Precariopoli
Ilva, a Taranto sindacati in ordine sparso. Fim e Cgil: sbagliato il ricorso sull’Aia
La federazione unitaria degli anni Settanta è lontana anni luce. Oggi anche il sindacato è fortemente frammentato. Diviso anche su questioni importanti come l‘Ilva. Martedì 31 ottobre riprenderà la trattativa con Aminvestco al ministero dello Sviluppo economico, dopo il veto alzato proprio dal ministro Carlo Calenda al piano industriale del nuovo acquirente, scelto dallo stesso Mise pochi mesi fa. Un sintomo evidente della schizofrenia con cui il Governo procede sulla questione Ilva.
Alla prima tornata di incontri Fim, Fiom, Uilm, Usb si sono presentati con una posizione unitaria, forti della partecipazione “bulgara” si diceva ai tempi della Guerra fredda, allo sciopero contemporaneo alla trattativa. Il 31 ottobre, salvo ripensamenti delle prossime ore, lo schieramento dei sindacati si presenta profondamente mutato. Ieri Fim, Fiom, Uilm hanno prodotto un documento unitario che tra le altre cose chiede “il pieno sostegno a tutte le forze politiche”.
Ma proprio nei rapporti con la politica e le istituzioni si intravedono le fibrillazioni più importanti. Differenze di opinione e, in taluni casi, vere e proprie divergenze, affiorano ad esempio nei confronti del Comune di Taranto e della Regione Puglia che oltre a rivendicare la partecipazione alla trattativa al Mise, hanno per ora solo annunciato la volontà di impugnare l’Aia Ilva. E’ bastato questo a scatenare la reazione dei vertici sindacali.
Marco Bentivogli e Valerio D’Alò, rispettivamente segretario generale nazionale e di Taranto della Fim Cisl lo dicono chiaramente: un eventuale ricorso al Tar rischia di far saltare tutta la trattativa. “E’ comprensibile la richiesta di coinvolgimento delle istituzioni locali nel percorso di elaborazione dei decreti – affermano – ma rispedire tutto al Tar rischia di allontanare ancora il percorso di ambientalizzazione, troppo annunciato e poco praticato. Ricorrere al Tar non risolve nè la necessità di coinvolgimento delle istituzioni nè ha impatti tempestivi sull’ambiente , c’è bisogno di operare al più presto per l’ecosostenibilità della produzione, dopo tanti anni di chiacchiere”. La Fim offre una lettura politica. “La vicenda Ilva – dice – è stata drammatizzata da responsabilità industriali, politiche e da uno scontro istituzionale tra i poteri dello Stato che non ha consentito di fare passi avanti a occupazione, ambiente e sviluppo. La salute dei lavoratori e la difesa del lavoro non possono essere ostaggio di contenziosi di altra natura, è ora di tornare a spingere tutti per raggiungere questi obiettivi”.
Più diplomatici i toni utilizzati dalla Cgil di Taranto che chiede di incontrare il sindaco di Taranto e tuttavia “esprime grande preoccupazione” perchè “non è affidandosi alle carte bollate – scrive il segretario generale Paolo Peluso – che si può affrontare in modo convincente e vincente la questione della tutela ambientale contemperata con quella della salute. Come dimostrato anche da recenti vicende, il ricorso ai tribunali amministrativi, ancorché legittimo, rischia di ottenere effetti perversi allungando i tempi di realizzazione di opere a fronte di sentenze contrarie o parziali sulla natura del contendere. Affidarsi ai Tribunali è importante, ma poi però bisogna attendere i tempi della giustizia, mentre Taranto tempo a disposizione non ne ha più”.
Solo qualche anno fa, però, la Cgil non esitò a fare ricorso alle “carte bollate” ricorrendo alla giustizia amministrativa (insieme a Cisl e Confindustria) contro il referendum cittadino sull’Ilva. C’era un’altro segretario generale, ma l’organizzazione sindacale è la stessa. Oggi, dice Peluso “la battaglia è tutta politica e se è vero, come è vero, che nessuno di noi è più disposto a tollerare morte e inquinamento, è necessario comporre un fronte unico con l’obiettivo di modificare procedure e norme di carattere nazionale che rendono spesso debole l’iniziativa degli Enti Locali in una materia così complessa”. A giudizio della Cgil ionica “esistono tutte le condizioni per poter esercitare una forte e auspicabilmente condivisa pressione politica per determinare una cambiamento delle norme nazionali che limitano l’integrazione delle politiche ambientali e sanitarie che consentirebbero un vero cambio di passo nelle vicende che ci troviamo ad affrontare. La Cgil di Taranto è disponibile e, anzi, richiede di costituire un fronte comune, per condurre questa battaglia e, a tal fine, chiede un incontro urgente con il sindaco Melucci al fine di poter meglio illustrare la propria proposta e condividere azioni e percorsi”.
