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Fenomenologia dell’astensione: tra tatticismi e ignavia

Pubblicato | da Angelo Di Leo

Si vota. E si vota perché qualcuno è morto per assicurarci questo diritto. Il voto non è mai una “bufala”, non è mai “un danno per il Paese”, non è mai un appuntamento alternativo al mare o a una scampagnata. Il voto è un diritto. Il voto è un dovere.

Basterebbe questa sequenza retorica per chiudere il discorso e vedersi al seggio, magari tutti, domenica tra le 8 e le 23. Indistintamente. Ma non sarà così. Gli italiani, i pugliesi, i tarantini… hanno smesso di crederci. E la loro rassegnazione fa comodo ai nominati in Parlamento, per esempio. Ai futuri nominati al Senato, per esempio. Agli eletti in Provincia, poco più che rieletti (loro se la suonano e se la cantano) tra gli eletti al Comune: le Province non sono state abolite, è stato abolito il diritto di voto per le Province e hanno svuotato le loro casse, destinando al confine politico vertenze di lavoro e servizi essenziali.

Il voto non è più di moda, evidentemente. Una pratica data per scontata, oggi addirittura segnata con aggettivi che farebbero rabbrividire l’ultimo dei padri della Repubblica. Ma c’è “non voto” e “non voto”. Alle Politiche, ad esempio, spesso è condito da robuste ragioni personali, di coscienza politica sbattuta come un uovo marcio e dalla quale non si ricavano che distacco e dolore. In Italia, sino ai primi Anni Novanta, senza elezione diretta di alcunché, gli astenuti non superavano il 15-20%. Il voto era sacro. I nostri nonni sapevano perché, avendo bene a mente il Ventennio, e si mettevano in fila pur di timbrare la loro partecipazione. Poi, il delirio della corruzione ha allontanato una generazione nonostante le nuove pratiche di fidelizzazione generate dall’elezione diretta del sindaco, dalla personalizzazione dei progetti amministrativi, persino dalla indicazione possibile di un capo del Governo bypassando di fatto (quando conviene e quando non, questo elemento viene richiamato…) la Costituzione che ancora prevede che sia il Parlamento a costruire le maggioranze governanti nonostante vengano apertamente indicate dal corpo elettorale. Anche questo produce il “non voto”: la gente è stufa di indicare X e farsi governare da Y. Dal 1994, sul versante di centrosinistra, è accaduto puntualmente (tranne nel biennio 2006-2008 quando alla caduta di Prodi seguirono i seggi). Nel centrodestra mai (tranne il primo “ribaltone” pro  Dini).

Insomma, l’astensione alle Politiche ha un senso spesso compiuto. Ed è figlia di tante ragioni, spesso politiche: c’è una grossa fetta di elettorato senza bandiera. E nessuno sembra in grado di intercettarla. E chi pensa di avere una bandiera, spesso l’ammaina o la vede consumarsi rapidamente.

L’astensione al referendum è altra cosa. L’obbligo del quorum altera tutto: per essere validato, un referendum deve ottenere la partecipazione della metà più uno degli aventi diritto al voto. Spesso, l’invito all’astensione è il NO camuffato perché non si ha coraggio di dire NO. E’ un tratto dell’italica ignavia, quella del tanto peggio purché nulla cambi. Rispondere NO ad un quesito abrogativo richiede coraggio e forza politica. Merce rara di questi tempi. La grande stagione referendaria italiana, a cavallo tra Settanta e Ottanta, non ha conosciuto promotori dell’astensione (se non in minima e impercettibile parte). La forza dei SI e il coraggio dei NO, e viceversa  a seconda della narrativa dei quesiti abrogativi, ha attraversato la società e ha fatto emergere consapevolezze ancora oggi robuste (tranne l’aborto, che evidentemente come diritto scricchiola sotto i colpi di una nuova coscienza medica sulla quale indagare a fondo sarà cosa giusta…).

Quel Paese non conosceva ancora l’ignavia dei governanti e la furbizia dei mestieranti del voto. Era già lacerato dalle corruttele, certo, e sarebbe venuto tutto fuori qualche anno dopo. Ma le idee erano sempre chiare e soprattutto srotolate sul tavolo. Disponibili. Oggi non sappiamo cosa pensino molti ministri, ad esempio, del referendum sulle trivelle. Assistiamo a dichiarazioni confuse e contraddittorie di parlamentari, consiglieri regionali, comunali. Ci sono segretari dei partiti provinciali che si rimangiano ciò che affermano, nel giro di due convegni. Soldati di segreteria pronti al signorsì  pur di restare incollati allo strapuntino. Non sappiamo quasi mai perché gli astensionisti si astengano. Ben che vada, fanno proprie le dichiarazioni del capo, come pappagalli alle prese col playback. E ripetono, recitano una parte lavorata per bene.

Basterebbe dire NO. Andare alle urne e votare NO alla limitazione temporale delle concessioni alle multinazionali che succhiano gas e petrolio dal fondo del mare italiano. Ma preferiscono astenersi. Perché il NO richiede coraggio, conoscenza, battaglia dialettica, maturità di opinione e quindi assunzione di responsabilità di una eventuale sconfitta. Tutto quello che un tempo si chiamava Politica.

