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Rimborsi indebiti o maggiorati? Nei guai in 13

Pubblicato | da Redazione

(aggiornamento del 24 febbraio 2022: ‘tutto prescritto’, è il titolo della Gazzetta del Mezzogiorno in edicola. Le somme sequestrate saranno restituite ai legittimi proprietari, spiega la Gazzetta nel numero odierno della copia cartacea).

Notizia del 3 luglio 2018: Taranto, la Finanza non ha reso noti i nomi. Gli accertamenti hanno riguardato i rimborsi previsti dagli articoli 79 e 80 del decreto legislativo n. 267/2000, in base ai quali le assenze di un lavoratore dipendente per l’esercizio delle funzioni di componente di un Consiglio comunale, sono retribuite a cura del suo datore di lavoro, il quale, su specifica  richiesta documentata, viene successivamente rimborsato da parte dell’Ente civico. Ma nel caso di cinque consiglieri comunali del quinquennio 2012-2017, alla Finanza i conti non sono tornati. In particolare, nel mirino è finito il biennio 2012-2014.

I Militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Taranto, infatti, al termine delle indagini hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo “per equivalente” – ex art. 321 c.p.p. -, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Taranto – Dott. Vilma Gilli -, di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di 240 mila euro.  Sarebbero coivolte  13 persone tra le quali cinque ex consiglieri del Comune di Taranto che “in unione e con il concorso di taluni titolari di imprese – si legge nella nota ufficiale del comando ionico – hanno di fatto in alcuni casi simulato del tutto l’esistenza di un contratto di lavoro dipendente e, in altri casi, modificato artatamente in senso migliorativo l’inquadramento contrattuale, al fine di ottenere, per le loro assenze dal lavoro giustificate dalla partecipazione alle sedute del Consiglio comunale di Taranto, rimborsi del tutto indebiti o quantomeno maggiorati. Tali illeciti comportamenti hanno indotto in errore il Comune di Taranto, il quale ha ratificato, per il periodo 2012/2014, rimborsi non dovuti per 240 mila euro. La denuncia all’Autorità Giudiziaria procedente è per presunto “reato di truffa aggravata in danno di Ente pubblico”. L’importo di sequestro per 240 mila euro coincide con il presunto danno economico calcolato.