Precariopoli
“Società per Taranto”, la proposta di Calenda per gli esuberi Ilva
Si chiamerà Società per Taranto, sarà costituita da Ilva e Invitalia e occuperà non meno di 1500 addetti a tempo pieno. L’organico, però, sarà più ampio e dovrebbe comprendere il personale Ilva che non confluirà in Aminvestco. Questa la proposta avanzata dal ministro Carlo Calenda nell’incontro svoltosi al Mise e conclusosi con un nulla di fatto. La società “salva esuberi” non avrebbe, comunque, scongiurato il ricorso alla cassa integrazione.
Il ministro uscente ha cambiato versione rispetto all’idea originaria di utilizzare gli esuberi per le bonifiche ma la sua accelerazione non è servita a portare a termine l’ennesima operazione il cui unico beneficiario sarebbe stato l’acquirente. Sarebbe stato alquanto inusuale, infatti, chiudere l’accordo con un governo dimissionario, senza alcuna rappresentanza parlamentare ed elettorale, tenuto in vita solo per l’ordinaria amministrazione. Tanto più considerata l’imminente formazione di un nuovo esecutivo a guida Lega e M5S. I parlamentari ionici pentastellati, infatti, hanno subito rilanciato la vertenza Ilva sottolineando il fallimento della politica di Calenda e annunciando l’apertura del confronto per la riconversione economica del territorio.
Soddisfatto, invece, il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci. “Gli amministratori locali – recita una nota del Comune capoluogo a nome degli amministratori locali dell’area di crisi – hanno partecipato ad un tavolo tutto sommato positivo e decisivo al Mise, per le materie di propria competenza. Non sussistono nuovi ostacoli da parte loro alla condivisione di una piattaforma larga ed aperta per il rilancio di Ilva. Gli enti locali hanno preso contezza dell’ultima proposta del Governo ai sindacati, come accolta da Mittal. Ora approfondiranno, ma ad ogni modo confermano la loro disponibilità a favorire con ogni mezzo lecito la trattativa, fino all’ultimo minuto utile”.
Melucci esprime rammarico “per gli esiti del tavolo sindacale. Tuttavia, per evitare il disastro industriale, ambientale e sociale incombente sulla comunità ionica, si presteranno ad un ulteriore difficile momento di mediazione, sia con la Regione Puglia che con tutte le sigle territoriali, le cui distanze si spera risultino meno eccessive di quanto palesato frettolosamente a Roma. Purtroppo il tempo stringe, è probabilmente l’ultima possibilità per la nuova Ilva immaginata dal protocollo di intesa degli enti promotori. Si prevede la convocazione del tavolo Taranto già entro la settimana corrente. Non ci sono più alibi per nessuno, auspichiamo il più alto senso di responsabilità da parte di tutti, anche in termini comunicativi”.
L’ipotesi Calenda è stata bocciata anche dai sindacati. “In apertura – spiega Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cisl il ministro ha illustrato una bozza di accordo su cui ragionare:
– assunzione da parte di Am Invest di 10 mila lavoratori a tempo indeterminato, con discontinuità solo formale poiché ai lavoratori verranno riconosciuti i diritti pregressi;
– impegno da parte di Am, inizialmente fino a giugno 2021, a trasferire lavoro ad una nuova società di servizi (“Società per Taranto”), costituita da Ilva e Invitalia per non meno di 1.500 addetti a tempo pieno (impegnati a rotazione i lavoratori in Cigs non trasferiti ad Am;
– strumenti per la gestione di esodi volontari, come incentivi, outplacement, autoimprenditorialità, accompagnamento alla quiescenza, con una copertura finanziaria fino a 200 milioni di euro, tali da consentire importanti piani di incentivazione all’esodo volontario.
Come Fim Cisl abbiamo detto che c’erano troppe cose da modificare, tra cui i numeri. Per noi le condizioni per un accordo sono sempre le stesse: zero licenziamenti e tutti i lavoratori devono avere un posto di lavoro a tempo indeterminato per tutta la durata del Piano. Condizioni, queste, ritenute non modificabili rispetto al testo presentato e, a fronte anche di uno scontro. Una parte della delegazione sindacale ha ritenuto non più legittimato il ministro Calenda a trattare. Questi a sua volta ha deciso di non proseguire interrompendo la trattativa”.
Secondo Bentivogli “siamo in una situazione di grandi distanze e soprattutto con un’azienda che ha mano libera, per cui – ovviamente – bisognerà cercare le modalità per ricompattare il sindacato su posizioni utili a risolvere i problemi. Ricompattarsi per dire solo di no non serve, lascia i lavoratori soli. Sul merito sindacale qualcuno pensa di avere più chances in attesa di governi amici. L’azienda, intanto perde 30 milioni al mese, con ripercussioni anche sulla sicurezza degli impianti. Gli interessi di bottega hanno ipotecato accordo”.
Questo il testo diffuso dal Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda al termine della riunione. “Per sbloccare il negoziato il governo ha proposto uno schema di accordo tra le parti che assicura occupazione a tempo indeterminato per tutti i lavoratori attualmente in Amministrazione Straordinaria alle stesse condizioni economiche e normative attuali. Oltre a tutto questo l’Amministrazione Straordinaria si è resa disponibile a mettere in campo un piano di incentivi all’esodo fino a 200 milioni di euro. Allo stesso tempo il Governo, il Comune di Taranto ed Arcelor Mittal hanno definito il testo di un protocollo d’intesa per rafforzare i controlli e le verifiche sul danno sanitario, anticipare gli interventi ambientali e varare importanti misure di compensazione per la Città.
Le ragioni di questa proposta risiedono nella necessità di concludere rapidamente l’accordo sindacale onde evitare due rischi rilevanti: l’esaurimento della cassa di Ilva previsto per il mese di luglio, la rinuncia di Mittal alla condivisione dell’accordo sindacale che consentirebbe all’Ilva di Taranto di procedere direttamente alle assunzioni superando la necessità dell’accordo. I sindacati hanno deciso di non aderire alle linee guida dell’accordo proposto.
Il Governo ritiene di aver messo in campo ogni possibile azione e strumento per salvaguardare l’occupazione, gli investimenti ambientali e produttivi anche attraverso un enorme ammontare di risorse pubbliche (fino ad oggi il governo ha finanziato Ilva in Amministrazione straordinaria con circa 900 milioni di euro). Si ricorda che l’offerta di Mittal prevede investimenti per 2,4 miliardi a cui si aggiungono 1,8 miliardi di prezzo che servono anche a rimborsare lo Stato e l’indotto. A questo punto il dossier passa al nuovo governo”.
E questi i punti della bozza di accordo. http://www.mise.gov.it/index.php/it/198-notizie-stampa/2038092-punti-principali-dello-schema-di-accordo-ilva-in-as-am-invest-co-oo-ss