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Taranto? Ci pensa Roma. E sono tutti contenti !

Pubblicato | da Angelo Di Leo

La politica municipale tarantina, quella di maggioranza, compie il definitivo passo indietro di fronte all’emergenza di questi giorni. E se ne compiace, a quanto pare, perdendosi nell’elenco delle cose pensate e non fatte, o fatte male, e che adesso Roma si prepara a recuperare, abili come sono a spacciarle per nuove (Distripark, Palazzo Uffici, porto, Arsenale, nuovo ospedale.… con fondi spesso ripescati più che stanziati). La politica tarantina, che poi è la politica italiana dei nominati o degli eletti dalla metà dei votanti, brinda specchiandosi nella ruggine…

mentre l’aeroporto è stato ucciso per sempre, l’Ilva è in svendita e scopriamo che ha avvelenato anche producendo meno, le cozze del primo seno del Mar Piccolo restano al palo e la Procura di Potenza svela come il destino dei tarantini corresse lungo lo scambio di amorosi sensi tra un ministro di Renzi e il suo compagno.  Nemmeno pilatesco si può definire, poi, l’atteggiamento del Comune di Taranto che decide di non essere stazione appaltante dei programmi in itinere. Si tratta di un riconoscimento manifesto di impossibilità a programmare, progettare, gestire, spendere, rendere guadagno sociale, capitalizzare a medio e lungo termine. La responsabilità politica è del sindaco Stefàno, come ovvio che sia. Il suo Comune sventola bandiera bianca durante la battaglia decisiva. E invece di pretendere dal Governo più risorse destinate al Comune (i vecchi e cari trasferimenti statali) magari in deroga a questa scomposta stagione di tagli lineari e  populistiche cancellazioni di tasse  (Imu), cosa fa la Giunta?  Mette per iscritto di non avere personale tale da poter gestire gli appalti che il Cis (Contratto Istituzionale di Sviluppo) sta per allestiore per il cosiddetto rilancio della città dell’acciaio. Hanno ragione gli architetti di Taranto a lagnarsene. Il Comune affida se stesso nelle mani di Invitalia e alza le braccia per rassegnazione, quella maledetta propensione al “e come dobbiamo fare…” che ha massacrato per decenni questa comunità. Un altro sindaco, forse, per protesta farebbe le valigie consegnando al prefetto la fascia tricolore. Stefàno no, lui le valigie non le ha preparate nemmeno quando è finito sotto processo per l’affaire Ilva, figurarsi per una delibera di resa tecnica incondizionata e secondo lui più che opportuna.  “Il Comune di Taranto, per l’ennesima volta, perde un ulteriore strumento di gestione e controllo dei processi di trasformazione del proprio territorio. Ma questa volta non si tratta di una decisione imposta dai piani alti dei palazzi del potere romano. Questa volta è da Palazzo di Città che la Giunta comunale decide, stante “l’endemica incapienza della dotazione numerica del personale interno all’Amministrazione”di consegnarsi mani e piedi ad INVITALIA spa, delegando alla società di ispirazione governativa ogni atto che riguarderà gli interventi che il Comune di Taranto ha candidato nell’ambito del Contratto Istituzionale di Sviluppo”. L’Ordine Architetti di Taranto sono anche stanchi di scriverlo, forse. Da anni chiedono di esssre ascoltati. “Una vera e propria Centrale di Committenza, estranea al territorio, che dovrà fare le veci di una macchina amministrativa comunale da troppi anni in estrema sofferenza per assenza di quadri dirigenziali e impiegatizi degni di una città di duecentomila abitanti. Ancora una volta il Comune di Taranto, per volere del suo massimo organismo politico, la Giunta municipale consegna la città nelle mani di un nuovo Commissario governativo. Dopo i vari Commissari alle bonifiche, alla gestione del problema Ilva, ora anche un Commissario che, per conto del Comune, svolgerà le funzioni che, normalmente, un Comune dovrebbe svolgere, specie in un delicatissimo momento storico come quello attuale in cui si decideranno le sorti della Taranto dei prossimi trent’anni”. Gli architetti ionici, presieduti da Massimo Prontera,  stigmatizzano così  “l’ennesima rinuncia di governance in un territorio che continua a perdere giornalmente fette di controllo e gestione, ultime in ordine di tempo Soprintendenza Archeologica, Corte d’Appello e forse anche Camera di Commercio. Una scelta che lascia sgomenti le  rappresentanze professionali, economiche e sociali che, insieme e da tempo, troppo tempo, chiedono a gran voce all’Amministrazione comunale in prima battuta e all’intero Consiglio Comunale, di avviare un confronto aperto sulle problematiche gravissime che riguardano la città e che da troppo tempo non ricevono alcuna risposta se non