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E ora quale Governo tratterà la cessione dell’Ilva?

Pubblicato | da Michele Tursi

Il 7 maggio 2018 è una data da cerchiare in rosso per la vertenza Ilva. Da una parte l’Ue fa cadere le ultime riserve sull’acquisizione del Gruppo siderurgico italiano ad opera di Arcelor Mittal; dall’altro il caos della politica italiana scatenato dal voto del 4 marzo, si intorbidisce a tal punto da rendere difficile intravedere il cammino della XVIII Legislatura. Mattarella ha tracciato la linea: Gentiloni e i suoi ministri vanno a casa; nomina di un esecutivo di servizio composto da personalità neutrali. Altrettanto chiari sono stati Movimento 5 Stelle e Lega non disponibili a concedere la fiducia in Parlamento ad un governo di questo tipo. Quindi, si torna alle urne. Luglio o ottobre, queste le ipotesi.

Con questa poco invidiabile cornice istituzionale, chi e come gestirà la vertenza Ilva? Già si addensavano dubbi sul fatto che il ministro uscente Carlo Calenda, fosse legittimato a condurre una trattativa così delicata. Sul piano squisitamente tecnico lo era, su quello politico no. Dopo l’intervento del Presidente della Repubblica anche Calenda è acqua passata. Il nuovo scenario apre due ipotesi: il Governo di “servizio” riceve la fiducia e prosegue la trattativa con AmInvestco e sindacati su: piano industriale,  livelli occupazionali, investimenti ambientali, risorse per incentivi e ammortizzatori sociali. Seconda opzione, al momento la più probabile: i ministri “neutrali” vengono impallinati dal Parlamento.

Il nuovo Governo, benchè sfiduciato, resterebbe in carica con il solo scopo di traghettare il Paese a nuove elezioni. Appare improbabile che un siffatto esecutivo possa condurre e concludere una trattativa importante e complessa come la cessione dell’Ilva. Tanto più che a supporto dell’eventuale accordo sindacale, potrebbe essere necessario produrre atti e provvedimenti legislativi (ammortizzatori sociali, incentivi all’esodo, bonifiche). Il rischio che tutto resti in un pericoloso limbo fino al prossimo autunno-inverno e alla nascita del nuovo governo, a nostro avviso, è concreto. Forze politiche e sindacati, per ora, sembrano interessati ad altro.

Michele Emiliano – “Per parlare del Piano Ambientale non si puó continuare a tenere fuori dal tavolo Ilva la Regione Puglia nel vano tentativo di isolarla. La Regione Puglia non si farà ricattare e non cederà alle pressioni indebite. Non rinunceremo mai al ricorso contro il Dpcm senza avere concordato con i tarantini e con tutte le parti politiche e sindacali ogni dettaglio del contratto. E soprattutto difenderemo con tutte le nostre forze la salute dei tarantini e i posti di lavoro. Proprio in questi giorni abbiamo capito che la patomima della trattativa di Calenda con Arcelor Mittal nascondeva un contratto già firmato sin dall’inizio dal Ministro dello Sviluppo economico che già disponeva il licenziamento di tutti i lavoratori e la riassunzione di solo diecimila di essi con nuovi contratti jobs act e con una forza lavoro a regime di soli 8500 lavoratori e quindi con il dimezzamento degli occupati Ilva. Senza parlare delle clausole che rendono improbabile la totale attuazione del piano ambientale. Serve un diverso approccio, serve che questo governo scaduto smetta i tentativi di accelerare i tempi di una trattativa opaca e parziale”.

“Il prossimo 20 giugno – aggiunge Emiliano – la Regione Puglia lancerà a Bruxelles, presso la sede del Parlamento Europeo, la consultazione pubblica dei cittadini di Taranto e dei pugliesi, nelle forme previste dalla legge, per definire un piano strategico di intervento e sviluppo del territorio, a partire dall’area di Stabilimento fino ad arrivare al cuore della città. L’intento è quello di unire la conoscenza e la ricerca tesa alla produzione di acciai ‘intelligenti’, di qualità, e non processi produttivi massivi (basati su grandi quantità) come gli attuali, la tutela del lavoro previa riqualificazione del personale attraverso piani formativi specifici atti a fornire le competenze nel campo delle bonifiche ambientali, l’utilizzo di tecnologie ibride qualificate basate sul principo della minimizzazione delle emissioni ‘zero emission’. Il Piano sarà composto da due proposte, la prima basata sulla ipotesi di rimeditazione da parte del nuovo Governo nazionale dei 13 decreti legislativi intercorsi fin oggi, la seconda sul generale ripensamento dell’attività produttiva, come precedentemente detto, comunque sempre nel rispetto delle norme ambientali”.

