Precariopoli
Taranto, i 2500 dell’appalto Ilva: noi, “vittime” del massimo ribasso
Si aggrava la condizione dei lavoratori dell’appalto Ilva. Si tratta di oltre 2500 addetti per i quali, al momento, non c’è alcuna garanzia. A denunciare per l’ennesima volta una criticità troppo spesso sottovalutata sono i sindacati di categoria aderenti a Cgil, Cisl, Uil dei settori ristorazione collettiva, pulizie civili e industriali, somministrati che hanno proclamato lo stato di agitazione delle maestranze a partire dal 5 marzo 2018.
L’annuncio è contenuto in una lettera inviata ai commissari di Ilva in amministrazione straordinaria, a AmInvestco Italy, al ministro e al viceministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e Teresa Bellanova (uscenti, ovviamente), alla Prefettura di Taranto e alle segreterie nazionali di categoria. “Oggi pur avendo più volte invitato tutti i soggetti interessati alla vicenda Ilva – scrivono i sindacati – continuiamo a riscontrare l’assenza e il totale disinteressamento, l’apatia al riconoscimento e al diritto di essere rappresentati al tavolo Istituzionale dei lavoratori e delle lavoratrici della ristorazione collettiva, delle pulizie civili e industriali e dei somministrati i dell’indotto Ilva di Taranto. Oltre 2500 addetti abbandonati a quelle che saranno le future logiche del mercato, dei cambi appalto o assegnazioni di commesse al massimo ribasso, che nelle migliori delle ipotesi comporteranno forti riduzioni orarie e reddituali o come si prospetta la fuoriuscita dal mercato del lavoro Ilva”.
“Chi non ascolta le nostre voci – prosegue la lettera – forse non è neanche al corrente che i cantieri oggi sono meno sicuri di prima; le retribuzioni vengono erogate a singhiozzo a mera discrezione delle aziende che rivendicano mancati pagamenti delle commesse; la maggior parte dei diritti dei lavoratori, frutto di decenni di conquiste, vengono messi in discussione da aziende con l’avallo di chi ritiene di decidere le sorti dell’azienda”. Da qui la decisione di proclamare lo stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori.