Precariopoli
Ilva, gli uomini di Mittal già a Taranto sugli impianti
Giorni di grande attesa per i lavoratori dell’Ilva di Taranto. Dopo l’aggiudicazione alla cordata AmInvestco (Arcelor Mittal, Marcegalia, Intesa San Paolo partner economico), sancita con decreto del 5 giugno scorso, il 20 luglio la nuova proprietà, sindacati e Governo, inizieranno la trattativa. Il buon esito del confronto con le parti sociali è uno dei tre aspetti vincolanti per il pieno compimento della cessione. Gli altri due sono l’autorizzazione dell’Antitrust europea e l’adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (entro il 30 settembre) che modifica il Piano ambientale approvato con decreto del Consiglio dei ministri del 14 marzo 2014.
Nei giorni scorsi la vicenda Ilva è tornata all’attenzione del Parlamento a seguito dell’interrogazione dell’on. Davide Crippa (M5s), cui ha risposto il viceministro Maria Teresa Bellanova (vedi gli atti parlamentari). La rappresentate del Governo ha ribadito, tra le altre cose, l’impegno di AmInvestco “ad impiegare e mantenere al lavoro per l’intera durata del piano industriale nell’ambito del Gruppo, un numero complessivo di prestatori di lavoro pari ad almeno 10.000 unità, alle condizioni che saranno convenute nell’accordo sindacale. I lavoratori che non verranno assunti dall’acquirente rimarranno in capo all’amministrazione straordinaria per tutta la durata del programma la cui scadenza coinciderà, per espresso disposto normativo, con il termine di ultimazione del Piano ambientale di Ilva (ossia il 2023). Fino a tale termine, è previsto l’impiego dei predetti lavoratori (o di parte di essi) nelle attività di bonifica e decontaminazione che saranno eseguite dalla procedura ai sensi del decreto-legge n. 243 del 2016 e la procedura di amministrazione straordinaria potrà comunque far ricorso alla cig straordinaria”.
Ma sono proprio questi numeri a preoccupare. Martedì scorso al Ministero dello Sviluppo Economico si è svolto uno specifico incontro sul sito produttivo di Cornigliano. Una riunione ai massimi livelli cui hanno partecipato il Ministro Carlo Calenda, il Vice Ministro Teresa Bellanova, il Presidente della Regione Giovanni Toti, il sindaco di Genova Marco Bucci, i Commissari della Amministrazione Straordinaria di Ilva e le rappresentanze sindacali. I sindacati e le istituzioni genovesi hanno chiesto con forza “il rispetto degli impegni occupazionali contenuti nell’Accordo di Programma relativo al sito di Cornigliano”.
E Taranto? Taranto aspetta, come al solito. Lunedì 10 luglio è convocato il consiglio di fabbrica dell’Ilva. In una nota divulgata nei giorni scorsi Fim, Fiom, Uilm provinciali ribadiscono i tre punti imprescindibili per qualsiasi intesa: un piano ambientale che renda lo stabilimento eco compatibile nel pieno rispetto dell’AIA; nessun licenziamento; ammodernamento impiantistico. Dal canto suo Usb ha reso noto che per il 20 luglio, data di avvio del confronto al Mise, è stata proclamata una giornata di sciopero all’Ilva con presidio sotto il ministero “per la quale abbiamo già avuto numerose adesioni”, dice Franco Rizzo coordinatore provinciale del sindacato di base.
In verità non è proprio tutto fermo. Qualche novità c’è già ma ufficialmente nessuno ne parla. Gli uomini di Arcelor Mittal sono già a Taranto. Da qualche giorno si aggirano sugli impianti dello stabilimento Ilva. Visitano i reparti, osservano, probabilmente annotano dati e numeri. La missione va avanti da circa una settimana. Una particolare attenzione sembra essere stata prestata alla logistica e agli impianti del porto. Forse perchè secondo i piani industriali presentati, almeno tre milioni di tonnellate di acciaio dovrebbero essere prodotte utilizzando semilavorati provenienti da altri siti produttivi del Gruppo. Avere una logistica efficiente è quindi fondamentale per movimentare semilavorati, prodotti finiti e materie prime. Ilva Servizi Marittimi Spa è uno dei complessi aziendali oggetto di vendita (gli altri sono Ilvaform S.p.A., Taranto Energia S.r.l., Socova S.a.S. e Tillet S.a.S. in amministrazione straordinaria). Insomma, i nuovi proprietari si stanno già accasando mentre Taranto guarda sorniona e distratta.