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Arcelor Mittal, i sindacati dicono no alla proroga della cassa integrazione per covid

Pubblicato | da Redazione

Arcelor Mittal chiede altra cassa integrazione per i lavoratori dello stabilimento di Taranto. La comunicazione è avvenuta durante l’incontro svoltosi ieri. L’azienda ha annunciato ai sindacati la proroga della
Cigo con causale covid 19 per ulteriori 4 settimane.

Secondo quanto riferito dai sindacati Fim, Fiom, Uilm, Mittal ha motivato la richiesta con la “caduta degli ordinativi a seguito della contrazione del mercato dell’acciaio scaturita dal post pandemia”. Le federazioni metalmeccaniche confederali non hanno sottoscritto il verbale di cassa integrazione.

Ad oggi nello stabilimento siderurgico di Taranto si registrano circa 3100 dipendenti diretti collocati in cigo, mentre la presenza in fabbrica è di circa 3800 lavoratori. Per quanto attiene il personale dell’indotto la presenza media si attesta intorno ai 2200. Fim, Fiom, Uilm, in una nota stampa riferiscono, inoltre, che “hanno avanzato richieste di integrazione salariale, di diminuzione del personale coinvolto nella Cigo e di una rotazione equa dei lavoratori a parità di mansione”.

Ma “Arcelor Mittal – scrivono i sindacati – ancora una volta, ha preferito non entrare nel merito della cassa integrazione, a partire dal numero complessivo di lavoratori coinvolti dalla procedura dell’ammortizzatore
sociale”. Da qui il rifiuto di siglare il verbale. Inoltre, si apprende che in fabbrica sono state riavviate alcune attività Aia, sospese per l’emergenza covid. “Nello specifico – riferiscono Fim, Fiom, Uilm – si tratta del trattamento acque di Afo – Laf – Cok, copertura nastri, rimozione amianto, antincendio, depolverazione doccia delle batterie 7-8-9 e copertura parco fossile”. Fim, Fiom e Uilm, infine, hanno incontrato l’Inps di Taranto. “Abbiamo fornito – scrivono – ulteriori elementi di criticità che si sono presentati durante l’utilizzo dell’ammortizzatore sociale da parte di Arcelor Mittal”.

Nemmeno Usb Taranto ha firmato la proroga della cigo per covid 19. “Arcelor Mittal – si legge in un documento inviato alla stampa – sorda alle richieste di rotazione e incentivo sulla cassa integrazione. L’azienda, rappresentata nell’incontro dal direttore delle Risorse Umane, Arturo Ferrucci, ha dichiarato che, nel caso in cui il Governo non dovesse garantire l’estensione della cassa integrazione per Covid oltre il periodo già definito, e fino alla fine dell’anno, provvederà ad attivare gli ammortizzatori sociali tradizionali, ripartendo dalla sospensione degli stessi fatta nel periodo precedente all’emergenza sanitaria”.

I sindacati sono stati inoltre informati circa ripartenza e fermata di alcuni impianti, aggiunge Usb. “Il 27 luglio si fermerà per termine commessa Produzione Lamiere per un periodo di 5 settimane e ripartirà solo in caso di nuove commesse; Laf al momento in attività, si fermerà subito dopo se non dovesse esserci altro lavoro; restano fermi Acciaieria 1 e Altoforno 2”.

Usb Taranto “ribadisce l’esigenza che il Governo intervenga efficacemente per chiudere questa gestione improduttiva e deleteria, ed aprire invece una nuova fase di sviluppo attraverso un Accordo di Programma che miri a rispettare lavoro e territorio. L’esempio della Ferriera di Servola, a Trieste, è sotto gli occhi. Perché non replicare a Taranto?”