On. Rosa D’Amato (M5S) – “La decisione della Commissione Ue puo’ far esultare solo il ministro Calenda, ma non di certo i tarantini. La vendita è subordinata a un’ampia gamma di cessioni in mezza Europa e i tempi si preannunciano lunghi, perché ogni Stato fara’ pressioni per impedire la chiusura del proprio stabilimento. Tempi che, come sottolinea l’Europa, non devono in nessun modo riguardare le bonifiche. Calenda gioisce, ma forse non ha capito o fa finta di capire: nel suo comunicato, Bruxelles dà uno schiaffo sonoro al governo di cui il ministro fa parte e che continua a cincischiare sul risanamento ambientale, nonostante gli impegni presi più di due anni fa. La salute dei cittadini non è subordinata alla vendita, Bruxelles prenda seri provvedimenti su questo punto. E’ inaccettabile questo gioco al massacro sulla pelle dei tarantini. Noi restiamo della convinzione che l’Ilva vada chiusa e che le risorse per la città siano indirizzate a una grande opera di riconversione industriale, con precisi impegni per il sostegno e la formazione dei lavoratori”.

Usb – “Lo schema del ministro Calenda è prevedibile e scontato come l’ok dell’antitrust, adesso secondo lui manca solo l’accordo sindacale per chiudere la partita”, così Sergio Bellavita, USB NAZIONALE, commenta
le ultime battute sulla vicenda Ilva. Francesco Rizzo, coordinatore provinciale USB Taranto aggiunge: “per
quanto ci riguarda, l’accordo sindacale non seguirà lo schema che il Governo ha proposto. Siamo pronti alla mobilitazione. ​Non accettiamo accordi in cui ci sono lavoratori in esubero né sullo schema degli
accordi Piombino-Alitalia e senza le necessarie garanzie ambientali. Se Calenda pensa di fare il solito accordino sindacale dove a pagare le conseguenze sono i lavoratori, le famiglie e la comunità Tarantina
ci vedrà arrivare a Roma in massa.” Sergio Bellavita sottolinea ancora una volta che sul numero dei
lavoratori, sulla discontinuità e sui diritti acquisiti, “non c’è discussione, vanno presi tutti alle stesse condizioni economiche e normative.se Mittal non accetta queste condizioni, si deve nazionalizzare. Il centro della discussione non è il mercato, perché il centro è la salute delle persone e il lavoro di 18.000 dipendenti
Ilva e appalto, e comunque per noi tutte le decisioni sono vincolate al parere dei lavoratori”. Sulle convocazioni della Regione Puglia e le dichiarazioni dei 5 stelle Rizzo conferma la disponibiltà a dialogare con tutti. “La partita Ilva è troppo importante perché riguarda il presente e il futuro di una intera comunità , per questo ci vuole il coinvolgimento di tutti”.

On. Ylenja Lucaselli (Fratelli d’Italia) – “L’ok condizionato dell’ Antitrust Ue per l’acquisto dell’Ilva da parte di Arcelor Mittal è senz’altro un’opportunità per l’Italia e per il Mezzogiorno. Esiste però un requisito imprescindibile, e cioè che il piano di rilancio sia sostenibile a livello ambientale”. Lo dichiara la deputata tarantina di Fratelli d’Italia Ylenja Lucaselli. “L’Ilva -prosegue- deve essere un propulsore economico e occupazionale, non certo un prezzo da pagare per una città. Le parole del Ceo di Am Investco Italy vanno nella giusta direzione, ma le Istituzioni non devono rinunciare a vigilare ed accompagnare un percorso decisivo per un territorio e per il futuro della siderurgia italiana”.

