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Ilva, dopo il referendum si passa alla gestione degli esuberi e crisi dell’appalto

Pubblicato | da Redazione

Non senza polemiche, anche il referendum per l’approvazione dell’intesa sulla cessione dell’Ilva ad Arcelor Mittal, firmata il sei settembre scorso al Ministero dello Sviluppo economico, può dirsi archiviata. L’accordo firmato da Fim, Fiom, Uilm, Usb con la nuova proprietà ha ottenuto 6452 voti a favore, pari al 94% dei votanti. Ora i sindacati dovranno confrontarsi con una serie di problemi che attengono la gestione concreta dell’intesa, a cominciare dai circa 2600 esuberi previsti nello stabilimento di Taranto, il più grande e importante del gruppo.

Non meno importante è il futuro dei circa 3500 dipendenti dell’appalto Ilva, rimasti completamente esclusi dalla trattativa condotta dal vicepremier Luigi Di Maio, al quale gli stessi sindacati hanno chiesto la convocazione di un incontro urgente. I problemi delle aziende dell’indotto sono soprattutto di liquidità a causa del mancato o ritardato pagamento di commesse e forniture già eseguite, da parte dei commissari straordinari di Ilva.

Questa mattina, alla Cittadella delle Imprese, Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno illustrato i risultati del referendum e i contenuti dell’intesa, nel corso di una conferenza stampa (seguita in diretta sulla nostra pagina Facebook, ndr). I segretari generali Valerio D’Alò (Fim), Giuseppe Romano (Fiom), Antonio Talò (Uilm) e Franco Rizzo (Usb) hanno respinto le accuse emerse nei giorni scorsi sulle modalità con cui si è svolto il referendum. Hanno spiegato anche che l’elevato numero di lavoratori che non ha votato (circa 4000) è riconducibile alle unità in cassa integrazione e in ferie.