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Taranto, il voto del ’56 e “un certo giovanotto” di nome Berlinguer

Pubblicato | da Giuseppe Stea

(parte 3. leggi 1, 2. ) Con l’approssimarsi delle elezioni comunali l’attività del Consiglio comunale diventa frenetica: vengono approvati moltissimi provvedimenti, che l’opposizione democristiana bolla come “elettoralistici”, tra cui il Piano particolareggiato della Città vecchia, l’incarico a Carlo Aymonino e Sergio Lenci, architetti di Roma, per aggiornare il Piano regolatore, che qualche mese prima era stato approvato dal Consiglio superiore dei LL.PP., e redigere i piani particolareggiati di esecuzione; contro quest’ultimo provvedimento si scatena una violenta polemica, anche da parte degli organi professionali, per aver privilegiato professionisti forestieri a danno di quelli locali.

Si acuisce inoltre la tensione tra gli schieramenti: anche la toponomastica è motivo di scontro; Angelo Monfredi interroga il Sindaco in merito alla modifica di Corso Umberto in Corso Gramsci, chiedendo se siano state rispettate le procedure previste dalla legge.
Nella discussione per l’approvazione del bilancio preventivo 1956 la DC abbandona l’aula perché i lavori si protraggono sino a tarda ora e non si presenta nemmeno nella seduta di prosecuzione.
La DC tiene il suo 8° congresso a Martina Franca, presieduto dal Ministro Emilio Colombo ed introdotto da una relazione del segretario Raffaele Leone, che si sofferma particolarmente sull’imminente scadenza elettorale. Poche settimane prima il Segretario nazionale democristiano, Amintore Fanfani, in una sua visita a Taranto aveva rimarcato il delicato compito dei democristiani nell’amministrazione degli enti locali. Appare molto chiaro che per la DC il voto di Taranto ha una valenza nazionale.
Si celebra a Mosca il XX Congresso del PCUS: Nikyta Krusciov, segretario del PCUS, pronuncia una durissima relazione contro le degenerazioni dello stalinismo e del culto della personalità; è un momento importantissimo nella vita non solo del partito comunista sovietico ma dell’intero movimento comunista mondiale e si colloca nel mentre in Italia si avvia un’altrettanto importantissima campagna elettorale.
Che nel PCI ci sia preoccupazione per possibili ripercussioni sul voto, lo si ricava anche da quanto dice Nello Adelmi, dirigente provinciale, nel corso di una riunione, presso la Sezione Volta, per la presentazione dei candidati: “Ma noi dobbiamo essere pronti a controbattere questa campagna e dobbiamo parlare di tutte le opere che il socialismo ha realizzato nel mondo e quello che l’amministrazione socialcomunista ha fatto per il nostro Comune”.

Frontespizio rendiconto Amministrazione De Falco
Frontespizio rendiconto Amministrazione De Falco

A pochi mesi dal voto anche a Taranto si costituisce un nucleo del Movimento Antifiscalista Italiano che si dichiara contro tutti i partiti e per un governo formato da soli tecnici; il Movimento, che fissa la sua sede in via D’Acquino 112, nomina Napoleone Magno Segretario provinciale ed il comitato direttivo. Ma non avrà grossi sviluppi.
Nicola De Falco apre la campagna elettorale del PCI con un comizio a piazza della Vittoria insieme a quello che il Corriere del Giorno definisce “un certo giovanotto, Enrico Berlinguer” che l’anonimo giornalista del quotidiano locale apostrofa con “signor Berlinguer, in Italia, possono parlare in piazza anche giovanotti sprovveduti come lei”.

Qualche settimana prima lo stesso De Falco aveva presentato, in un’iniziativa al Teatro Alfieri, il bilancio della sua amministrazione ed il programma per la nuova; De Falco aveva messo in rilievo alcuni degli aspetti fondamentali dell’azione amministrativa: politica tributaria, assistenza nei confronti delle fasce più deboli, pubblica istruzione, sport, servizi pubblici, casa e risanamento della Città vecchia.

