Precariopoli
Taranto, resta critica la situazione dell’appalto Mittal
Resta critica la situazione nell’appalto Arcelor Mittal. Oggi ennesimo incontro convocato dal prefetto di Taranto sui mancati pagamenti dei lavori già effettuati ad opera dell’azienda siderurgica. La riunione si è svolta in teleconferenza. Sono intervenuti i rappresentati sindacali, di Aracelor Mittal, di Ilva in As, di Confindustria e della Camera di commercio. Secondo una stima il credito vantato dalle imprese ioniche ammonta complessivamente a circa 40 milioni di euro.
Per Usb Taranto l’incontro è stato un altro buco nell’acqua. “Nessuna risposta concreta dalla multinazionale che riferisce l’incapacità di osservare i pagamenti e continua a chiedere la cassa integrazione per i dipendenti diretti, nonostante ci risulti liquidità pari a 9 miliardi di dollari”. Usb rileva “la contraddizione che trapela dall’atteggiamento di Arcelor Mittal che da una parte dichiara di non poter pagare lavoratori diretti e aziende dell’appalto, dall’altra garantisce ricchi premi ai dirigenti. Abbiamo chiesto inoltre chiarimenti sulla sospensione delle prescrizioni Aia; anche su questo nessun riscontro. Se si dovesse procedere con una deroga, sarebbe un’ulteriore dimostrazione della incoerenza della multinazionale che non rispetta quanto stabilito”.
Usb vede una sola soluzione: “Il Governo deve immediatamente intervenire e allontanare il gruppo franco indiano dall’acciaieria tarantina”. In chiusura di riunione il commissario di Ilva in As, Lupo ha annunciato che a breve verranno chiamati i primi 40 lavoratori ex Ilva che dovranno occuparsi delle operazioni di bonifica.
Negativo anche il giudizio di Alessandro Calabrese, segretario confederale della Ugl di Taranto. “La tutela delle aziende dell’appalto e soprattutto dei lavoratori – scrive in una nota stanpa – era prevista dagli accordi sottoscritti in questi anni, invece continua ad essere svolta una gara al ribasso che spesso ha portato le aziende appaltatrici nel dover convertire la tipologia di contratto nei confronti dei lavoratoti da metalmeccanico a
multiservizi, con una notevole perdita economica. Insomma gli unici a pagare sono sempre e solo i lavoratori”.
Secondo l’Ugl “ad oggi, un’area a caldo non ancora adeguata per quanto previsto dal piano industriale e ambientale, non permette in alcun modo di tutelare la città di Taranto. Sotto l’aspetto occupazionale, anche a causa del Covid-19. Non dobbiamo dimenticare che l’azienda aveva già avviato precedentemente la cassa integrazione per circa 1300 dipendenti oltre quelli in CIGS che sembrano essere stati abbandonati al loro destino”.