Francesca Franzoso (Forza Italia ) – “E’ ormai stucchevole e di basso profilo l’ostinazione con cui Emiliano continua a convocare tavoli regionali sul caso Ilva. Non parteciperò al tavolo, dal momento che non ho intenzione di legittimare alcuna concertazione al di fuori di quella unica e ufficiale, in corso al Ministero per lo sviluppo economico”. Lo dichiara Francesca Franzoso consigliere regionale di Forza italia.
“In questa fase molto delicata -prosegue – con un primo via libera Ue, dobbiamo evitare confusione e soprattutto duplicazione di tavoli di confronto. Esiste già, come hanno ricordato i sindacati nazionali metalmeccanici, il tavolo al Mise per la discussione degli aspetti occupazionali, salariali, industriali e ambientali di Am Investco ed esiste anche il tavolo istituzionale presso il comune di Taranto attivato su richiesta degli stessi sindacati. A ciò si aggiunga che i sindacati hanno anche concordato che questo tavolo istituzionale insediato a Taranto sia permanente e si riunisca ogni volta che un incontro al Mise viene convocato, proprio per tenere in sintonia i due livelli di confronto. E poi, Emiliano ha chiarito definitivamente la sua posizione al concerto del primo maggio a Taranto: vuole, come i cinque stelle, la chiusura dello stabilimento. Pertanto, eviti sceneggiate. Dall’inizio di questa tormentata vicenda , anzichè esercitare un ruolo di responsabilità e di saggezza, Emiliano ha preferito lanciarsi in una guerra senza quartiere verso il Governo, tifando prima per la cordata industriale perdente, poi sostenendo la decarbonizzazione, e formulando un piano che ogni anno costa ai pugliesi centinaia di migliaia di euro, sempre attaccando tutto e tutti arrivando ad impugnare il Dpcm Ambiente al Tar.
Ammettiamolo: Emiliano utilizza l’Ilva – conclude – per distrarre l’ attenzione dalle responsabilità politiche di sua competenza, come sanità e agricoltura, settori in ginocchio da quando governa la Regione.
Fortunatamente il salvataggio della più grande acciaieria d’Europa e dei suoi ventimila addetti non dipende da lui”.

Fiom Cgil – “Con la decisione dell’Antitrust Ue che ha dato il via libera all’acquisizione dell’Ilva da parte di Arcerlor Mittal, a capo della cordata Am Investco, il quadro ora appare più chiaro. Tra le condizioni poste dalla Ue è prevista la cessione di diversi stabilimenti in Europa, tra cui la Magona di Piombino. Arcelor Mittal deve quindi definire con il possibile nuovo acquirente il piano industriale, affinchè siano assicurati certezza occupazionale e futuro produttivo dello stabilimento. I lavoratori di Piombino non possono essere penalizzati dalle scelte dell’Antitrust Ue. In merito alla vertenza Ilva, per riattivare il tavolo negoziale occorre una modifica significativa del contratto firmato dai Commissari e Arcelor Mittal, che sia in grado di garantire l’occupazione di tutti i 14 mila lavoratori, più quelli dell’indotto, con il mantenimento dei diritti acquisiti e dei livelli retributivi. Per la Fiom anche il via libera dei lavoratori è condizionato come quello dell’Antitrust: al risanamento ambientale, all’occupazione stabile, al rispetto del salario e dei diritti. Un buon acciaio ha bisogno di un buon lavoro”. Lo dichiara in una nota Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil nazionale”.

Fim Cisl – “Bene il via libera della Commissione Europea sull’acquisizione di Ilva da parte di ArcelorMittal.
Particolarmente importante il fatto che la stessa Commissione indichi come strada maestra  la salvaguardia di tutti i siti Ilva in Italia. Ora è importante far ripartire subito il negoziato. Serve buonsenso da parte di tutti. ArcelorMittal deve aprire il negoziato sulle proposte sindacali, su occupazione e salario di secondo livello, condizione necessaria per sbloccare lo stallo della trattativa. Contemporaneamente il Governo deve esplicitare le misure da mettere in campo anche per consentire le uscite volontarie dei lavoratori prossime alla pensione. Per la Fim Cisl l’unico tavolo negoziale aperto è quello presso il MiSE; l’unico che finora ha prodotto passi in avanti sul tema ambientale e che sta affrontando la questione occupazione e industriale.
Il resto sono uscite estemporanee di chi un giorno è con i lavoratori dell’Ilva, l’altro auspica la chiusura.
Il nostro obiettivo è sempre stato quello di conciliare la salute dei cittadini con la produzione di acciaio così come avviene in tanti Paesi d’Europa”.