Precariopoli
Porto di Taranto, quattro richieste per il terminal container
Salgono a quattro le richieste di concessione per il molo polisettoriale del porto di Taranto. Negli ultimi giorni, infatti, altre due istanze sono pervenute all’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, nell’ambito dell’avviso pubblico del 22 febbraio 2018. A quelle di Southgate Europe Terminal e di South Marine Gate Srl si aggiungono le proposte di Taras Terminal Srl e di Interminal Srl.
Taras Terminal Srl è costituita da Peyrani Trasporti Spa e Servizi Portuali Taranto Srl. La richiesta è pervenuta all’Autorità portuale lo scorso 5 marzo. La società ha chiesto la concessione demaniale marittima per la durata di 30 anni di una porzione di banchina e dell’area retrostante del Molo Polisettoriale al fine di rendere operativo un terminal multipurpose privato in conto terzi che garantisca un servizio pubblico di handling. La richiesta è di circa 300 metri lineari di banchina a partire dalla radice, con relativa area retrostante. Nel complesso viene ipotizzato l’utilizzo di una superficie complessiva di 92.399 mq con utilizzo di un manufatto già esistente, di circa mq. 4472 da adibire a magazzino.
Interminal Srl è, invece, la capogruppo/mandataria della costituenda Associazione temporanea d’imprese “Taranto Multipurpose Terminal” costituita appunto da Interminal Srl ed Ecologica Spa. Quest’ultima istanza è pervenuta il 7 marzo 2028 con la relativa documentazione di supporto. Anche Interminal ha chiesto una concessione trentennale ma con una superficie più ampia: 400 metri lineari di banchina a partire dalla progressiva, più altri 800 metri lineari ed area retrostante per una superficie complessiva di circa 340.000 mq. Previsto anche l’utilizzo di tre manufatti (officina e magazzini) per una superficie coperta complessiva di circa 11.500 mq. La società ha chiesto l’anticipata occupazione delle aree.
Va ricordato che il molo polisettoriale è del tutto fermo dopo la chiusura della Taranto container terminal (Tct). I suoi circa 530 dipendenti, dopo un periodo di cassa integrazione, sono confluiti nell’apposita società per la formazione e la ricollocazione del personale portuale e guardano con grande speranza e apprensione all’assegnazione delle aree e alla ripresa produttiva del terminal container.