Precariopoli
Ilva, a Taranto in cigs anche operai “liberi e pensanti” e ambientalisti
Comincia un’altra era per l’Ilva. L’ennesima dopo le partecipazioni statali, i Riva, la gestione commissariale. Dall’1 novembre AmInvestCo, controllata da Arcelor Mittal, si insedierà formalmente alla guida del maggiore gruppo siderurgico italiano, passato sotto la gestione franco-indiana. Ieri, però, è stato il giorno del portale “MyIlva”. Scopri il tuo futuro con un click, verrebbe da ironizzare. Operai col fiato sospeso fino a ieri pomeriggio, quando hanno potuto collegarsi per sapere chi aveva ricevuto la proposta di assunzione con la nuova proprietà e chi no. Brividi e sito subito in tilt, per fortuna tornato a funzionare poco dopo.
Confermate le cifre dell’accordo: a Taranto 8.200 passeranno sotto le insegne di Mittal, 2500 resteranno in Ilva amministrazione straordinaria. Di questi però, 4/500 hanno già accettato l’esodo incentivato (77mila euro netti, più Tfr e altre indennità). Chi ha tirato un sospiro di sollievo e chi ha ricevuto la raccomandata dal contenuto fin troppo eloquente fin dall’oggetto: cigs. Gli operai in cassa, spiega l’azienda già dal 31 ottobre 2018 dovranno astenersi “dall’accedere in stabilimento per svolgere attività lavorative”. Per circa 2000 operai, quindi, oggi sarà l’ultimo giorno di lavoro in fabbrica. Come previsto dall’intesa del 6 settembre scorso, la cassa integrazione è stata estesa fino al 2023. Ma in molti, sindacati compresi, pensano che si andrà oltre in parallelo con il mantenimento del regime di amministrazione straordinaria.
Tra gli operai non assunti, sentimenti contrastanti. In cassa integrazione, tra gli altri, due leader storici delle lotte in fabbrica e fuori dagli impianti, fondatori del Movimento cittadini e lavoratori liberi e pensanti: Massimo Battista e Cataldo Ranieri. “Dopo 21 anni di licenziamenti, allontanamenti e contestazioni disciplinari a non finire – scrive Battista sulla sua bacheca Facebook – ci siete riusciti a farmi fuori, la squadra da battere questa volta era forte: Azienda, sindacati e Governo del Cambiamento. Purtroppo quando ti metti contro il sistema questi sono i risultati. Ma non finisce qui”.
Di tenore simile le parole utilizzate da Ranieri sempre sul popolare social network. Eccone alcuni stralci. “Lettera ricevuta dopo 21 anni di Ilva, nessun trauma, me lo aspettavo. Da tempo, comunque, non mi sentivo più un dipendente Ilva, già deciso a licenziarmi. Per questo non sono nè meravigliato, nè dispiaciuto”. Ranieri guarda al futuro e annuncia: “Non rimango in AS, accetterò l’incentivo all’esodo che sicuramente non basterà per pagare mutuo e debiti accumulati in anni di cassa integrazione, ma potrò essere libero di costruirmi quell’alternativa che le istituzioni italiane non sono in grado di garantire”. Infine un pensiero a chi resta in fabbrica. “In bocca al lupo a tutti i fratelli ribelli – conclude – che pagano per aver parlato. Ma un in bocca al lupo ancor più grande lo voglio fare a tutti i miei ex colleghi che rimarranno con Mittal per sfamare la propria famiglia, rappresentati da Fim, Fiom, Uilm. Sono certo che ne avranno più bisogno. Libero e Pensante”.
In cassa integrazione anche altri componenti dei “Liberi e pensanti” e operai vicini a movimenti ambientalisti come Vincenzo De Marco, apertamente schierati per la chiusura del centro siderurgico di Taranto. Una situazione che nei prossimi giorni potrebbe aprire un nuovo fronte di polemiche in aggiunta ai dubbi sui criteri sollevati anche da Fim, Fiom, Uilm, Usb. “Voglio capire fino in fondo cosa è successo – spiega Massimo Battista, al telefono con la Ringhiera – nella mia vita e nel mio percorso professionale non mi sono mai arreso, procedo a testa alta. Non entrare più in fabbrica per me non è un problema, ma sono abituato ad andare in fondo alle cose”. Nelle ultime consultazioni comunali Battista è stato eletto consigliere comunale con la lista del Movimento 5 stelle che ha abbandonato dopo la firma dell’accordo del 6 settembre 2018.