Nuovo caso in ArcelorMittal. “Quel reparto è un pericolo per gli operai”

Nuovo caso in ArcelorMittal. “Quel reparto è un pericolo per gli operai”

Condizioni di lavoro pericolose per gli operai dei reparti Grf/Irf (Gestione e Impianto rottami ferrosi) del centro siderurgico ArcelorMittal di Taranto. La denuncia arriva da Francesco Rizzo, coordinatore dell’Usb e da Piero Vernile, Rsu della Uilm.


“Stiamo presentando un esposto alla Procura della Repubblica di Taranto – dichiara Rizzo – perché in queste condizioni la sicurezza degli operai in quei reparti è precaria. Si sono già verificati incidenti a causa della notevole presenza di acqua lì dove vengono versate per terra le scorie liquide delle paiole. Succede, quindi, che si verificano vere e proprie esplosioni come è già successo nei mesi e negli anni scorsi”.



Secondo quanto descritto nella nota stampa inviata dall’Usb, i reparti sarebbero privi di pavimentazione. “Nell’area IRF – spiega il documento – la pavimentazione non sarà mai realizzata. Per il reparto GRF, invece, al netto dei crono-programmi e degli stati di avanzamento lavori, il termine ultimo per la realizzazione della pavimentazione è il 2023. Le stesse cappe mobili in discarica paiole presentano criticità, anche se realizzate da poco, proprio per la presenza dell’acqua sui binari adibiti al loro scorrimento. Di fatto, oggi, nessuna tempistica e nessun crono-programma può assicurare l’incolumità degli operai che lavorano in queste aree”. L’Usb fornisce anche le testimonianze fotografiche. (vedi gallery in coda)

“Proprio in questa settimana – aggiunge l’Usb – sia in acciaieria 1 che in acciaieria 2, si sono verificati casi di siviere bucate o rotte che hanno causato lo sversamento in reparto di acciaio fuso con conseguente rischio per gli operai presenti e non coinvolti solo per una casualità. Riteniamo, inoltre, doveroso chiedere agli organi di controllo regionale e al Ministero dell’Ambiente quali siano le condizioni attuali delle matrici ambientali in queste aree. Vogliamo conoscere gli ultimi rilievi, o eventuali campagne di caratterizzazione, effettuati sui terreni e sulle acque di falda superficiale e profonda”.

Secondo il sindacato “per gli operai, oltre al rischio di esplosioni delle scorie liquide che vengono a contatto con l’acqua, incombe anche un eventuale rischio sanitario nel momento in cui queste aree dovessero risultare contaminate, oltre, sempre per lo stesso motivo, alla migrazione degli inquinanti in falda che da lì raggiungono il mare”. (le foto a corredo di questo articolo sono state inviate da Usb Taranto)


 


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