Precariopoli
ArcelorMittal conferma: cassa integrazione dall’1 luglio
Partiranno l’1 luglio le 13 settimane di cassa integrazione ordinaria per 1400 unità (1395 precisamente). A soli sei mesi dall’insediamento, ArcelorMittal Italia annuncia il primo stop all’occupazione nello stabilimento di Taranto, il più grande ed importante d’Italia. Il confronto tra sindacati e azienda non ha prodotto alcun risultato. Il Gruppo siderurgico ha mantenuto la sua posizione, confermando il ricorso agli ammortizzatori sociali a seguito del calo dei consumi di acciaio e della complessa situazione internazionale dei dazi.
L’unica apertura concessa dal più importante produttore del mondo è la disponibilità a proseguire la trattativa con i sindacati e ad entrare nel merito dei numeri, lasciando intravedere la possibilità di ridimensionare la platea dei lavoratori da collocare in cassa integrazione. Sicuramente, federazioni metalmeccaniche e vertici aziendali si rivederanno lunedì 10 giugno a Roma, nella riunione già fissata da tempo in Confindustria. Il confronto rientrava nelle normali relazioni tra le parti, ma ora evidentemente, si arricchisce di nuovi significati.
Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno respinto le tesi di ArcelorMittal. Nessun apertura sulla cassa integrazione, stupore per l’annuncio da parte di un’azienda che aveva promesso il rilancio del sito produttivo di Taranto. Appello al Governo, garante dell’accordo con ArcelorMittal, affinchè intervenga a tutela dei lavoratori. Il vicepremier Luigi Di Maio, un segnale lo ha già dato. Le agenzie di stampa hanno battuto una sua dichiarazione. “Sono stufo di aziende che firmano gli accordi e poi non vi tengono fede – ha detto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico – la prossima settimana ci vedremo, è già fissato un tavolo, devono tenere fede agli accordi”.
Fim, Fiom, Uilm, Usb ricordano che poco più di un mese fa, annunciando il taglio della produzione in altri stabilimenti del Gruppo, ArcelorMittal aveva escluso ricadute per Taranto per il quale vengono confermati gli investimenti per complessivi 2,4 miliardi di euro. Attualmente lo stabilimento ionico occupa 8.250 addett: 5.660 operai, 1.675 quadri e impiegati, 870 intermedi, 45 dirigenti. Il ricorso alla Cigo riguarderà prevalentemente gli operai, ma toccherà anche figure intermedie. Durante le 13 settimane è prevista la temporanea fermata o la riduzione della marcia di alcuni impianti: colata continua 5, Treno Nastri 1, laminatoio a freddo e delle aree funzionali alla marcia degli stessi impianti.
Fortemente critici i sindacati che, per il momento, non hanno proclamato alcuna azione di lotta. “La richiesta della cassa integrazione per ulteriori 1400 lavoratori, oltre ai 2700 in Amministrazione straordinaria a seguito dell’accordo sindacale – dichiara Franco Rizzo, coordinatore provinciale di Usb – non è conseguente all’aspetto produttivo, che non è variato negli anni, ma è una reazione alla sentenza del tribunale e all’annuncio da parte del Ministero alla riapertura dell’Autorizzazione Integrata Ambientale”.
Secondo Francesca Re David, della segreteria nazionale Fiom Cgil “è del tutto evidente che la prospettiva della cassa integrazione ordinaria, per quanto legata per definizione ad un evoluzione di ciclo congiunturale, non ci rassicura e diventa un ulteriore elemento di incertezza. Sono mesi che la Fiom chiede un incontro al Mise per una verifica degli impegni sottoscritti, che diventa ancora più urgente alla luce delle decisioni comunicate dall’azienda”.
Parla di comportamento scorretto di ArcelorMittal Biagio Prisciano, segretario generale aggiunto della Fim Cisl di Taranto-Brindisi. “Quando tempo fa denunciavamo che sarebbe stata dura riprendere quote di mercato – continua – dopo sei anni di commissariamento era vero. Ritardi che ora, insieme alle altre
cause, influiscono a questa condizione. Per noi è importante che vengano mantenuti gli impegni dal punto di vista industriale e ambientale e che tutte le opere e gli investimenti proseguano nei tempi previsti”.