Skip to main content

I tarantini tornano al voto. Cronaca di un NO sul quale riflettere

Pubblicato | da Angelo Di Leo

Taranto torna al voto e urla  NO. Una risposta da leggere.

Cominciamo dall’affluenza: un record se si considerano i referendum degli ultimi dieci anni. Un record se si considerano le recenti elezioni Politiche ed Europee, nonché l’elezione municipale del 2012.

Taranto torna al voto, supera la soglia magica del 60 % (nel 2012 appena superata solo al primo turno)  e dice NO  con il 70% dei votanti.

Roba da far tremare i polsi a chi si appresta a chiedere la fiducia tra sei mesi, quando in città si voterà per il rinnovo del Consiglio comunale ed ovviamente per  la scelta del nuovo sindaco.

Ma quali polsi dovrebbero tremare? Beh, innanzi tutto quelli del Pd che proprio non riesce a fare autoanalisi dopo la scoppola subita alle amministrative di maggio (11 Comuni ionici su 11 hanno scelto un altro sindaco rispetto alla proposta democratica, diretta o indiretta che fosse).

Sono quelli del SI, per la maggior parte. Compatti, coerenti e pronti ad immolarsi per la causa renziana nella città dove Renzi  da 1000 giorni fa rima con decreto salva Ilva. E negli ultimi dieci è rovinosamente caduto, scivolando sulla buccia dei 50 milioni  negati alla sanità tarantina, promettendo di riparare in quel Senato che intanto si proponeva di depotenziare.

img_1478 img_1479

Si sono presentati alle urne e hanno difeso il loro leader e i simboli di appoggio (Pd, e i timidissimi locali Udc e Ncd) sacrificandosi ancora una volta sull’altare dell’appartenenza. Sono i democratici tarantini che fanno i conti ogni giorno con una realtà che conoscono bene e della quale non riescono più a venire a capo. Nel frattempo, il partito provinciale ha cambiato tutto per non cambiare nulla.. e sulla storiaccia dei 50 milioni si è anche diviso, perdendo anche la speranza di sembrare coeso.

Il fronte del NO è invece un luogo socio politico che si compatta quando ha un nemico chiaro e comune. Dai Cinque Stelle alla sinistra più estrema, passando per vecchie e nuove associazioni ambientaliste o civiche, hanno tutti chiaro nella mente l’obiettivo del cambiamento.

Ma non sanno come e soprattutto nel nome, o nei nomi, di chi.

Un NO spontaneo, deciso e robusto che alle amministrative si spezzerà inesorabilmente. Un luogo della protesta che per forza di cose darà vita a vari, e contrapposti, luoghi della proposta amministrativa.

Ieri era un referendum, si dirà. Ma l’anomalia Taranto impone letture diverse.

La terra ionica è viva, ha battuto un colpo, ha votato e si è fatta sentire. Un ottimo inizio.

 

AFFLUENZA, breve storia recente.

Appena qualche mese fa, Taranto  ha fatto registrare un’affluenza superiore alla media italiana (42,48%) sul referendum dedicato alle Trivelle in mare.

In occasione dei referendum sull’abolizione dei premi di maggioranza e delle candidature multiple alla Camera (21 e 22 giugno 2009) la città ionica superò la media nazionale (35,4% contro il 23,8% generale).

Ed ancora,  44,2% nel 2006 (l 25 e il 26 giugno, sulla riforma costituzionale; 52,3% generale); 49,9% nel 2011 (12 e 13 giugno) 54,8% generale su  privatizzazione acqua, nucleare e legittimo impedimento.