Salute
Ilva, Usb vuole al tavolo Regione e Comune di Taranto
Quella dell’Ilva di Taranto è una vertenza speciale e come tale deve essere affrontata. E’ questa l’opinione di Franco Rizzo, coordinatore provinciale dell’Usb, sindacato che negli ultimi anni si è affermato nello stabilimento siderurgico rosicchiando una bella fetta di consenso (e di tessere) a Fim, Fiom, Uilm. Ieri Rizzo ha incontrato il ministro del Mezzogiorno Claudio De Vincenti dinanzi al quale “ha sostenuto con forza la necessità della presenza ai tavoli di concertazione delle istituzioni locali, quali Comune e Regione. Non si tratta della classica crisi – ha spiegato – questa è una partita di enorme portata che coinvolge un’intera città. Non si può parlare di cose riguardanti Taranto, senza i padroni di casa. Il Governo deve fare gli interessi della città e della Nazione”.
Usb, quindi, recepisce la richiesta avanzata dal governatore Michele Emiliano, durante il recente vertice (a porte chiuse) svoltosi a Palazzo di città e la sponsorizza nei confronti del Governo che, però, avrebbe già risposto picche. Lo stesso Usb ha poi ribadito con forza al ministro la necessità di nazionalizzare l’Ilva. “Mittal non è la soluzione per l’Ilva di Taranto. Respingiamo qualsiasi proposta che preveda esuberi, applicazione del jobs act, scorporo delle aziende e l’azzeramento dell’appalto. Tra l’altro tutto questo senza alcun tipo di garanzia per la salute e per l’ambiente”.
Secondo quanto riferisce il sindacato, il ministro ha però ribadito che non è possibile effettuare la nazionalizzazione per una questione legata alle normative europee. “De Vincenti ha fatto intendere che non è in discussione il jobs act – scrive Usb – ma solo la questione economica e ha detto che l’Europa ci vieta la nazionalizzazione, ma è una notizia non vera perché in Francia e in Germania è accaduto e non capiamo perché in Italia non possa essere fatto. Inoltre il fronte di chi chiede la nazionalizzazione è cresciuto enormemente. E questo dovrebbe far riflettere”.
Usb ha chiesto anche che “tutte le eventuali bonifiche vengano effettuate recuperando le maestranze dell’appalto Ilva che hanno già perso il lavoro negli ultimi anni e che la regia dei lavori non debba essere affidata ai commissari che hanno creato intorno alla questione Ilva una serie di problematiche, ma ad una gestione di soggetti locali con capacità specifiche. Inoltre abbiamo raccontato al ministro tutto ciò che i commissari stanno permettendo ad alcuni personaggi con le assunzioni fatte negli ultimi dodici mesi in quel di Milano”.