Precariopoli
Sfruttati e segregati, l’altra faccia dell’agricoltura pugliese
L’agricoltura dalle due facce. Quella patinata delle produzioni di qualità e quella dei caporali. Mondi solo apparentemente distanti, spesso contigui, quando non sovrapponibili. Un volto oscuro, eppure ben noto, forse per questo tenuto nascosto. Fantasmi, schiavi, invisibili, chiamateli come volete. La storia è vecchia e si chiama sfruttamento.
Lavoravano fino a 16 ore al giorno nei campi della zona occidentale della provincia di Taranto. La sera il caporale li riportava in un casolare in aperta campagna, vicino ad un porcile, senza acqua corrente, nè servizi igienici. Trascorrevano la notte nella puzza immonda, in compagnia dei topi. Non potevano abbandonare l’edificio. Segregati. Il caporale pensava a tutto: medicine, sigarette, alimenti. Anche i documenti personali erano nelle sue mani.
Il 7 febbraio in cinque hanno detto basta. Hanno protestato con il loro “datore di lavoro”. Sono stati cacciati senza nemmeno essere pagati. Scrivono su un motore di ricerca “sfruttamento nei campi” e “caporalato” ed arrivano alla Cgil. Questa mattina la conferenza stampa del sindacato di categoria Flai che ha denunciato l’episodio ai carabinieri e all’ispettorato del lavoro. “Sono arrivati da noi – spiega Assunta Urselli, segretario della Flai – li abbiamo ristorati ed abbiamo chiesto l’intervento delle istituzioni locali”.
Il sindaco di Taranto raccoglie l’appello. “Riesce inizialmente – aggiunge Paolo Peluso, segretario generale della Cgil ionica – a far accogliere questi uomini e queste donne all’interno di una struttura di assistenza che si occupa di povertà e emarginazione. Ora ci occupiamo direttamente noi di queste persone: sono in un luogo protetto e sicuro”. Ma questo non è l’unico episodio, purtroppo. Il segretario generale della Flai, Antonio Gagliardi riferisce il caso di una donna che “viene accompagnata in banca a cambiare un assegno a lei intestato di 1670 euro e costretta poi a restituirlo integralmente al caporale. La stessa donna a gennaio era svenuta in aperta campagna e per quattro ore è rimasta per terra senza soccorso”. Incidenti di percorso in un mercato, quello delle esportazioni agroalimentari, che vale 632 milioni di euro e che continua a crescere.
“Fatti gravissimi – dice Pino Gesmundo, segretario generale della Cgil Puglia – e dimostrano che c’è bisogno di un atteggiamento diverso, più collaborativo da parte di tutti. Istituzioni, enti di controllo, rappresentanze del mondo del lavoro, ma anche associazioni datoriali che tendono a sminuire la gravità e la diffusione dei fenomeni di sfruttamento. Abbiamo bisogno di un tavolo permanente che monitori l’applicazione della Legge 199 ma non solo, che crei vincoli e maggiore controllo attorno ad un fenomeno che oggi denunciamo a Taranto ma che riguarda tutta la Puglia“.