Della Uilm, terza gamba confederale dei metalmeccanici, non si hanno (per il momento) posizioni ufficiali. L’Usb, invece, sembra prendere decise distanze dalle altre sigle sindacali e invita i lavoratori dell’Ilva a scioperare il prossimo 31 ottobre in concomitanza con la ripresa della trattiva al Mise. “Non faremo la fine di Zenica o Piombino – afferma Franco Rizzo, coordinatore provinciale del sindacato – siamo stanchi di discussioni inutili che stanno producendo il nulla. Per questo il 31 ottobre proclamiamo lo sciopero di 24 ore di tutti i dipendenti Ilva e appalto. Il governo deve rispettare e attuare la Costituzione e vivere e lavorare in un ambiente sano è un diritto sancito dalla nostra Costituzione, garantire e tutelare i propri cittadini, salvaguardare l’ambiente e garantire reddito e lavoro sono principi richiamati dai padri costituenti”.
Usb pone le sue condizioni per proseguire la trattativa: “assunzione di tutti i lavoratori alle stesse condizioni contrattuali ed economiche; abbattimento della tempistica sull’Aia; inserire le migliori tecnologie esistenti sul mercato; valutazione del danno sanitario obbligatorio; garanzie per i lavoratori appalto Ilva”. Infine un riferimento alla richiesta di Comune di Taranto e Regione Puglia. “Le istituzioni locali e regionali devono stare al tavolo. Il tentativo del Governo è quello di isolare e dividere: noi non ci stiamo. La partita dell’Ilva è una partita di tutta la comunità: non siamo solo dipendenti di Ilva siamo anche e soprattutto genitori di tutti quei bambini del quartiere Tamburi che sono costretti ogni giorno a giocare respirando minerale o a restare a casa perché c’è vento e il loro quartiere è invaso da polveri sottili e fumi”.
Anche FlmUniti-Cub sceglie la linea dello sciopero ed invita alla mobilitazione i lavoratori per venerdì 27 ottobre 2017. All’Ilva di Taranto sono previsti due presidi: dinanzi alla portineria D per il primo turno; alla portineria A per il secondo. “La riapertura delle trattative, annunciata nelle ultime ore – si legge in un documento – è soltanto tattica per raggiungere l’obiettivo finale: qualche esubero in meno, qualche parte di salario riconosciuto, ma la sostanza non cambia. Cosa dobbiamo ancora aspettare? La FLMUniti-CUB che non ha rinunciato alla lotta e alla libertà di azione, che rifiuta l’accordo del 10 gennaio 2014 sulla rappresentanza, ha indetto uno sciopero generale nazionale di tutte le categorie, valido anche per i lavoratori dell’Ilva, proprio contro la negazione del diritto di sciopero, contro i licenziamenti, per il salario, per il diritto alla salute. Uno sciopero anche contro l’immobilismo degli altri sindacati”.
Sul tema Ilva si cimenta anche l’Ugl secondo cui “Taranto non è un palcoscenico” e che polemizza apertamente con le altre sigle sindacali. “Tutti inneggiano pubblicamente all’unione delle parti – dice il segretario generale Alessandro Calabrese – ma la realtà è ben diversa da quella che raccontano i media. A parlare di unità sono proprio alcune delle stesse organizzazioni sindacali che hanno impedito all’Ugl di partecipare al tavolo presso il Comune di Taranto e al quale Comune e Regione ci avevano invitato. Vorremmo che si mettessero da parte le divisioni politico/sindacali e che il sindaco e il presidente della Regione, offrissero il loro supporto sui tavoli istituzionali del ministero, dato che, piaccia o no, sono i rappresentanti del territorio. È importante per noi l’unione tra sindacati, politica e cittadini, perché il giorno 31 ottobre non discuteremo solo dell’aspetto contrattuale della vertenza, ma anche della salvaguardia della vita di tutti noi cittadini tarantini e pugliesi”.