Skip to main content

Ilva, trattativa in alto mare. 4mila esuberi e nuovi contratti, il Governo sapeva tutto

Pubblicato | da Redazione

Non registra passi in avanti la trattativa sull’acquisizione del Gruppo Ilva. Nuovo passaggio a vuoto tra sindacati e Arcelor Mittal con la mediazione del Ministero dello Sviluppo Economico (rappresentato dal viceministro Teresa Bellanova). Gli acquirenti hanno confermato quanto detto sin dall’inizio, ben noto a tutti, a partire dal Governo: saranno riassunte solo 10mila unità lavorative per le quali saranno azzerati contratti e diritti acquisiti. Resta da affrontare e risolvere, quindi, non solo la gestione di oltre 4mila esuberi, concentrati prevalentemente nello stabilimento siderurgico di Taranto, ma anche le condizioni delle nuove assunzioni. A questo si aggiungono i problemi di natura ambientale e le ricadute sulla salute di operai e cittadini, causati dal ciclo produttivo dell’acciaio. Migliaia di disoccupati, problemi sanitari, territorio devastato, imprese dell’appalto non pagate o liquidate con forti ritardi. E’ questa la pesante eredità dell’acciaio a Taranto. Cui prodest?

Di seguito pubblichiamo le reazioni ed i commenti dei sindacati sull’esito della riunione svoltasi a Roma.
Fiom Cgil – “Si è tenuto presso la sede del Ministero dello Sviluppo Economico l’incontro con la
Direzione Arcelor Mittal alla presenza del Vice Ministro Teresa Bellanova per il proseguo della
trattativa riguardante l’acquisizione del gruppo Ilva. L’incontro non ha di fatto registrato alcun
passo in avanti per quanto riguarda gli aspetti centrali del negoziato. Come Fiom abbiamo ribadito i principali punti necessari per giungere ad un possibile accordo: il mantenimento di tutti i livelli occupazionali, sia per i dipendenti Ilva che per gli occupati nel sistema degli appalti, considerando i tempi di avvio degli impianti, e la salvaguardia dei diritti normativi ed economici, garantendo la continuità del rapporto di lavoro dei lavoratori Ilva, come punti principali del negoziato. Arcelor Mittal ha ribadito la sua disponibilità a sottoscrivere un accordo in linea con il contratto sottoscritto nei mesi scorsi con il Governo che prevede sostanzialmente 10.000 occupati medi e la discontinuità dei rapporti di lavoro oltre alla revisione di buona parte degli accordi di secondo livello sottoscritti negli stabilimenti Ilva.

Per la prima volta è stato esplicitato il fatto che il Governo e Arcelor Mittal hanno sottoscritto un contratto di affitto di azienda che specifica le condizioni di acquisto e nello specifico il contratto prevede
10.000 assunzioni e la discontinuità del rapporto di lavoro. Il contratto che come Fiom abbiamo
richiesto fin dall’inizio di questo negoziato ma che il governo non ha mai voluto consegnare
adducendo problemi legati al tema della riservatezza degli impegni assunti dalle parti. Tale contratto, di fatto, non consente nei fatti passi in avanti per quanto riguarda la trattativa ma che la rende ostaggio di condizioni predefinite dal governo a da Arcelor Mittal i quali ora chiedono al sindacato un atto di ratifica di quei contenuti. Come Fiom ci ripresenteremo al prossimo incontro convocato sempre presso il Mise per il giorno 11 aprile prossimo confermando di fatto le posizioni espresse oggi in modo unitario. Senza una modifica del contratto firmato dal Governo non ci sono le condizioni per poter raggiungere un accordo”.

Usb – “Dopo la melina di questi mesi il tavolo sulla cessione del gruppo Ilva ha visto oggi il tentativo di accelerazione da parte del governo e della multinazionale. Convocati come organizzazioni sindacali in seduta ristretta prima con il governo e successivamente con i vertici di Arcelor Mittal abbiamo potuto constatare che non vi è condizione alcuna per giungere ad un accordo. In primo luogo Arcelor Mittal dichiara di voler rispettare gli impegni assunti al momento della gara per l’acquisizione di Ilva, concordati cioè sotto la regia del governo”, dichiara Sergio Bellavita, Usb nazionale.