inconsistenti e improduttive rassicurazioni che non trovano poi corrispondenza nelle azioni concrete. Come ripetutamente proposto in più occasioni –  si legge nel documento degli architetti – avremmo messo a disposizione della città tutte le nostre migliori risorse intellettuali e professionali per contribuire, insieme all’Amministrazione comunale, alla riorganizzazione della macchina amministrativa e al ripensamento dello sviluppo del nostro territorio, se mai qualcuno avesse dato ascolto alle nostre continue ed estenuanti richieste di attenzione. Ora siamo costretti, nostro malgrado, ad assistere all’ultimo atto di resa di un’Amministrazione che, finalmente consapevole di riuscire a gestire con le proprie forze un processo di trasformazione complesso ma determinante per i propri cittadini e che, anzicchè stringersi attorno alle migliori forze istituzionali e sociali del territorio preferisce abdicare al proprio ruolo e consegnarsi all’ultimo Commissario di una Città che non governa da tempo più il suo futuro. Resta il rammarico di non aver potuto fornire, per l’ennesima volta, il proprio contributo in un processo che avrebbe meritato una migliore gestione, più forte ed autorevole”. Una bocciatura che dovrebbe far riflettere.
Certo, non è da meno quella dei costruttori. “All’indomani della netta presa di posizione da parte del presidente dell’Ordine degli Architetti di Taranto nei confronti della questione, già evidenziata da ANCE Taranto, dell’affidamento a INVITALIA da parte del Comune degli appalti delle opere previste dal CIS per Taranto è utile dare una valutazione più ampia a quanto sta accadendo – dicono dall’Ance  –  Senza alcun intendimento di replica alle affermazioni dell’Amministrazione e nel rispetto delle competenze e prerogative di INVITALIA, al punto in cui si trova la nostra economia e nello stato di degrado complessivo in cui si trova la città non può bastare la sola ed ormai eterna invocazione del dissesto. Ancora di più si sente mordere l’assenza di una visione complessiva della città, cosa è oggi Taranto e cosa sarà fra due anni, cinque, dieci. Nessuna visione e dunque niente piani e programmi, niente strategie ed azioni, neanche ragionamenti ed analisi articolate, solo e sempre il dissesto come pensiero unico. ANCE Taranto ritiene che proprio oggi, ad un anno dalla fine del mandato, il sindaco abbia l’occasione irripetibile di guidare una seria riflessione su ciò che non si è realizzato, tralasciando di addurre come unica ragione un dissesto economico che non possiamo continuare a trascinarci dietro come eterna eredità. Anche se amaramente bisogna ricordare, che ciò che non si è fatto in nove anni certamente non si potrà fare in dodici mesi”, I costruttori ripetono che “servirebbe una seria ricognizione della condizione in cui versa la città. Quartiere per quartiere, isolato per isolato. Una riflessione aperta al contributo di tutti, in un clima di sereno rispetto delle differenti posizioni, del perché in questa città non si mettono in campo politiche urbane, lasciando marcire nell’inconcludenza  ogni iniziativa e disegno di rigenerazione e valorizzazione”. E puntano il dito contro “il continuo cambio di assessori e interlocutori ha frammentato, rendendolo privo di utilità, il rapporto con le imprese del territorio assolutamente disponibili a dare il proprio contributo alla ripresa complessiva di una città che non può che sperare in un percorso inclusivo delle varie sensibilità presenti. Terminata la ricognizione, un sistema urbano ben guidato dovrebbe costruire una strategia d’intervento approfondito e lungimirante che metta assieme energie finanziarie, competenza amministrativa e soprattutto una cornice operativa nella quale possano le imprese del territorio, le professioni, il mondo del commercio, la politica fattiva e il mondo della cultura inserire il proprio contributo in una visione finalmente coordinata della città”. La filiera edilizia intanto è bloccata, denuncia Ance, “da una paralisi amministrativa senza precedenti, e tutto questo penalizza non soltanto l’economia ma anche quella coesione sociale ormai persa nelle tante periferie urbane ormai abbandonate al degrado. Per evitare che i prossimi e ultimi mesi di questa legislatura comunale possano essere di sola agonia, ANCE Taranto, con la propria volontà di riscatto e la disponibilità di tutto il mondo produttivo, è ancora a disposizione di tutti coloro davvero interessati a giocare una partita decisiva per il futuro di questa città”. Ci pensa Roma, insomma. Il Novecento tarantino trova una nuova ragione d’essere. Qualcuno arriva a sistemare le cose e ci piace. Non ne usciremo mai.