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Quindici giorni da spiegare …

Pubblicato | da Angelo Di Leo

Dodici brevi punti per spiegare gli ultimi quindici giorni di vita politica italiana. Se qualcuno aveva pensato bene di staccare tutto e andarsene in ferie, prima di Ferragosto, rientrando oggi potrebbe sentirsi vittima di uno scherzo. Una candid camera nella quale il protagonista è un uomo vinto dalla sua vanità e, preso dal delirio di onnipotenza elettorale, abbandona i comandi e manda la sua nave alla deriva, convinto che per lui pericoli non vi sarebbero stati. Ma non aveva fatto i conti con le più elementari regole della navigazione. E soprattutto con chi quelle regole le conosce da sempre. E non vedeva l’ora di applicarle, rovesciandole addosso al Capitano, per assumere i comandi rientrando dall’oblò.

1 Salvini, e come lui nessuno in Italia, non può decidere di mandare un Paese al voto perché gli conviene.

2 Andare per spiagge avviando la sua campagna elettorale è stato un grave errore di comunicazione politica. Appena due giorni prima, il Governo aveva ricevuto la fiducia sul decreto Sicurezza Bis. Della serie, ‘grazie di tutto, vado a prendermi il potere’. L’assenza di Giorgetti alle consultazioni (si è defilato da una settimana) dice tutto sulle reazioni interne alla stessa Lega.

3 Salvini aveva, come chiunque faccia politica in Italia, e ha tutto il diritto di valutare la propria strategia e di condurla come ritiene. Ma deve tener conto delle norme costituzionali e le reazioni scatenate dalle sue azioni, insomma non deve perdere il contatto con la realtà che non è fatta di sondaggi e monologhi social.

4 Salvini ha ragionato con la testa al
Maggioritario in un sistema di fatto proporzionale. Ha ragionato come se ci fosse l’elezione diretta del Capo del Governo quando invece in Italia tutto si compie in Parlamento.

5 Salvini ha sbagliato i tempi e soprattutto ha condotto malissimo questi giorni di crisi, non portando mai sino in fondo la sua sfiducia a Conte e addirittura chiedendo a Di Maio di andare a Palazzo Chigi, mostrando così una cosa semplice: predicava il piano A (elezioni subito) ma lavorava per B (rimpasto di Governo).

6 Di Maio ha lottato contro i suoi limiti e contro un’opposizione interna che si è rivelata inefficace. Grillo ha dettato la linea, Casaleggio non avrebbe mai mollato il Governo.

7 Conte ha studiato dai preti. Non ha passato politico, elemento di libertà non trascurabile. È un gradino sopra chi lo ha proposto nel 2018.

8 Il Pd non aspettava altro. Renzi non aspettava altro. Zingaretti dovrà fare i conti tutti i giorni con delegazione di ministri e parlamentari renziani. Sarà il vero freno all’azione di questo nuovo Governo. A Zingaretti conveniva andare a votare. Ma si è rivelato uomo delle istituzioni (scaltra saggezza delle scuole politiche di una volta …) e comunque la sua segreteria è ancora debole.

9 Il ruolo di Leu e del gruppo misto sarà determinante nei numeri. E nella sostanza?

10 La Meloni dovrebbe puntare ad una propria identità di partito e non scimiottare i toni e lo schema narrativo di Salvini. La destra in Italia esiste. Lavori su quella e punti alla creazione di un nuovo centrodestra post berlusconiano.

11 Forza Italia, così come la conosciamo, ieri ha calato definitivamente il sipario al termine delle consultazioni.

12 Anche questo Governo, puntualmente, sarà al centro del perpetuo vortice elettorale italiano che tutto ribalta e tutto sradica senza preavviso.