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“Don’t look up”, un film che fa riflettere su alcune insidie del nostro tempo

Pubblicato | da Michele Tursi

“Don’t look up” non è la fine del mondo verrebbe da dire con facile ironia. Battute a parte, è un bel film. Un lavoro che prova a farci riflettere su alcuni dei più insidiosi pericoli del nostro tempo: il negazionismo, non distinguere scienziati da apprendisti stregoni, il predominio della rete e dei click, il ruolo dell’informazione.

La storia in sé è di quelle su cui Hollywood ha costruito produzioni in serie. Una catastrofe imminente mette a rischio la sopravvivenza del pianeta e del genere umano: una cometa in rotta di collisione con la Terra. A scoprirlo sono una dottoranda (Jennifer Lawrence) dall’aspetto vagamente punk e un professore universitario depresso e nevrotico interpretato da Leonardo Di Caprio.

I due, come nella migliore tradizione, faticano per farsi ascoltare e per convincere il resto della comunità scientifica e politica dell’imminente pericolo. A questo punto, nel più classico dei copioni hollywoodiani, farebbe la sua comparsa il presidente che dopo un bel discorsetto alla nazione salverebbe l’umanità con l’aiuto dell’eroe di turno.

E’ qui che “Don’t look up” irrompe con il suo carico di satira e ironia che costituisce la parte più gustosa del film firmato da Adam McKay e prodotto da Netflix. Il presidente è una donna (Meryl Streep) che non crede alla minaccia ed è assillata dalle elezioni di medio termine e dal calo di popolarità a seguito di uno scandalo che la travolge. Si ravvede sulla cometa, ma solo per farne un diversivo per distrarre l’opinione pubblica e far risalire i consensi.

Suo complice è il ricchissimo (e principale sponsor politico) re dei telefonini Bash, padrone della rete e degli algoritimi, che vede e prevede tutto. E’ lui (Mark Rylance) l’altra figura chiave, l’uomo cui il presidente affida la salvezza del pianeta in conflitto con le tesi degli scienziati e con la compiacenza dei conduttori di un popolare show televisivo (Cate Blanchett e Tyler Perry).

Il film è costellato di trovate, battute e personaggi che arricchiscono il racconto e strappano risate amare. Un solo appunto: perché immaginare un presidente donna visto che gli Usa non ne hanno mai avuto uno? Per non “disturbare” alcuno degli inquilini della Casa Bianca? Il politcally correct ha vinto ancora.