Nel bilancio non era mancato un accenno fortemente critico nei confronti del Prefetto Gaipa che si era rivelato il vero oppositore della sua giunta.

Il Prefetto Gaipa (il primo da sinistra)
Il Prefetto Gaipa (il primo da sinistra)

La DC candida Raffaele Leone, nei confronti del quale il corrispondente locale de “l’Unità” scrive: “Compiangiamo seriamente coloro che hanno il compito di contrapporre il prof. Leone al Sindaco di Taranto, compagno De Falco, vecchio militante antifascista, che ha portato nella vita dell’amministrazione comunale lo spirito creativo della fabbrica dalla quale proviene. Ringraziamo sentitamente la DC per il contributo che con la scelta fatta ha voluto dare alla nostra campagna elettorale. Soltanto, giacchè aveva stabilito di ridursi a questo livello, tanto valeva puntare su Monfredi o De Pace. Quantomeno avevano maturato un’esperienza amministrativa.”
In Piazza della Vittoria si susseguiranno calibri di notevole spessore come i democristiani Amintore Fanfani ed Emilio Colombo, i socialisti Gino Luzzatto e Riccardo Lombardi, il comunista Agostino Novella; il Presidente del Consiglio, Luigi Segni, inaugura i lavori della Circummarpiccolo, approvata qualche mese prima dalla Cassa per il Mezzogiorno.

Amintore Fanfani (al microfono)
Amintore Fanfani (al microfono)

Si fanno sentire i Vescovi della Puglia: “ E’ colpa grave di cooperazione dare il voto a liste o ad uomini che fanno capo a movimenti condannati dalla Chiesa o comunque con questi solidali”.
Pochi giorni prima del voto un duro colpo all’immagine del PCI: l’ex assessore Filippo Di Todaro si dimette dal Partito con motivazioni molto amare, dalle quali traspare tutta la sua delusione per non essere stato riconfermato nella lista comunista.

Si vota il 27 maggio.

Partiti Voti %
P.C.I. 23.479 27.0
P.S.I. 12.657 14.5
P.S.D.I. 1.863 2.1
P.R.I. 336 0.4
ANCORA 938 1.1
P.L.I. 1.443 1.6
D.C. 31.005 35.6
M.S.I. 9.899 11.4
P.N.M. 3.742 4.3
M.S.I. – P.N.M. 1.716 2.0
P.M.P. 1.716 2.0

Dalle urne escono i nuovi consiglieri comunali:

Gruppo “Democrazia Cristiana”: LEONE Raffaele, MONFREDI Angelo, ACQUAVIVA Giuseppe, CONTE Giuseppe, DE PACE Angelo, PARADISO Leonardo, SARACINO Vincenzo, RESTA Nicola, GRIMALDI Carlo, BLASI Cataldo, OSTILLIO Cataldo, DIOTAIUTI Francesco, FIORE Nicola, CURCI Angelo Vincenzo, LUPOLI Maria Filomena, GENTILE Arturo, TAGLIENTE Vincenzo, PETIO Vito, SALA Paolo

Gruppo “Partito Comunista Italiano”: DE FALCO Nicola, D’IPPOLITO Nino, PUGLIESE Luigi, ANGELINI Ludovico, INTELLIGENTE Augusto, QUERO Giuseppe, DE VINCENTIIS Albino, DI DONNA Carlo, BLANDINO Giovanni, GIUNGATO Ignazio, COSA Giuseppe, BRIGUGLIO Giuseppe, RECITA Cosimo, DI CIOLLA Leonardo

Gruppo “Partito Socialista Italiano”: LADAGA Luigi, CASSANELLI Grimaldo, PERETTO Giovanni, GIANCANE Giuseppe, CAFFIO Pasquale, ARIANO Giovanni, CIGLIOLA Antonio

Gruppo “Movimento Sociale Italiano”: MANDRAGORA Leonardo, ROMANO Alessandro, MASTRANDREA Giandomenico, DE INTRONA Fortunato, AMENDOLITO Francesco, GIUSTI Giuseppe

