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La denuncia: appalto Ilva Taranto, operai senza mense e spogliatoi

Pubblicato | da Michele Tursi

Condizioni di lavoro “estreme” nell’appalto Ilva. Servizi igienici inadeguati, mancanza o carenza di spogliatoi, zone ristoro improvvisate, operai che entrano ed escono dal siderurgico con gli indumenti di lavoro. E’ allarme sicurezza  e igiene sul lavoro nell’appalto della più grande industria siderurgica d’Europa. A denuciarlo sono Mauro Palmatè (segretario provinciale della Filcams Cgil) e Carmelo Sasso (segretario generale della Uiltrasporti) con una lettera inviata all’Ilva, a Confindustria Taranto, alle imprese appaltatrici dell’Ilva, a Cgil, Cisl, Uil e ai sindacati dei metalmeccanici.

“Abbiamo appreso – scrivono i due rappresentanti sindacali – che, nonostante l’Ilva abbia espressamente vietato, in ottemperanza alla prescrizione dell’Asl di Taranto, il trasporto della tuta da lavoro all’esterno dello stabilimento, nei fatti, questa disposizione viene puntualmente disattesa. Questo perché, ad oggi, non risultano ancora assegnate le apposite, e necessarie, aree di pertinenza alle ditte appaltatrici. In sostanza mancano spogliatoi idonei, dotati di docce, armadietti e tutto l’occorrente alle operazioni di vestizione e lavaggio dei lavoratori. In aggiunta, è pressochè assente, un adeguato servizio di controllo alle portinerie che consenta il rispetto di tale prescrizione”.

Filcams Cgil e UilTrasporti denunciano condizioni estreme. “Alcune società appaltatrici ad oggi sono costrette a far entrare, ma soprattutto a far uscire i propri dipendenti con gli indumenti da lavoro sporchi. Una condizione che favorisce il trasferimento all’esterno di sostanze, (polveri, metalli pesanti) altamente nocive per la salute e che, come se ce ne fosse di bisogno, contribuiscono sensibilmente all’inquinamento delle aree circostanti allo stabilimento”.

Un’altra criticità è costituita dall’assenza di “refettori adeguati alle normative vigenti in materia di Hccp. Anche in questo caso alcune imprese ricorrono a postazioni di fortuna non idonee e poco salubri, per consentire il consumo dei pasti ai lavoratori”. Tutta colpa dell’impresa committente, cioè dell’Ilva? Non proprio. “Chiediamo con forza alle imprese appaltatrici – scrivono Palmatè e Sasso – di non nascondersi dietro quest’alibi e di mettere in campo, per quanto compete loro, tutte le azioni necessarie per minimizzare immediatamente i pericoli per la salute degli operai e per restituire loro la giusta dignità”.

Filcams e UilTrasporti “manifestano incredulità ed assoluto disappunto rispetto al reiterarsi di tali ritardi, a maggior ragione per il fatto che gli stessi vengono da un soggetto pubblico che dovrebbe farsi garante, in primis, della salute e della sicurezza dei lavoratori che prestano la propria attività alle sue dipendenze o alle dipendenze delle società appaltatrici, ma che, purtroppo, ragiona con le logiche del privato, con gare al massimo ribasso che inevitabilmente si ripercuotono sulle condizioni di lavoro di chi opera nel siderurgico, e che non possono essere in alcun modo giustificabili dalla gestione emergenziale e commissariale”.