Precariopoli
Ilva, Emiliano al corteo degli operai. Sindacati: no alle bandiere di Confindustria
La vicenda Ilva è stata al centro dell’incontro tra sindacati dei metalmeccanici e Regione Puglia, cui hanno preso parte il presidente Michele Emiliano, l’assessore al Lavoro Sebastiano Leo e il consigliere regionale Mino Borracino. Il Governatore ha accolto l’invito di Cgil, Cisl e Uil e parteciperà alla manifestazione prevista in concomitanza con la scadenza del termine per la presentazione delle manifestazione di interesse per l’acquisto del Gruppo siderurgico (10 febbraio 2016). “Il sindacato – ha commentato al termine dell’incontro Emiliano – nel suo complesso ha posto questioni estremamente importanti sul destino della fabbrica e della comunità tarantina, si è fatto carico di questioni come la compatibilità tra la prosecuzione delle attività, il mantenimento dei livelli occupazionali e la salute dei cittadini”.
Emiliano insiste sul preridotto -Il governatore ha ribadito che la Regione Puglia “ha fatto una proposta, ma la abbiamo fatta senza la pretesa che venga accolta, né dal sindacato, né dal governo. Portiamo un contributo alla discussione: prendendo le pubblicazioni in materia di preridotto e di utilizzo dei forni elettrici a gas e lanciando l’idea che i livelli delle emissioni possano essere fortemente ridotti con l’utilizzo del gas al posto del carbone – e con l’utilizzo del preridotto di ferro. Non abbiamo tuttavia la pretesa di imporre questa visione.
Vogliamo solo studiare, insieme all’azienda , al Governo e al Sindacato quale sia l’impatto in una eventualità di questo tipo e poi proseguire uniti. Perché questo è l’elemento fondamentale: Taranto ha perso forza quando si è divisa. Adesso lentamente stiamo riprendendo consapevolezza che quando tutta la comunità è unita, e la Regione vuole ovviamente rappresentare questa unità, è più facile arrivare alla soluzione di un problema estremamente difficile”.
Ammortizzatori sociali – L’incontro era stato richiesto per affrontare la questione dell’integrazione salariale sui contratti di solidarietà in essere nello stabilimento. L’assessore Leo ha assicurato il suo interessamento presso il Ministero del Lavoro al fine di garantire che il noto emendamento, già approvato in Commissione, che integra del 10% i contratti di solidarietà sia valido anche per i lavoratori di Taranto. “È un fatto straordinario che segna l’inizio di un percorso volto ad individuare nella Regione Puglia un partner con cui affrontare e risolvere le questioni ancora aperte che riguardano centinaia, se non migliaia di lavoratori – ha concluso l’assessore – Inoltre, già lunedì 15 febbraio il tavolo tecnico, composto da funzionari e dirigenti regionali con delegati e segretari sindacali, si insedia per tracciare un percorso condiviso su ammortizzatori, politiche attive e formazione”.
No a striscioni e bandiere di Confindustria – A manifestare saranno non solo i dipendenti diretti dell’Ilva ma anche i lavoratori delle imprese per chiedere chiedere «chiarezza» e «certezza» sulla cessione dell’azienda. Con lo sciopero di quattro ore e la manifestazione “intendiamo rendere noto al prefetto di Taranto – affermano Fim, Fiom, Uilm – la grave situazione di preoccupazione in cui versano i lavoratori dell’Ilva e del suo indotto/appalto. Il bando di vendita non rende certezza sul futuro dello stabilimento e della città in generale. I lavoratori chiedono risposte certe sulla strategicità dello stabilimento Ilva di Taranto e della città. Intendiamo ricevere garanzie sull’ambientalizzazione sia del sito produttivo con la realizzazione delle opere previste nell’Autorizzazione Integrata Ambientale, che dell’intero territorio a cui mancano di fatto le dovute opere di bonifica. Intendiamo rimarcare l’importanza della tutela di ogni singolo posto di lavoro sia dei dipendenti diretti Ilva che di quelli impiegati nelle ditte di appalto e indotto della stessa azienda. In merito alla dichiarata adesione di Confindustria diciamo che, se qualsiasi imprenditore vorrà prendere parte all’iniziativa potrà liberamente farlo: in qualità di cittadino sarà accolto benevolmente. Al contrario non consentiremo la presenza di alcun logo e striscioni di qualsiasi associazione datoriale”.
