Precariopoli
TARANTO – Cgil, Cisl, Uil: Governo e Regione ora devono ascoltarci
Il sistema produttivo di Taranto è alle corde. Disoccupazione giovanile galoppante e tessuto industriale a pezzi. Appalto Ilva, Cementir, Natuzzi, Arsenale, porto sono tasselli di un drammatico puzzle di vertenze in attesa di soluzione. Sullo sfondo resta l’incognita Ilva con l’irrisolta dicotomia tra salute e lavoro, diritti entrambi inalienabili, ma che finora nessuno ha concretamente conciliato.
Stretti tra l’emergenza lavoro e il bubbone siderurgico, Cgil, Cisl, Uil, tentano di sfilarsi da una tenaglia che potrebbe rivelarsi letale, con una piattaforma che prova a ricondurre sotto un’unico ombrello la diffusa vertenzialità in atto. Il documento, presentato oggi alla stampa, è un aggiornamento di quello già consegnato al presidente del consiglio in occasione della sua visita a Taranto nel luglio scorso. L’obiettivo principale è quello di riconquistare un’interlocuzione con il Governo che ha escluso le parti sociali dal Tavolo istituzionale di sviluppo, ma soprattutto con la Regione Puglia, con cui il sindacato non riesce a dialogare. (Vedi intervista a Giancarlo Turi)
Il sindacato non vuole rimanere defilato, rivendica centralità in una fase caratterizzata da forti criticità sotto il profilo occupazionale. “Non possiamo permetterci di perdere un solo posto di lavoro”, hanno detto i leader di Cgil, Cisl, Uil provinciale e regionale. “Prima di inseguire le chimere del nuovo sviluppo, evitiamo di perdere quello che c’è, che non è solo Ilva”. (Vedi intervista a Giuseppe Massafra)
Cgil, Cisl, Uil guardano “oltre la transizione” e parlano di “buone ragioni del mondo del lavoro ionico”. Sfiorano appena il tema della salute e dell’ambiente, giusto per sparare qualche bordata ad Emiliano sulla decarbonizzazione definita da Aldo Pugliese (Uil) “un progetto senza capo nè coda”. Al di la delle buone intenzioni, la sensazione è quella di un sindacato che serra le fila per avere più mani per tappare le tantissime falle del sistema produttivo locale con un documento che è un po’ SOS, un po’ (molto meno) ultimatum. (Vedi intervista ad Antonio Castellucci)