STORIA REFERENDIARIA (SCHEDA)

 

2 giugno 1946 Repubblica o Monarchia: votanti 89%

Repubblica  54,3  Monarchia  45,7

REFERENDUM ABROGATIVI
12/5/1974 Divorzio: VOTANTI 87,7 SI 40,7 NO 59,3
11/6/1978 Ordine Pubblico: 81,2  23,5  76,5
11/6/1978 Finanziamento Partiti: 81,2  43,6  56,4
17/5/1981 Ordine Pubblico: 79,4  14,9  85,1
17/5/1981 Ergastolo: 79,4  22,6  77,4
17/5/1981 Porto d’Armi: 79,4  14,1  85,9
17/5/1981 Interruzione gravidanza: 79,4  11,6  88,4
17/5/1981 Interruzione gravidanza: 79,4  32,0  68,0
9/6/1985 Scala Mobile: 77,9  45,7  54,3
8/11/1987 Responsabilità Giudici: 65,1  80,2  19,8
8/11/1987 Commissione Inquirente: 65,1  85,0  15,0
8/11/1987 Nucleare 1: 65,1  80,6  19,4
8/11/1987 Nucleare 2: 65,1  79,7  20,3
8/11/1987 Nucleare 3: 65,1  71,9  28,1
3/6/1990 Caccia 1: 43,4  92,2  7,8 no quorum
3/6/1990 Caccia 2: 42,9  92,3  7,7 no quorum
3/6/1990 Uso Pesticidi: 43,1  93,5  6,5 no quorum
9/6/1991 Preferenza Unica: 62,5  95,6  4,4
18/4/1993 Competenze USL: 76,8  82,6  17,4
18/4/1993 Stupefacenti: 77,0  55,4  44,6
18/4/1993 Finanziamento Partiti: 77,0  90,3  9,7
18/4/1993 Casse di Risparmio: 76,9  89,8  10,2
18/4/1993 Partecipazioni Statali: 76,9  90,1  9,9
18/4/1993 Leggi Elettorali Senato: 77,0  82,7  17,3
18/4/1993 Ministero Agricoltura: 76,9  70,2  29,8
18/4/1993 Ministero Turismo: 76,9  82,3  17,7
11/6/1995 Rappresentanze Sindacali1: 57,2  50,0  50,0
11/6/1995 Rappresentanze Sindali2: 57,2  62,1  37,9
11/6/1995 Pubblico Impiego: 57,4  64,7  35,3
11/6/1995 Soggiorno Cautelare: 57,2  63,7  36,3
11/6/1995 Privatizzazione RAI: 57,4  54,9  45,1
11/6/1995 Autorizzazione Commercio: 57,2  35,6  64,4
11/6/1995 Orario degli Esercizi commerciali: 57,3  37,5  62,5
11/6/1995 Contributi Sindacali: 57,3  56,2  43,8
11/6/1995 Elettorale Piccoli Comuni: 57,4  49,4  50,6
11/6/1995 Concessioni TV nazionali: 58,1  43,1  56,9
11/6/1995 Interruzioni pubblicitarie: 58,1  44,3  55,7
11/6/1995 Raccolta Pubblicità TV: 58,1  43,6  56,4
15/6/1997 Privatizzazione: 30,2  74,1  25,9 no quorum
15/6/1997 Obiezione di Coscienza: 30,3  71,7  28,3 no quorum
15/6/1997 Caccia: 30,2  80,9  19,1 no quorum
15/6/1997 Carriere Magistrati: 30,2  83,6  16,4 no quorum
15/6/1997 Ordine dei Giornalisti: 30,0  65,5  34,5 no quorum
15/6/1997 Incarichi Extragiudiziari: 30,2  85,6  14,4 no quorum
15/6/1997 Ministero Politiche Agricole: 30,1  66,9  33,1 no quorum
18/4/1999 Quota Proporzionale: 49,6  91,5  8,5 no quorum
21/5/2000 Finanziamento Partiti: 32,2  71,1  28,9 no quorum
21/5/2000 Quota Proporzionale: 32,4  82,0  18,0 no quorum
21/5/2000 Elezione del CSM: 31,9  70,6  29,4 no quorum
21/5/2000 Ordinamento Giudiziario: 32,0  69,0  31,0 no quorum
21/5/2000 Incarichi Extragiudiziari dei magistrati: 32,0  75,2  24,8 no quorum
21/5/2000 Licenziamenti: 32,5  33,4  66,6 no quorum
21/5/2000 Trattenute Sindacali: 32,2  61,8  38,2 no quorum
15/6/2003 Reintegrazione dei lavoratori: 25,5  86,7  13,3 no quorum
15/6/2003 Servitù coattiva: 25,6  85,6  14,4 no quorum
12/6/2005 Procreazione medicalmente assistita I: 25,7  88,0  12,0 no quorum
12/6/2005 Procreazione medicalmente assistita II: 25,7  88,8  11,2 no quorum
12/6/2005 Procreazione medicalmente assistita III: 25,7  87,7  12,3 no quorum
12/6/2005 Procreazione medicalmente assistita IV: 25,6  77,4  22,6 no quorum

12 e 13 giugno 2011

Due quesiti sui servizi pubblici locali a rilevanza economica e sulla determinazione della tariffa del servizio idrico. Altri due quesiti riguardano l’energia nucleare e sil legittimo impedimento

Quorum fissato a  25 209 425 elettori, soglia superata con il totale del 54,81% (primo quesito), 54,82% (secondo quesito), 54,79% (terzo quesito) e 54,78% (quarto quesito) degli elettori residenti in Italia e all’estero

REFERENDUM CONSULTIVI
8/6/1989 Conferimento del mandato costituente Parl. Europeo: 80,7  88,0  12,0

REFERENDUM COSTITUZIONALI
7/10/2001 Modifiche del Titolo V parte II Costituzione: 34,1  64,2  35,8
25/6/2006 Approvazione modifiche parte II Costituzione: 53,6  38,3  61,7