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Cementir, doccia fredda per i 72 operai di Taranto

Pubblicato | da Michele Tursi

E’ un’autentica doccia fredda quella abbattutasi sui lavoratori della Cementir di Taranto. L’azienda nei giorni scorsi è finita all’attenzione delle cronache giudiziarie per l’inchiesta Araba Fenice, insieme ai dirigenti di Ilva e Centrale Enel di Brindisi. Qualche settimana fa, inoltre, si era completato il passaggio degli impianti dal Gruppo Caltagirone ai tedeschi di Heidelberg azionisti di maggioranza di Italcementi. Una situazione delicata che rischia ora di assumere connotati molto preoccupanti a Taranto.

La nuova proprietà ha inviato ai sindacati una comunicazione con la quale annuncia l’avvio della procedura di mobilità per i 72 dipendenti dello stabilimento di Taranto per i quali a dicembre 2017 scade la cassa integrazione. Tutto ciò accade dopo che i sindacati di categoria avevano lanciato l’allarme sulla particolare condizione degli impianti ionici e dopo che è stata sollecitata l’apertura di un tavolo nazionale sul caso Cementir. Un primo momento di confronto sulla vertenza è stato già fissato per il prossimo 11 ottobre alla presenza del Ministero dello Sviluppo Economico.

“Avevamo già chiesto la proroga di altri 12 mesi della cassa integrazione – spiega Francesco Bardinella, segretario generale della Fillea Cgil di Taranto – perchè riteniamo che le maestranze dello stabilimento di Taranto rientrino nelle possibilità contemplate nel decreto Mezzogiorno per le aree industriali di crisi complessa. Abbiamo ribadito e sottolineato questa esigenza dopo il sequestro degli impianti a seguito dell’inchiesta Araba Fenice proprio perchè riteniamo che occorra tempo per comprendere la volontà della nuova proprietà e per consentire alla magistratura di effettuare le indagini. Avviare la mobilità in questo frangente non ha senso. Per questo chiediamo subito che Regione Puglia e Governo attivino tutti gli strumenti necessari per prorogare di 12 mesi la cassa integrazione. I lavoratori non possono essere gli unici a pagare”.