Precariopoli
Porto di Taranto, la proposta dei sindacati al Governo per uscire dalla crisi
Un bacino di crisi per i lavoratori delle aree portuali del Mezzogiorno. Questa la proposta che i sindacati di Taranto porteranno al tavolo di confronto con il Governo. Alle 14.30, nella sala Verde di Palazzo Chigi, Cgil, Cisl, Uil, le rispettive federazioni dei trasporti e l’Autorità portuale incontreranno il sottosegretario alla presidenza del consiglio Claudio De Vincenti.
All’ordine del giorno il futuro del porto di Taranto con particolare attenzione al rilancio dell’attività del molo polisettoriale e alla ricollocazione dei 530 lavoratori dell’ex Taranto container terminal che dal 12 settembre saranno, ufficialmente, disoccupati. La proposta dei sindacati parte proprio dalla necessità di garantire a queste maestranze “un periodo di copertura salariale sufficientemente lungo per assicurare il totale riassorbimento. La capacità di ricollocazione al lavoro, si comprende, sarà graduale e progressiva e seguirà il percorso di sviluppo dell’intera area portuale”. Da qui la proposta che sarà sottoposta al Governo di “far ricorso, ad una forma di ammortizzatore sociale esclusiva per i lavoratori che ricadono in tale ambito dei porti transhipment”.
Un’esigenza che non riguarda solo Taranto ma che abbraccia anche realtà portuali dell’Italia meridionale per cui viene ipotizzata la costituzione “del bacino di crisi delle aree portuali del Mezzogiorno che si presentano come omogenee sia per le vocazioni economico e commerciali, che per le condizioni di estrema precarietà del lavoro e dei lavoratori”.
Carmelo Sasso, segretario generale della UilTrasporti spiega il senso del ragionamento. “I porti hub di transhipment di Gioia Tauro, Taranto e Cagliari, sono nati negli anni ’90 per sopperire al gap infrastrutturale ed operativo dei maggiori porti italiani del Nord: Genova, La Spezia, Livorno, Ravenna, venezia, Trieste. Gli scali meridionali, affidati in concessione ai più importanti operatori internazionali (Maersk, Msc, Evergreen), hanno consentito a questi stessi operatori di disporre di enormi piattaforme al centro del Mediterraneo da cui smistare le merci verso le destinazioni finali. In questo modo non solo hanno ridotto i costi, hanno bypassato le carenze infrastrutturali del nostro sistema portuale e, soprattutto, nei primi 10 anni di attività, hanno realizzato enormi utili nei servizi oceanici. A mutare gradualmente il quadro è intervenuta la crisi internazionale fronteggiata grazie a sgravi sulle tasse di ancoraggio (parliamo di milioni di euro all’anno per armatori di questo livello), agli ammortizzatori sociali e alla flessibilità del lavoro. Ora, però, il fondo del barile è stato raschiato. Alcuni operatori sono già fuggiti verso porti più convenienti (vedi Evergreen da Taranto), altri minacciano di farlo. E’ evidente ed urgente assumere in questi territori misure straordinarie di sostegno ai lavoratori per accompagnare e gestire l’inevitabile processo di riconversione”.
Il piano ipotizzato da Cgil, Cisl, Uil e Filt, Fit e UilTrasporti è articolato su diversi punti: accelerazione delle procedure di aggiudicazione delle aree portuali e retro-portuali; formazione e/o riqualificazione delle maestranze seguendo una scansione da concordare con i nuovi concessionari del Terminal al fine di dotare i lavoratori delle competenze necessarie. Nel caso specifico della Tct il patrimonio professionale è costituito da 140 gruisti polifunzionali; 70 tecnici di manutenzione dei mezzi operativi di banchina e di piazzale; 100 conduttori polifunzionali dei mezzi complessi di sollevamento e traino; 80 operatori rizzatori altamente professionalizzati nel lavoro a bordo della nave e nelle operazioni connesse alla logistica; 60 impiegati di staff per la gestione del personale, finanziaria, legale, marketing, safety e security; 80 impiegati tecnici di direzione operative e risorse.
“L’accordo dell’11 settembre scorso – scrivono i sindacati in un documento unitario – pur prevedendo espressamente la fase della formazione, se pur sollecitata non ha mai visto attivata alcuna misura a riguardo. Cgil, Cisl, Uil, unitamente alle rispettive Federazioni dei trasporti, confermano la piena disponibilità a partecipare ad ogni iniziativa reputata necessaria ad individuare ogni soluzione utile alla crisi occupazionale al Porto di Taranto”.