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Ecco l’Ilva di Mittal: 10 milioni di tonnellate a Taranto e un mld per l’ambiente

Pubblicato | da Redazione

Si è concluso il primo incontro tra ArcerlorMittal (AM investoCo) rappresentata da Geert Van Poelvoorde Ceo ArcelorMittal Europa per i prodotti piani e i segretari generali e le delegazioni di Fim, Fiom, Uilm alla presenza del vice ministro Teresa Bellanova. Il Ceo ha presentato il Gruppo Arcelor Mittal, il gruppo siderurgico è primo al mondo nella
siderurgia con 95,5 milioni di tonnellate di acciaio prodotto, 200.000 dipendenti ed è presente in oltre 60 paesi. In Italia il gruppo è già presente con diversi siti e occupa 1200 lavoratori a cui si aggiunge ora lo stabilimento di Taranto, molto importante per Mittal perché l’unico stabilimento primario in Italia e il più grande d’Europa.

Secondo quanto riferisce il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, “Poelvoorde ha ribadito come la priorità del Gruppo sia la produzione rispettando i criteri di  salute e sicurezza e di tutela ambientale secondo le best practice europee, per questo sarà inviato un team all’Ilva di Taranto per lavorare da subito insieme al management locale, alla riduzione degli incidenti e degli infortuni, ed implementare gli impianti di produzione con le migliori tecnologie, già utilizzate da altri
stabilimenti del gruppo, per la riduzione delle emissioni”.

Il Gruppo ha dodici centri di ricerca e sviluppo nel mondo, di cui cinque in Europa a cui si aggiungerà, come previsto nel piano industriale, quello di Taranto che verrà inserito nella rete di ricerca mondiale del Gruppo. Sarà creato a Taranto un gruppo di assistenza al cliente, oggi non presente e che prevederà in alcune fasi, la presenza stessa nello stabilimento del cliente. Per quanto riguarda la produzione, l’Italia per Mittal rappresenta il secondo mercato in Europa per l’acciaio, con la previsione di ottimizzare la rete commerciale presente anche guardando alla fornitura di prodotti per l’edilizia. Secondo quanto riferisce ancora Bentivogli sarebbe previsto il rientro della fornitura di acciaio per Fca all’Ilva, attualmente rifornita dai siti AM tedeschi.

A regime lo stabilimento di Taranto sfornerà il 25% delle produzioni di acciaio europeo, con oltre 10 milioni di tonnellate di acciaio. Il Piano industriale per la “nuova Ilva”, è stato suddiviso in due fasi legate al limite del vincolo di 6 milioni di tonnellate fino al 2023 che verrà sostenuto per l’uso degli impianti dall’utilizzo di acciaio grezzo. Realizzato il piano di ambientalizzazione, con la riattivazione di Afo 5 le tonnellate di acciaio prodotte arriveranno a 8 a cui saranno aggiunti 2 milioni di bramme importate. Il Gruppo conta di investire 4 mld di euro, di cui 1.25 mld (2018-2024) per il piano industriale, 1.15 mld (2018-2023) per il piano ambientale e 2.4 per investimenti complessivi (2018-2024). Nel dettaglio per quanto riguarda il piano di ambientalizzazione 265 ml per la copertura dei parchi, 111 per i nastri trasportatori, 17ml per impianto di agglomerazione cokeria e altiforni. Previsti anche investimenti  per l’automazione di processo per la produzione di prodotti da acciaio grezzo.

“Dopo questo primo incontro – commenta il segretario generale della Fim Cisl – è ora fondamentale costruire un calendario di confronto utile ad essere efficace suddividendo la trattativa in ogni singolo aspetto dal piano industriale a quello
ambientale. Il piano presentato oggi ha una visibilità fino al 2023, su alcuni aspetti ci interessa però capire come si arriva a quella data, positiva la notizia su ricerca e sviluppo come quella che si lavora su nuovi materiali e produzioni avanzate, questo è fondamentale per rendere il gruppo competitivo. Vorremo però avere maggiori dettagli sul come utilizzare la logistica per favorire la complementarità tra i diversi siti italiani ed europei e la destinazione delle produzioni dei
nuovi materiali più innovativi che è un terreno su cui recuperare clienti e su cui si è molto arretrato in questi ultimi anni”.

Secondo il sindacalista è singolare che “Fca riceva acciaio dal Nord della Germania da Arcelor Mittal per le produzioni italiane di auto. Ci sono poi questioni ancora aperte, non è chiaro cosa accade dopo il 2024 al tubificio, attualmente ci lavorano 800 persone, per cui a novembre scade la certificazione e soprattutto è utile comprendere come ci si arriva al 2024. Su Genova non abbiamo avuto poi informazioni rispetto alla produzione banda stagnata. Chiediamo rassicurazioni sull’indotto, su cui è necessario avere maggiori informazioni e per quanto riguarda le bramme e bobine importate
da lavorare all’Ilva ci sarà necessità di ulteriori interventi infrastrutturali. Molto del lavoro che faremo insieme dipenderà dal metodo di confronto per superare alcuni aspetti generici ed entrare negli aspetti più specifici in modo efficace. Per noi l’accordo con i commissari è il punto di partenza di un confronto che dovrà risolvere e chiarire numerosi nodi su rilancio, ambiente e occupazione interna e esterna di tutto il Gruppo. E’ stato definito un calendario di incontri che partirà dal mese di settembre”.