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Taranto, “dimissionati” 130 lavoratori

Pubblicato | da Redazione

Fatta la legge, trovato l’inganno. Il sistema economico e produttivo italiano e, soprattutto, quello di Taranto sembra essersi già adeguato alle nuove norme in materia di mercato del lavoro. E così, anche le dimissioni telematiche (introdotte il 12 marzo 2016) sembrano essere diventate strumento di ricatto nei confronti dei lavoratori.

La denuncia arriva dalla Filctem Cgil di Taranto, la categoria dei lavoratori dei settori tessile e chimico secondo cui nella provincia ionica ci sarebbero state oltre centotrenta dimissioni in poco meno di venti giorni.  “Assistiamo – spiega il sindacato – non più al fenomeno dimissioni in bianco, ma attraverso procedure telematiche”. La spiegazione della Filctem è che questo metodo, introdotto per legge, è più conveniente per le imprese, perchè “le dimissioni impediscono, tra l’altro, l’accesso agli ammortizzatori sociali, come mobilità o cassa integrazione e, qualora fossero fasulle, rafforzano il legame tra il lavoratore e l’impresa, attraverso un subdolo gioco di promesse“.

Non tutti i mali vengono per nuocere, però. “Proprio la natura tecnologica dello strumento con il quale i lavoratori sono obbligati a comunicare di voler cessare il rapporto di lavoro – aggiunge la Filctem – permette di avere un quadro più preciso sulla situazione del tessuto economico e produttivo della provincia di Taranto, in cui sono coinvolte non solo le aziende tessile e chimiche, ma tutto l’apparato produttivo, in cui il lavoro è ormai divenuto quasi esclusivamente stagionale. Da tempo raccogliamo le testimonianze di quanto sta accadendo nel nostro territorio e oggi più che mai chiediamo alle autorità di vigilare”.