Cooltura, Musica
L’anno in cui morì la musica (e se ne andò il “Quinto Beatle”)
Tra il 2015 e il 2016 abbiamo assistito a una vera e propria ecatombe di icone tra rockstars, popstars e punti di riferimento per intere generazioni. Per elaborare il lutto collettivo ci stendiamo sul lettino da psicoanalisi per capire cosa lasciano e cosa hanno portato definitivamente con sé.
Ultima perdita, la gigantesca figura di George Martin. Il fantomatico quinto beatle, che contribuì non poco alla grandezza creativa dei Beatles. Arrangiatore, produttore, compositore, direttore d’orchestra e fonico con un piede nella tradizione e l’altro ben piantato nella modernità creativa e teconologica.
Senza i Beatles tanta musica di oggi non esisterebbe come la conosciamo, ma senza George Martin i Beatles sarebbero stati un’altra cosa: bravi, famosi, ma non l’anno zero della musica mondiale.
Martin aveva 90 anni e la notizia è stata data ufficialmente su Twitter da Ringo Starr
La lunga lista
L’elenco è lunghissimo, le perdite incolmabili e attraversano vari livelli di popolarità: un sito web, thedeadrockstarsclub tiene spietatamente da sempre traccia del lungo necrologio, ricordandoci ovviamente il più ingombrante: David Robert Jones (David Bowie), con Paul Kantner e Signe Anderson dei Jefferson Airplane, seguiti da Glenn Frey degli Eagles, per citarne solo alcuni, sono solo di Gennaio 2016.
Dicembre ci lascia Lemmy Kilmister chiudendo ineluttabilmente la carriera della sua band, i Motorhead, e dall’altra parte del pentagramma Natalie Cole, figlia del grande Nat King. Sempre del 2015 la scomparsa di Scott Weiland degli Stone Temple Pilots, Daevid Allen dei Soft Machine e Gong, Mike Porcaro dei Toto, B.B. King e Ben E. King.
Precede di pochi giorni questo articolo la scomparsa di Maurice White, storica voce e autore di tanti successi degli Earth, Wind & Fire.
Hope I die before I Get Old
Cantavano The Who (quando erano ancora tutti vivi), come dire che il rock, esteso come concetto a un certo stile di vita, esaurisse la sua carica con la fine di un’era ormonale e romantica. In realtà salvo rari casi fu vero il contrario, e se è vero che ciò che non uccide fortifica, molti eroi di quel tempo hanno proseguito la loro strada fino ai giorni nostri, raramente superati in creatività dalle generazioni attuali di musicisti, tutti presi dalle citazioni retrò e dalla rassicurante emulazione (con qualche sprazzo di innovazione qua e là).
Le icone del rock hanno attraversando le epoche, fermati solamente dal limite anagraficao. Il rock è morto? No, ma i rockers invecchiano, e muoiono anche.