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Beni Culturali: Soprintendenza unica, a Lecce. Così Franceschini calpesta la storia di Taranto

Pubblicato | da Angelo Di Leo

Spartani, appulo lucani, messapi, magnoreci, romani, saraceni, longobardi, normanni, spagnoli, francesi… tarantiiniiiii. Sveglia! Sul binario Roma-Taranto, ad altissima velocità, sta arrivando un altro schiaffo alla storia di questa comunità strategica per l’acciaio. E basta. La riforma Franceschini, un’altra delle rivoluzioni copernicorenziane, ha partorito l’idea di accorpare le Soprintendenze dei Beni Culturali, oggi suddivise in grandi linee per ambito ambientale, architettonico e archeologico. E sin qui,  conti e strategie alla mano, potrebbe anche passare. Ma ciò che dettagliano i commi mette i brividi, sopratutto alle schiene più avvezze alle cose del mondo che studia e che archivia per titoli e gradi. Qua non si tratta di campanilismo becero e stantio, ci appare una questione ti rispetto per la storia dei popoli e per le  tracce che quei popoli hanno seminato, per la cura e la tutela di patrimoni inestimabili da non delegare al vicino di casa pur di inaffiare il suo giardino, sempre lo stesso giardino. Qua si tratta di capire cosa sia Taranto, davvero, per il Governo italiano. E capire se alle parole del ministro Franceschini, che all’improvviso riscopre il primo vagito di Sparta, debbano seguire gli articoli  della sua riforma che – di nuovo, all’improvviso  – destina tutto a Lecce: armi, Bagagli, ori e memorie da affidare alle salentine anziché potenziare l’ambulatorio Tarantino di una memoria emarginata per decenni. Insomma, detto in parole povere: la riforma varata nel 2014,  resa attuativa anche dalla legge 258 del 28 dicembre 2015, dá vita alla Soprintendenza unica… Talmente unica da desrinarla unicamente a Lecce. In Puglia saranno tre. Le altre sono previste a Foggia  e a Bari. ‘La nuova articolazione territoriale, che realizza una distribuzione dei presidi più equilibrata ed efficiente, è stata definita tenendo conto del numero di abitanti, della consistenza del patrimonio culturale e della dimensione dei territori – spiega il ministero –  Ogni nuova Soprintendenza parlerà con voce unica ai cittadini e verrà articolata in sette aree funzionali (organizzazione e funzionamento; patrimonio archeologico; patrimonio storico e artistico; patrimonio architettonico; patrimonio demoetnoantropologico; paesaggio; educazione e ricerca) che garantiscono una visione complessiva dell’esercizio della tutela, assicurando anche la presenza delle specifiche professionalità. Per cittadini e imprese sarà così più semplice e rapido rapportarsi con l’amministrazione con una notevole riduzione degli oneri burocratici. Ciascuna soprintendenza costituirà un riferimento univoco per la valutazione di qualunque aspetto di ogni singolo progetto, dalla tutela di beni archeologici per arrivare all’impatto paesaggistico, passando per gli aspetti di carattere artistico e architettonico: a un’unica domanda corrisponderanno un unico parere e un’unica risposta. Al centro ci sarà una sola Direzione generale – si legge nelle carte ministeriali – Archeologia, belle arti e paesaggio, che garantirà il coordinamento delle soprintendenze su tutto il territorio nazionale’. Taranto, una delle Soprintendenze storiche di questo Paese che ama ridere di se stesso,  finisce nella cantina de lu salentu. Con buona pace del ritrovato spirito spartano e degli ori che hanno rivisto  la luce. Taranto espone, Roma decide, Lecce piglia tutto. Tarentum, se ci sei battilo sto colpo. Ma battilo forte.