusi, ignorati dalla trattativa in corso (momentaneamente sospesa) tra Governo, sindacati e AmInvestCo sul centro siderurgico. Le federazioni degli edili, dei trasporti, dei servizi, dei lavoratori atipici aderenti a Cgil, Cisl, Uil chiedono un confronto urgente “sulla delicatissima situazione dei lavoratori e delle lavoratrici dell’indotto Ilva, al momento esclusi da qualsiasi ragionamento legato alla trattativa in forte salita presso il Mise”.
Sono la parte più debole del negoziato con il timore di essere “senza tutele, senza ammortizzatori sociali, lasciati al loro destino, abbandonati, colpevolmente, alle logiche del mercato, dei cambi appalto o assegnazioni di commesse al massimo ribasso che, nella migliore delle ipotesi, potrebbero portare forti riduzioni orarie, reddituali e delle tutele normative e contrattuali, o, peggio ancora, la fuoriuscita dal mercato del lavoro Indotto Ilva”.
Si tratta di 7.603 lavoratori e lavoratrici dell’indotto dipendenti di circa 346 aziende, “operai addetti alle pulizie civili e pulizie industriali, manutentori, edili, carpentieri, autisti, addetti mensa, cuochi, elettricisti, con contratti part-time, interinali, a tempo determinato o indeterminato autorizzati tutte le mattine, pomeriggi e notti a presentarsi presso la portineria Imprese (sulla strada provinciale per Statte Taranto) per iniziare la loro avventura con le loro tute arancioni e con poche tutele occupazionali e di sicurezza”.
I sindacati chiedono: che nessun lavoratore debba perdere un posto di lavoro, compreso gli addetti dell’indotto; una discussione di un piano industriale serio che non possa prescindere da prendere in considerazione tutte le unità che lavorano nell’indotto, di come saranno utilizzate a seguito della nuova organizzazione industriale di AmInvesCo; utilizzo delle maestranze dell’indotto già presenti nell’Ilva per i lavori di bonifica previsti; ammortizzatori sociali uguali per tutti compreso il mondo dell’Indotto; agevolazioni per esposizione amianto e prepensionamenti anche per i lavoratori dell’indotto;
lavoro e sicurezza, salute e benessere per tutti compreso l’Indotto.
“Riparta anche da qui il tavolo di confronto al Mise – scrivono i sindacati – e fate in modo che non rimangano lettera morta i principi costituzionali della pari dignità sociale e dell’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori allo sviluppo economico e sociale dell’Italia. I lavoratori dell’indotto continueranno a lavorare nel silenzio, uniti come sempre, e le loro famiglie continueranno a credere nelle Istituzioni, certi che il loro grido venga ascoltato da chi ne ha la responsabilità e da chi, quei principi costituzionali ha giurato di seguirli”.