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Ilva, l’ombra dell’Ue sulla trattativa. Genova e Taranto pressing su Calenda

Pubblicato | da Michele Tursi

La trattativa sulla cessione dell’Ilva a AminvestCo riparte oggi, al ministero dello Sviluppo economico. Riparte dalla dichiarazione di oltre 4000 esuberi mentre Genova brucia messa a soqquadro dagli operai, Taranto si infiamma per i cittadini che non vogliono più ammalarsi e morire a causa delle acciaierie. Sul tavolo del ministro Carlo Calenda arriva anche l’ennesima indagine della Commissione europea sull’affaire Ilva. Dopo quelle sui presunti aiuti di Stato e sulle presunte violazioni delle misure ambientali, Bruxelles (come ampiamente previsto) sta valutando il peso di ArcelorMittal nell’operazione Ilva alla luce del regolamento Ue sulle concentrazioni.

Il timore è che con l’acquisizione dell’Ilva,  si riducano gli spazi per la concorrenza sul mercato dei laminati piani. Nello specifico viene paventato un aumento dei prezzi soprattutto per i clienti dell’Europa meridionale. L’avvio di un’indagine approfondita non pregiudica l’esito della vendita. Bruxelles ha  90 giorni lavorativi per adottare una decisione. Sul fronte interno il Governo nei giorni scorsi ha cercato di spegnere le tensioni ed i malumori emersi sia nel versante sindacale che in quello politico. Calenda ha “ordinato” ai commissari Ilva di procedere alle operazioni preliminari alla copertura dei parchi minerali, dando la sensazione di voler accelerare i tempi rispetto a quelli previsti da AmInvestco.

Il tentativo di rabbonire gli interlocutori tarantini non può dirsi pienamente riuscito. Il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci ha fatto intendere che la promessa del ministro non basta per far desistere il Comune dalla volontà di impugnare l’ultimo decreto Ilva. Comune e Regione chiedono di essere parte attiva del negoziato con AmInvestCo e sindacati, istanza finora fermamente respinta dal Governo.

Anche sul versante sindacale la mossa di Calenda non è stata molto apprezzata. Secondo Francesco Brigati della segreteria provinciale Fiom Cgil di Taranto “saranno in realtà esclusivamente avviate, attraverso la rimozione dei cumuli e l’attuazione di altre misure propedeutiche, le attività preliminari previste dal progetto di copertura dei parchi”. Secondo la Fiom la questione parchi minerali è uno specchietto per le allodole perchè bisogna “modificare radicalmente l’attuale processo produttivo attraverso l’ introduzione di innovazioni tecnologiche capaci di ridurre gli inquinanti impattanti come benzopirene e diossina”.

“Durante le giornate di wind day – spiega Brigati – non vi è solo un eccessivo spolverio di minerale che imbratta un intero quartiere a ridosso dello stabilimento siderurgico ma sono soprattutto gli inquinanti provenienti dall’area a caldo a procurare quell’elevato rischio cancerogeno certificato da Arpa e Asl, attraverso i diversi studi condotti negli ultimi anni. Adesso basta! La Fiom Cgil chiede a gran voce che sia elaborata la Valutazione del Danno Sanitario, una soluzione necessaria a garantire la salute dei cittadini e degli stessi lavoratori. Se il governo continua a negarla evidentemente teme che possano emergere quelle criticità che Arpa Puglia, Comune di Taranto e anche la stessa Fiom hanno posto con la formalizzazione delle osservazioni. Il cambio radicale del piano ambientale con l’introduzione di innovazioni tecnologiche, come l’impianto di prededuzione, e l’intervento pubblico, con l’utilizzo della Cassa Depositi e Prestiti, sono la soluzione per garantire un futuro alla città e ad Ilva”.

L’Usb ha proclamato un nuovo sciopero che per i lavoratori Ilva e appalto di Taranto inizierà alle 07.00 del 10 novembre e si concluderà alle 07.00 del 11 novembre. L’astensione rientra nell’ambito dello sciopero generale indetto da Usb per lo stesso giorno contro la precarietà, i tagli al sociale, le privatizzazioni di aziende pubbliche e partecipate, per il rinnovo dei contratti, l’incremento dei salari, il contrasto al razzismo e alla xenofobia. “Non vogliamo un’Ilva a prescindere – afferma il coordinatore provinciale Franco Rizzo – la comunità tarantina ha diritto di stare al tavolo. E’ necessario essere consapevoli che le decisioni che verranno prese su Ilva Taranto si possono ripercuotere in positivo o negativo per i prossimi decenni su tutta la popolazione. Da questo nasce la nostra incessante richiesta di vedere al tavolo Regione e Comune. Non si può discutere di questioni che riguardano Taranto e i suoi cittadini, lasciando fuori le istituzioni locali. Questo modo di fare sarebbe l’ennesimo schiaffo alla città: la salute è e rimarrà l’aspetto prioritario e come tale va trattato. Non si può pensare di chiudere la partita Ilva, partendo dall’esclusione della valutazione vincolante del danno sanitario. Non si può parlare di produzioni green se non abbiamo l’applicazione delle migliori tecnologie esistenti sul mercato. Non è accettabile che in un paese come l’Italia, che si definisce civile, si consideri un fatto “normale” anteporre gli interessi delle multinazionali e delle lobby, alla salute delle persone”.