Piani Alti
Rapporto Taranto 2016, l’economia ionica soffre ancora. Disoccupati in aumento
Il valore aggiunto riprende a crescere (poco, pochissimo, comunque, meno delle altre province pugliesi), il numero delle imprese attive (41.171) resta sostanzialmente immutato (+0,3%), aumenta l’occupazione: +2.700 unità ma, soprattutto la disoccupazione. Nel 2015 in provincia di Taranto le persone in cerca di un lavoro sono aumentate del 4% rispetto al 2014. Un valore in controtendenza nei confronti della media regionale (-8,3%) e nazionale (-6,3%). In tutte le realtà pugliesi la disoccupazione è diminuita: dai 6 punti di Bari ai 16,3 di Lecce.
Arranca ancora l’economia ionica. Fa fatica ad abbandonare l’eredità del passato, non riesce a liberare nuove energie, né a promuovere quelle vocazioni che appartengono alla sua tradizione. Un territorio frenato da un contesto socio-istituzionale poco incline al dialogo e alla programmazione.
Il Rapporto Taranto 2016, presentato in Camera di commercio nell’ambito della XIV Giornata dell’economia ci dice quello che già sapevamo e che sentiamo ripetere da anni. Il documento realizzato in collaborazione con l’Istituto Tagliacarne (con il coordinamento del direttore generale facente funzione Claudia Sanesi e della responsabile del Centro Studi Francesca Sanesi), è comunque un utile strumento di analisi, forse, l’unico di cui dispone un territorio troppo spesso colpevolmente distratto e assente.
Assente a tal punto da “costringere” il presidente Luigi Sportelli all’ennesimo richiamo. “L’anno scorso – ha affermato – auspicai per Taranto la capacità di risollevarsi dai vincoli di un sistema economico non più adeguato alle attuali esigenze di benessere, per iniziare finalmente ad autodeterminare il proprio futuro.
Ad oggi quell’auspicio non si è trasformato in realtà, innanzitutto perché non c’è ancora nessun piano strategico per l’area tarantina, nessuna vision integrata, e la coesione e la capacità di dialogo fra le componenti istituzionali, sociali ed economiche del territorio restano totalmente insufficienti”.
Anche quest’anno la Camera di commercio offre, però, uno spunto di riflessione ulteriore e introduce un elemento di novità su cui l’Ente lavora da anni: l’economia civile. “Qual è l’invito della Camera di commercio di Taranto – si è chiesta Francesca Sanesi, responsabile del Centro Studi – una Istituzione pubblica che ha come mission quella della promozione e dello sviluppo del proprio territorio? È quello di guardare l’economia mainstream attraverso il prisma sfaccettato dell’economia civile. Portare le persone al centro, restituire valore alla reciprocità, al bene comune. Guardare attraverso il berillo (come lo definisce Stefano Zamagni) che ci consente una visione sfaccettata e differente dell’economia tradizionale, quella che ormai solo parzialmente risponde tanto ai bisogni delle persone, quanto a quelli delle imprese profit”.
Anche qui, però, i numeri del Rapporto sono avari di soddisfazioni. Nell’economia tarantina, al 2013, la cooperazione rivela un peso sull’economia locale pari al 3,2%, inferiore alla media del Paese di 1,6 punti percentuali; il valore aggiunto del non profit si ferma all’1,2% sul totale prodotto (Italia 1,9%), per lo più in ragione della presenza di servizi di assistenza sociale non residenziale ed attività di organizzazioni associative.