Precariopoli
Tute col microchip: il chiarimento di Fim, Fiom, Uilm
Molto rumore per nulla. Può essere sintetizzato così il contenuto di un documento firmato dagli Rls (Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza) di Fim, Fiom, Uilm in ordine alla vicenda delle nuove tute col microchip consegnate da ArcelorMittal Italia agli operai dello stabilimento siderurgico di Taranto. La vicenda ha suscitato proteste da parte di alcune organizzazioni sindacali. L’Usb ha proclamato uno sciopero di 24 ore contro la decisione dell’azienda.
“Riteniamo indispensabile – scrivono Fim, Fiom, Uilm – un chiarimento sulla questione chippaggio dei Dpi (Dispositivi individuali di protezione, ndr) – indumenti da lavoro, data la grande confusione e le molte imprecisioni, purtroppo non sempre veicolate in buona fede. Nei mesi scorsi vi è stata una grave carenza nell’approvvigionamento, e quindi disponibilità, di Dispositivi di Protezione Individuale, specificatamente delle tute da lavoro, in ragione della quale l’Azienda ha iniziato a distribuire ai lavoratori indumenti rigenerati, ossia non appartenenti allo stesso lavoratore che lo consegnava al servizio lavanderia per la sanificazione ma recuperando e consegnando, dopo sanificazione, capi usati di cui non si poteva risalire al proprietario”.
Gli Rls di Fim, Fiom, Uilm lo scorso 8 maggio “hanno inviato pertanto una comunicazione urgente all’Azienda per segnalare la mancanza di D.P.I. ai magazzini e per diffidare l’azienda dal continuare a distribuire ai lavoratori tute rigenerate, chiedendo nel contempo di capire come l’Azienda riuscisse a garantire il mantenimento delle caratteristiche tecniche e delle relative certificazioni a seguito dei cicli di lavaggio, rispetto a quanto stabilito dal fabbricante per il mantenimento delle caratteristiche di alta visibililità, anticalore, antiacido ecc. In risposta al comunicato l’Azienda, nell’incontro del 17 giugno scorso ha comunicato, così come si evince chiaramente dal verbale, alle Rls lo stato degli approvvigionamenti ai magazzini dei D.P.I., il ritiro dal circuito di tutte le tute rigenerate e la soluzione individuata per garantire il mantenimento delle certificazioni delle caratteristiche tecniche degli indumenti protettivi da lavoro”.
“Trattandosi di mera comunicazione – si legge nella nota – non c’è stato nessun accordo tra le parti. È stato quindi comunicato che avrebbero inserito all’interno degli indumenti di protezione individuale (giacca e pantalone) un chip-dati al fine di memorizzare il numero di lavaggi effettuati, la taglia e la portineria dove far tornare ogni capo per il seguente prelievo. Visionando le schede tecniche di questi TAG abbiamo potuto constatare che sono sistemi non attivi, ossia normalmente inattivi, che vengono attivati a contatto o al massimo a pochi centimetri di distanza nello stesso identico modo dei tesserini di riconoscimento assegnati a ciascun dipendente. Il sistema di lettura sarà gestito totalmente dalla ditta che si occuperà del lavaggio industriale degli indumenti e, così come ci è stato comunicato, eliminerà il problema delle tute consegnate per il lavaggio e smarrite, oltre che consentirà di mettere fuori ciclo gli indumenti che hanno superato il numero di lavaggi previsti dal fabbricante e quindi non più certificate come D.P.I. utilizzabili”.