Precariopoli
Araba Fenice, il commento dei sindacati
Ilva, Centrale Enel di Brindisi e Cementir sono al centro dell’inchiesta Araba Fenice.
La Guardia di finanza e la Direzione distrettuale antimafia di Lecce stanno indagando su presunti profitti illeciti ricavati dalla compravendita di loppa successivamente utilizzata per la produzione di cemento. Un’indagine che riguarda i vertici delle tre aziende (tutti assolti – ottobre 2022) ma per la quale il prezzo più alto da pagare rischia di ricadere sui lavoratori.
Questo il senso dell’allarme lanciato da Giovanni D’Arcangelo, segretario confederale della Cgil di Taranto con particolare riferimento ai 72 lavoratori della Cementir di Taranto che “dopo il rischio di licenziamento un anno fa, tra tre mesi vedranno scadere la loro cassa integrazione andando incontro ad un periodo nebuloso, anche in virtù dell’ultima tegola giudiziaria abbattutasi sui vertici del cementificio tarantino. Vogliamo che la Magistratura vada a fondo e accerti la verità sulle modalità in cui si è fatto profitto, ma allo stesso tempo chiediamo alle istituzioni nazionali e locali di adoperarsi anche per la tutela del lavoro di chi ha di fronte un futuro nebuloso”.
Sull’argomento interviene anche Francesco Bardinella, segretario generale della Fillea Cgil. “In questi anni – ricorda – quei lavoratori hanno consentito che si ridiscutesse dell’Aia Cementir, della gestione delle cave all’interno di quell’area industriale e dei silos ora finiti sotto la lente di ingrandimento della magistratura e sono loro quelli a cui per primi dobbiamo pensare quando si sta per ridiscutere del futuro di quell’impianto che ora si appresta a passare nelle mani di Italcementi”.
Secondo Bardinella “la facoltà d’uso degli impianti sequestrati va resa una occasione per garantire ulteriormente questi lavoratori che da sempre rappresentano una vertenza simbolo per il territorio. E non esiste bonifica vera senza il ripristino di garanzie anche per chi in questi anni è stato strumento di profitto nelle mani di queste aziende. Oggi quei lavoratori vanno risarciti con attenzioni adeguate e strumenti reali. Non ci accontenteremo di qualche pannicello caldo che prolunghi l’agonia. Si tratta di protrarre la cassa integrazione per altri dodici mesi, cosa peraltro prevista dalle normative del Decreto per il Mezzogiorno ma si tratta anche di individuare una risoluzione più a lungo termine che tenga conto di un futuro possibile che guardi proprio alla sicurezza di quella fabbrica e dei suoi lavoratori”.