Secondo l’organizzazione sindacale Ciò significa che la piena garanzia occupazionale dovrebbe riguardare solo 10.000 lavoratori sugli attuali 14.000 e comunque solo sino al 2023, data oltre la quale gli organici potrebbero persino scendere a 8.500. “il colosso dell’acciaio inoltre pretende di rivedere, in peggio ovviamente, le attuali condizioni economiche e normative dei lavoratori Ilva – va avanti Francesco Rizzo, coordinatore provinciale USB Taranto – al momento nessuna garanzia sul mantenimento dei diritti di legge in capo ai singoli lavoratori è stata espressa con chiarezza”. Usb sottolinea che La responsabilità del governo è gravissima: ha messo in vendita ilva, la più grande acciaieria d’europa, a prezzo di realizzo senza pretendere in alcun modo la garanzia occupazionale e la continuità dei diritti per tutti i lavoratori. “Per queste ragioni è necessario che sia il governo stesso a dichiarare superate le condizioni di cessione pattuite con Arcelor Mittal allo scopo di consentire quindi un vero negoziato. Al sindacato si chiede oggi di sottoscrivere condizioni inaccettabili, frutto del patto di vendita tra governo e Arcelormittal. Se non si superano tali umilianti condizioni non sarà in alcun modo possibile sottoscrivere un accordo”, prosegue Bellavita.

Arcelor Mittal è certamente un’impresa all’avanguardia sui prodotti e sui processi. Tuttavia il gruppo Ilva, lungi dall’essere decotto, continua a essere fortemente appetibile sul mercato. “L’accordo non va fatto ad ogni costo. Arcelormittal non è l’unica impresa interessata ad acquisire Ilva. Senza una disponibilità reale ad assumere tutti i lavoratori mantenendo loro i diritti acquisiti il prossimo incontro dell’11 aprile è destinato a sancire la fine del tavolo di confronto. Come USB, in sostanziale linea con le dichiarazioni di Fiom e Uilm, abbiamo dichiarato la più totale indisponibilità ad un’intesa che non garantisca occupazione, diritti e salario per tutti i 14.000 dipendenti – conclude Rizzo -. In questo drammatico quadro continuamo a denunciare la pesante situazione dei lavoratori degli appalti con decine di aziende che a causa dei continui ritardi nei pagamenti delle fatture scadute sono oramai ad un passo dal baratro. Sul piano ambientale abbiamo ribadito la necessità di introdurre il rischio sanitario e di accelerare le opere previste”.

Fim Cisl – “Si è  concluso l’ennesimo round presso il Ministero dello Sviluppo Economico sulla difficile trattativa per il Gruppo Ilva tra le organizzazioni sindacali ed i vertici di AmInvestco alla presenza del Governo. Resta sul tavolo ancora il nodo dell’occupazione, come Fim Cisl abbiamo ribadito che nessun lavoratore, deve essere lasciato indietro e deve essere garantita la tenuta dei livelli occupazionali per tutti i siti del Gruppo. La proposta di AmInvestCo relativa al contratto di vendita stipulato con il governo prevede infatti una base di 10.000 occupati. Il nostro obiettivo è trovare una sintesi che possa garantire la continuità lavorativa a tutti i 14.000 dipendenti del Gruppo utilizzando tutti gli strumenti disponibili.

Oggi è stato importante perché dopo lo stallo del mese passato si è cominciato ad entrare nel merito della trattativa, anche se le posizioni sono ancora distanti. Bisognerà continuare a lavorare insieme e in maniera serrata per la ricerca di una possibile intesa che porti risposte ai tanti lavoratori degli impianti fermi ormai da troppo tempo e alla città che aspetta le opere di messa in sicurezza e ambientalizzazione del sito. Il tempo in questa vertenza resta una variabile non trascurabile e che non gioca a nostro favore, bisogna fare presto e bene. Il prossimo incontro è previsto per giorno 11 aprile presso il Mise”.