Corte d’Appello, la chiusura che costa due volte

Corte d’Appello, la chiusura che costa due volte

Chiudere, accorpare, tagliare, riorganizzare, revisionare la spesa. Una necessitá che la contabilità statale avverte con urgenza ma che alla fine rischia di colpire sevizi essenziali, di prossimità, e di trascurare spese superflue, anche esagerate, che negli angoli sperduti del Bilancio ancora si nascondono.


Ad esempio, chiudere la sede tarantina della Corte d’Appello, stessa sorte tocca a quella della Banca  d’Italia, senza dimenticare la querelle portuale, determina un costo che definire scandaloso è poco. A Paolo VI, infatti, la sede che sta per essere sigillata è attiva da una manciata di anni, è nuova ed è costata milioni di euro alla collettività!!!! Dunque, la razionalizzazione dei servizi della Giustizia, ovvero accorpamenti e centralizzazioni (tutte da misurare poi sul campo, il precedente dei Giudici di Pace non lascia sperare…) nel caso tarantino generano uno spreco di danaro che di gran lunga supera le stesse intenzioni di risparmio (?) che il Governo Renzi si appresta a decretare ereditando pienamente  la logica Montiana del tagliare pur di tagliare, a prescindere dagli effetti e dalle conseguenze pratiche quotidiane.
Gli avvocati, da settimane, quelli tarantini come quelli leccesi, elencano i loro ‘buoni motivi’ per non chiudere la Corte d’Appello di Paolo VI.



Con la paventata istituzione di un’unica sede di corte d’appello nei singoli capoluoghi di regione, verrebbero infatti eliminate la sede di Lecce e quella distaccata di Taranto per accorparle a quelle di Bari. Si chiude, dunque, e dire che sino a qualche anno fa l’obiettivo tarantino era l’autonomia da Lecce….

Il Movimento Forense di Taranto si oppone a questa scelta così radicale, ad esempio. E affida all’attenzione della città le riflessioni del suo presidente Giandiego Monteleone.
‘Secondo indiscrezioni apparse recentemente sulla stampa, la commissione, presieduta da Michele Vietti (già vice presidente del Csm) istituita dal ministero della giustizia Andrea Orlando a settembre per completare la riforma dell’ordinamento giudiziario, sta mettendo a punto un progetto di legge da consegnare entro il prossimo 31 dicembre che prevede l’istituzione di un’unica sede di corte d’appello nei singoli capoluoghi di regione. Nel nostro caso si tratterebbe di eliminare la sede di Lecce e quella distaccata di Taranto per accorparle a quelle di Bari.
Dopo il taglio dei “piccoli” tribunali, la scure dei tagli lineari del Governo si sta per abbattere quindi sui distretti di corte d’appello con la motivazione di dovere procedere ad ulteriori risparmi per il Ministero.
A favore della necessità d’accorpare le sedi di corti d’appello, si è pronunciato più volte il ministro Orlando, ribadendo che essa è funzionale a realizzare una giustizia più efficiente e organizzata.
La sezione di Taranto di Movimento Forense contesta fermamente questa iniziativa governativa evidenziando’.

LE RAGIONI DEL NO
▪ Una scelta così radicale comporta la necessità “democratica” di dovere consultare il territorio e le categorie professionale interessati, in primo luogo quella degli avvocati che sono i latori delle istanze di giustizia dei cittadini.
▪ La geografia e le dimensioni demografiche della Puglia (400 km di lunghezza e 4,087 milioni di abitanti) ed il tessuto economico-sociale giustificano il mantenimento delle attuali sedi di Corte di Appello. Non si tratta propriamente di una regione piccola e spopolata. L’accorpamento a Bari comporterebbe maggiori costi e rischi per utenti ed avvocati che dovrebbero attraversare un’intera regione per discutere un processo un appello. Peraltro, allo stato non esiste a Bari una sede idonea ad accogliere tutto il nuovo contenzioso proveniente dal Salento. L’attuale, in caso di accorpamento con Lecce e Taranto, ne rimarrebbe sicuramente ingolfata.
▪ Il carico di lavoro e i risultati operativi raggiunti dalle Corti di Appello di Lecce e sezione distaccata di Taranto giustificano ampiamente il loro mantenimento. La domanda di giustizia nelle province di Taranto, Brindisi e Lecce continua infatti ad essere sostenuta e sarebbe invece necessario incrementare le risorse umane ad essa applicate, visto che molti ruoli della magistratura continuano ad essere vacanti.
▪ Solo pochi anni fa con un investimento milionario è stata consegnata all’amministrazione della giustizia la nuova sede della sezione della corte d’appello a Taranto che in caso di sua chiusura rimarrebbe l’ennesimo monumento allo spreco statale.
▪ A ciò si aggiungano i costi sociali e in particolar modo quelli legati alla cronica assenza di infrastrutture gravante sulla regione che renderebbe in molti casi un “viaggio della speranza” raggiungere la sede della Corte per ottentere giustizia.
▪ La chiusura della Corte d’appello causerebbe il trasferimento a Bari di DDA, Tribunale dei Minorenni e Tribunale di Sorveglianza con ulteriore disservizio per utenti e legali tarantini.



Annunci

Dove andare a Taranto

Magno Greci ed Etruschi, una mostra al museo MArTa di Taranto
from to
Scheduled
Potenza, Festival dei 100 scalini: il programma
from to
Scheduled
A Spazioporto la mostra fotografica "Jova Beach Party"
from to
Scheduled