L’adesione degli industriali – Proprio Confindustria nei giorni scorsi ha espresso con un documento ufficiale l’adesione alla manifestazione dei sindacati. “L’imminente cessione dell’Ilva – si legge nella nota – e le garanzie sul prosieguo dei processi di risanamento ambientale e sul mantenimento e la continuità produttiva ed occupazionale della fabbrica: sono aspetti che Confindustria Taranto considera fondamentali per garantire reali prospettive di futuro alla grande fabbrica e sui quali non ci si può permettere di abbassare la guardia, pena un inevitabile e progressivo smantellamento di una delle più importanti realtà produttive del Paese ed effetti, a catena, a dir poco devastanti. E’ per questo che Confindustria sostiene fortemente le ragioni della protesta organizzata da Fim Fiom e Uilm. Per questa ragione, parteciperà con una propria delegazione alla manifestazione. Si tratta, a parere di Confindustria, di un forte e importante segnale di partecipazione in un momento in cui si cominciano a delineare i futuri assetti del complesso siderurgico sui quali reggeranno scelte che diverranno man mano definitive”.
Il coordinamento delle città siderurgiche, tramite il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, ha diffuso, invece, un documento all’Unione europea sui temi della siderurgia, in vista della marcia del prossimo 15 febbraio a Bruxelles. “E’ forte la preoccupazione di noi sindaci, componenti il coordinamento delle città sedi di importanti insediamenti siderurgici, di fronte all’avanzata dei produttori di acciaio dell’Oriente che stanno minando le basi dell’industria siderurgica l’europea. Il settore dell’acciaio, già in crisi, è ora aggravato da un dumping cinese che ha fatto registrare un crollo dei prezzi del 40%. L’industria siderurgica è sfidata da una sovracapacità a livello mondiale e dalla forza delle importazioni e necessita ora, più che mai, di risposte tempestive e di misure urgenti per migliorare la competitività nel lungo periodo. Per questo chiediamo alla Commissione Europea di intervenire a difesa di questo importante settore strategico che non può rischiare di vedere che l’avanzata cinese, con pratiche non in linea con le direttive che le nostre industrie osservano, conquisti il mercato a svantaggio dei competitors europei.
Noi sindaci, dunque, ci uniamo alla marcia del prossimo 15 febbraio a Bruxelles per rappresentare la necessità di un intervento forte da parte dell’UE in favore di un settore strategico dell’economia nazionale e, quindi, europea. L’importazione dell’acciaio dovrebbe passare dall’adozione di misure urgenti per impedire che la concorrenza internazionale, intensificata dalla sovracapacità a livello industriale, possa inflazionare l’industria siderurgia italiana e, quindi, europea. E in questo contesto di scontro quasi frontale con i produttori di acciaio cinesi che nel nostro Paese e in Europa si discute sulle migliori garanzie per un futuro sostenibile della produzione siderurgica del gruppo ILVA, per sostenere il risanamento ambientale nel sito di produzione più grande del continente, al quale sono strettamente collegate le attività produttive di altri importanti siti italiani. È una partita importante nel momento in cui i commissari straordinari stanno per valutare le manifestazioni d’interesse per la cessione del Gruppo ILVA e dello stabilimento di Taranto.
I potenziali acquirenti del gruppo ILVA, non solo sono chiamati ad affrontare un importante investimento economico che deve poter assicurare il risanamento ambientale e il mantenimento degli attuali livelli occupazionali in una prospettiva futura di continuità produttiva siderurgica, ma devono altresì confrontarsi anche con un mercato insidiato dalla concorrenza dell’acciaio prodotto in Cina, con ciò pregiudicando l’interesse all’investimento. Come coordinamento di città siderurgiche avvertiamo, dunque, l’esigenza dell’intervento dell’ UE per finanziare ed attuare un piano strategico per rilanciare l’industria siderurgia, per mitigare gli effetti della crisi e costruire una sana e corretta geometria competitiva di questo settore economico e produttivo. È un passo importante, quello del rilancio del piano europeo dell’acciaio, per la definizione di una governance del settore siderurgico che si trova oggi a fare i conti con l’aumento dei costi dei fattori produttivi, con la caduta della domanda interna e con la strutturazione di un sistema ecocompatibile contro una produzione di altre aree del mondo in cui non si applicano le regole e le norme industriali ed ambientali, vigenti in l’Europa”.