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Anche le “Bellissime” di Taranto nel nuovo libro di Flavia Piccinni

Pubblicato | da Redazione

Minigonne, rossetti, casting estenuanti. Bambine costrette per ore sul set, senza poter fare pause, con compensi irrisori. Questo è il mondo delle “baby miss”  che popola “Bellissime” l’ultimo lavoro della scrittrice tarantina Flavia Piccinni (Fandango Libri). Un libro inchiesta che svela un mondo inedito. Ne abbiamo parlato con l’autrice attualmente impegnata con Rai1, coordinatrice editoriale della casa editrice Atlantide, già vincitrice del Campiello Giovani e del Premio Marco Rossi.

Cominciamo dal titolo. Bellissime. Un chiaro riferimento a Bellissima, il film di Luchino Visconti con Anna Magnani, che interpretava una mamma disposta a tutto pur di far diventare la figlia un’attrice. Sono passati 66 anni. Eppure lo scenario sembra molto simile…
“Di mamme disposte a tutto, come di mamme molto ben equilibrate, ne ho viste molte. Le generalizzazioni sono sempre pericolose. Ma il rapporto che lega madri e bambine, madri e immagine, madre e mondo della moda ha spesso dei confini allarmanti. È un rapporto viscerale, che si nutre di ambizioni, arrivismo, e bellezza. Più di una mamma mi ha detto: mia figlia è tutto quello che non sono stata. Una sintesi che racchiude un mondo di speranze, che spesso però si trasformano in incubi”.

Come è nata l’inchiesta?
“Una sera di diversi anni fa ho assistito a una sfilata di bambine. Doveva essere una cosa innocente, in un albergo della provincia toscana, invece davanti mi sono trovata piccole donne miniaturizzate, truccate come adulte e con atteggiamenti ipersessualizzati. Erano bellissime e magnetiche, estremamente sicure di loro. Allora mi sono domandata: ma in quale momento le bambine hanno smesso di guardare i cartoni animati e hanno iniziato a guardare i tutorial per imparare a truccarsi?”

Nel libro c’è anche Taranto.
“C’è una sfilata per baby modelle nel tarantino, fra odore di salsiccia e madri eccitate dal vedere su una passerella improvvisata le loro bambine. Ma di più non voglio dire”.

Baby modelli e baby modelle fanno parte del nostro quotidiano, eppure è un mondo che non è mai stato raccontato. Solo la moda bimbo vale 2,7 miliardi di euro per il nostro Paese. Come è stato accolto nell’ambiente il tuo libro? Ci sono state polemiche?
“Quello della moda bimbo è un mondo che rimane sottotraccia. Un mondo in cui è difficile entrare. Un mondo che non vuole esporsi. È un mondo popolato da persone che hanno paura di una demonizzazione, di venire additati e criticati per le scelte di singole madri o brand. Io ho cercato di raccontare il buono e il negativo. Ho cercato di raccontare tutto quello che ho visto”.

Cosa di buono?
“Le bambine, spesso guidate dalle mamme, che la vivono come un gioco, come un’esperienza positiva e riescono a conservare l’innocenza”.

… e di negativo?
“Un esempio su tutti: ho partecipato tempo fa ad una sfilata dove ai bambini non era stata data l’acqua durante le prove. Bambini senza acqua per evitare di andare in bagno o bagnare i vestiti. Francamente non riesco a immaginare niente di peggio”.

E nessuno fece niente? Non c’è un garante che tutela i bambini?
“Solo un’agenzia annunciò pubblicamente tramite un post su facebook che non sarebbe più andata, viste le condizioni”.

E poi?
“Poi niente. Tutto è finito nel dimenticatoio. Almeno fino ad adesso”.