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Taranto, sciopero, cigo, immunità penale. Ore di attesa per ArcelorMittal

Pubblicato | da Michele Tursi

Ore di attesa per la vicenda ArcelorMittal. Il 4 luglio si svolgerà lo sciopero proclamato dai sindacati dopo la rottura della trattativa sulla cassa integrazione, mentre a Roma il ministro Luigi Di Maio incontrerà i vertici dell’azienda sulla questione dell’immunità penale.

LO SCIOPERO – Lo sciopero è di otto ore per turno. Incroceranno le braccia sia i dipendenti diretti che quelli dell’appalto e dell’indotto. La cassa integrazione è partita l’1 luglio. A rotazione coinvolgerà complessivamente 1395 lavoratori per 13 settimane. L’azienda ha motivato la decisione con le difficoltà di mercato.

DUE DENUNCE – Nello stabilimento di Taranto si verificano situazioni incresciose. Le denuncia Vincenzo La Neve, delegato della Fim Cisl nel consiglio di fabbrica. “Assistiamo a situazioni davvero assurde nel reparto manutenzioni – scrive in un comunicato – con anticipi o postici di turni di lavoro, senza preventiva informativa alle organizzazioni sindacali. Ancor più grave è che i motivi di tali scelte spesso sono dettati da urgenze impiantistiche. A fronte di tali urgenze, però, non capiamo il motivo per cui, nello stesso giorno, vengono recapitate ai lavoratori le lettere di collocazione in cassa integrazione”.

Un’altra denuncia arriva dall’Usb. Nel reparto di colata continua 4 dell’acciaieria 2, sono intervenuti gli Rls (rappresentanti della sicurezza) Usb a seguito della caduta di “materiale refrattario proveniente dal coperchio siviera. Un incidente che poteva coinvolgere i lavoratori in quanto in quella una zona svolgono consuete attività lavorative. Solo per una questione di casualità non si è verificato un infortunio. Nel siderurgico più grande di Europa non è possibile affidare alla fortuna la sicurezza dei lavoratori solo perché chi gestisce gli impianti non effettua nessun investimento per tutelare salute e sicurezza”.

IMMUNITA’ PENALE – ArcelorMittal affronterà con il vicepremier Di Maio il tema della cosiddetta “immunità penale” che decadrà dal prossimo 6 settembre come deciso dal Parlamento in una norma contenuta nel Decreto crescita. L’azienda siderurgica, però, sostiene che senza questo  “scudo” (già presente all’atto della cessione dello stabilimento al Gruppo franco-indiano), sia impossibile gestire lo stabilimento ionico e portare a termine il piano ambientale che prevede investimenti per 1,2 miliardi di euro.

SCONTRO NEL GOVERNO – Il futuro dell’ex Ilva è motivo di forti tensioni nella maggioranza gialloverde. Il Movimento 5 stelle sostiene l’abolizione dell’immunità, annunciata proprio a Taranto dal ministro Di Maio lo scorso 24 aprile. La Lega, invece, spinge per reintrodurre la norma varata dai governi a guida Pd. Un’altra riunione  è in programma il 9 luglio al Ministero dello Sviluppo economico, alle 16. Ufficialmente l’incontro servirà a fare il punto sull’attuazione dell’accordo siglato il 6 settembre scorso. Vi prenderanno parte i sindacati, l’azienda ed i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria.

CONSIGLIO DI STATO – Intanto, due notizie sul fronte aziendale. La prima riguarda la decisione del Consiglio di Stato che ha respinto i ricorsi straordinari proposti contro il DPCM del 29 settembre 2017 che sono stati presentati nel gennaio del 2018. “Il Consiglio di Stato – spiega una nota stampa di ArcelorMittal – ha infatti chiarito che il Decreto  che rappresenta l’Autorizzazione Integrata Ambientale dello stabilimento siderurgico di Taranto, non viola in alcun modo la disciplina nazionale e comunitaria visto che il Piano contiene molteplici e diffusi interventi di tutela ambientale e sanitaria secondo un preciso cronoprogramma ed è stato adottato all’esito di un doveroso bilanciamento tra le esigenze di tutela ambientale e di tutela della salute della popolazione di Taranto.

IL PIANO AMBIENTALE – E proprio in materia di piano ambientale arriva la seconda notizia. ArcelorMittal Italia comunica, infatti, di aver concluso l’intervento di dragaggio del Canale di scarico 2 dello stabilimento di Taranto. “Obiettivo dell’intervento, incluso nel Piano Ambientale –  spiega l’azienda – è quello di migliorare l’efficienza depurativa dei canali di scarico attualmente in funzione, evitando effetti negativi al corpo idrico ricettore, ovvero il Mar Grande”. I lavori, iniziati a fine agosto 2018, hanno riguardato la rimozione dei fanghi dal fondo del canale, mediante una draga aspirante sostenuta da una struttura galleggiante, con successivi procedimenti di disidratazione e smaltimento degli stessi fanghi. I solidi disidratati sono stati avviati allo smaltimento presso impianti che si trovano all’esterno dello stabilimento, in conformità con le norme vigenti. “Inoltre, in ottemperanza a quanto previsto dal Decreto del Ministero dell’Ambiente n.286 dello scorso ottobre, a fine dicembre 2018 sono state completate con successo anche le attività di dragaggio del Ramo 1 del Canale 1, rimesso in funzione immediatamente dopo i lavori, nello stesso mese di dicembre, mentre proseguono le attività di dragaggio del Ramo 2, sempre del Canale 1, che al momento è chiuso”.