Piani Alti
La democrazia incompiuta
Aldo Moro voleva fare dell’Italia una democrazia compiuta. Voleva portare alla guida del Paese i due maggiori partiti dell’epoca: Dc e Pci. Questa visione, profondamente democratica, destabilizzò i centri della politica mondiale, spaccata in due dal Muro di Berlino. Nel 1978 immaginare il Pci al governo nell’Italia baluardo della Nato sul fronte orientale dell’Europa, era pura eresia. Così Moro fu lasciato morire per mano delle Br.
Quarant’anni dopo, in un contesto profondamente cambiato, l’Italia è ancora nella condizione di democrazia incompiuta. Probabilmente, per la prima volta nella storia repubblicana, la Legislatura (la XVIII) non nascerà e bisognerà tornare alle urne. Un primato di cui nessuno degli attuali leader dovrebbe essere fiero ma che, anzi, segna in negativo il loro cursus honorum.
Nuove elezioni potrebbero lasciare immutato lo scacchiere perchè non c’è sincronia tra i comportamenti delle forze politiche e il sistema elettorale da loro stesse generato. Condizione essenziale per recuperare l’agibilità democratica è, quindi, ristabilire la giusta sincronia. Le possibilità sono due: o cadono i veti alzati negli ultimi sessanta giorni e si stringono alleanze, o cambia il sistema elettorale.
Rispetto a quarant’anni fa la cortina di ferro è crollata e non ci sono più i missili a lunga gittata puntati sul nemico. Ora, però, l’Europa comincia a osservare l’Italia con una certa preoccupazione e i grandi speculatori finanziari già si sfregano le mani. Soprattutto, però, non abbiamo Aldo Moro. Anche lui, in qualche modo, era fuori sincrono: agiva in un sistema chiaramente e convintamente proporzionale, predicando l’alternanza di governo tipica dei sistemi maggioritari. Ci era quasi riuscito. Quasi.