Gruppo “Partito Nazionale Monarchico”: SANTILIO Luigi, ZIZZA Francesco

Gruppo “Partito Socialista Democratico Italiano”: QUINTO Giovanni

Gruppo “Partito Monarchico Popolare”: DI PALMA Silvio

E’ evidente il pesante ridimensionamento del PCI che passa da 25 a 14 consiglieri: sul risultato pesano sicuramente le vicende nazionali ed internazionali, ma anche le laceranti vicende interne che hanno scosso fortemente il corpo di un partito che si riteneva assolutamente granitico; il PSI invece conserva i suoi 7 consiglieri: non ci sono quindi i numeri per confermare la Giunta di sinistra. Ma anche la DC, con i suoi 19 consiglieri, non ha i numeri per una giunta centrista in quanto solo il PSDI ha conquistato un consigliere.

Il clima continua ad appesantirsi: l’8 giugno il Ministero dell’Interno, con una riservatissima personale in doppia busta ai Prefetti, chiedeva l’elenco dei Dipendenti statali che avevano fatto parte di liste di estrema sinistra (PCI e PSI), con l’amministrazione di appartenenza e la qualifica; naturalmente anche la Prefettura di Taranto provvedeva ad inviare l’elenco dettagliato.

Il PCI jonico, alla luce anche di quanto sta avvenendo a livello nazionale, avverte che potrebbero esserci sviluppi negativi: il segretario provinciale Nino D’Ippolito invita a trovare un largo accordo tra le forze antifasciste sulla base di un programma concordato che eviti anche un possibile commissariamento del Comune; altre iniziative in tal senso vengono organizzate per evitare possibili slittamenti a destra.

Raffaele Leone (a sinistra) con Emilio Colombo
Raffaele Leone (a sinistra) con Emilio Colombo

Il nuovo Consiglio viene convocato per il due luglio: nessun risultato utile in quanto ci vogliono 34 voti per eleggere il Sindaco in prima seduta. Si passa quindi alla seduta dell’8 luglio: Raffaele Leone diventa nuovo Sindaco di Taranto con 28 voti contro 22 schede bianche. Votano per lui, insieme ai democristiani, i 6 neofascisti del MSI ed i 3 monarchici del PNM e del PMP; analoga alleanza si determina all’Amministrazione Provinciale nell’elezione a Presidente di Pietro Diasparro: è il ritorno sulla scena di fascisti e monarchici, cui viene ridata piena dignità politica. La DC insomma , pur di conquistare il Comune di Taranto e chiudere una fase politica contrassegnata da un indubbia egemonia della sinistra non esita ad allearsi con MSI, PNM e PMP; e lo fa mentre, di fronte all’evidente crisi della politica centrista, a livello nazionale si comincia a parlare di un’apertura verso i socialisti, che in effetti a Taranto, attraverso le parole di Luigi Ladaga, chiedono la concretizzazione di tale apertura.

Viene eletta anche la Giunta comunale, formata da soli esponenti della DC, con Assessori effettivi ACQUAVIVA Giuseppe, BLASI Cataldo, CURCI Angelo Vincenzo, DIOTAIUTI Franco, GRIMALDI Carlo, LUPOLI Maria Filomena, OSTILLIO Cataldo,  PARADISO Leonardo, SARACINO Vincenzo, TAGLIENTE Vincenzo e Assessori supplenti FIORE Nicola e SALA Paolo

Raffaele Leone fa parte della corrente di Fanfani, che, pochi mesi dopo l’elezione di Leone, annuncia la costruzione di un IV Centro siderurgico nel Mezzogiorno, di cui aveva già parlato, qualche anno prima, il Ministro Vanoni: sarà un monocolore democristiano, alleato con neofascisti e monarchici e quindi con settori importanti della rendita che erano stati ben riguardati dalla Monarchia e dal fascismo, a gestire il possibile insediamento di un Centro siderurgico a Taranto.

Una svolta profonda quindi che sicuramente segnerà il futuro di Taranto, non solo dal punto di vista politico.