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Mense ospedaliere, la Regione apre alle cucine esterne: dipendenti in rivolta

Pubblicato | da Redazione

Una vertenza che coinvolge circa 2500 lavoratori del settore. Anche le  mense ospedaliere di Taranto rischiano la chiusura delle cucine interne dopo l’affidamento del servizio da parte della Regione Puglia  ad una società che di fatto delolcalizzerà verso centri di cottura esterni. Da qui, la lettera aperta dei lavoratori ionici.

Come detto, sono 2500 i lavoratori pugliesi che attualmente rischiano riduzione delle ore lavorative o addirittura il licenziamento.

“I lavoratori delle mense ospedaliere della Asl Taranto, dopo aver preso visione della “consultazione preliminare di mercato” pubblicato dalla società Innova Puglia Srl, incaricata dalla Regione Puglia di organizzare l’appalto unico per le cucine ospedaliere e dal “documento della consultazione preliminare di mercato”,  manifestano il proprio dissenso per i seguenti motivi – si legge in una lettera aperta  –  contraddizione per gli impegni presi dagli esponenti politici e tecnici che avevano escluso la chiusura delle cucine interne ospedaliere a favore dei centri di cottura unici e introduzione del cook&chill; la facoltà lasciata ai concorrenti di scegliere se utilizzare i centri di cottura “agibili” e la tipologia di cottura (fresco/caldo o convenzionale, cook&chill o refrigerato e cook& freeze o surgelato). In particolare, con riferimento alla Asl di Taranto appaiono incomprensibili le ragioni per cui ben tre centri di cottura interni – Grottaglie, Martina Franca e Taranto – vengano dichiarati inagibili, nonostante siano tutt’ora in uso e siano stati addirittura ristrutturati solo pochi anni fa con interventi di adeguamento e messa a norma, che hanno richiesto un importante intervento economico”. Secondo i lavoratori tarantini, “puntare su centri cottura esterni vorrebbe dire penalizzare i lavoratori e peggiorare la qualità del servizio a danno degli utenti delle strutture ospedaliere. Trattandosi di gara regionale il problema non è limitato solo alla nostra provincia, ma è un problema regionale, che coinvolge circa 2500 famiglie che rischiano il posto di lavoro o la riduzione delle ore, pur lavorando da circa trent’anni, vengono ancora considerati merce di scambio ad ogni scadenza di appalto; la mancata convocazione dei sindacati come da accordi intercorsi durante l’incontro-confronto tra i rappresentanti della Regione e le organizzazioni di categoria avvenuto il 16 maggio presso il Dipartimento delle politiche della salute e del benessere sociale della Regione Puglia. Dichiarano, pertanto, che la strada migliore da intraprendere sarebbe quella dell’internalizzazione del personale di ristorazione, che assicurerebbe un servizio migliore agli utenti, garanzie occupazionali e risparmi per le casse pubbliche, come già si è verificato con gli altri servizi”. Infine, i lavoratori delle mese ospedaliere  chiedono “sostegno alla politica, alle organizzazioni sindacali, alle associazioni a tutela del diritto degli ammalati. Qualora  i lavoratori non avessero nessuna risposta concreta in merito, proclamerebbero lo stato di agitazione, non escludendo, eventuali giornate di sciopero.”