Pubblicato alle ore 8:00

1960, la prima pietra dell’Ilva pesa anche sul voto

1960, la prima pietra dell’Ilva pesa anche sul voto

(PARTE 4, leggi 1,2 ,3). Il 9 luglio 1960 veniva posta la prima pietra  del Siderurgico: una grande manifestazione alla presenza di innumerevoli autorità civili, militari e religiose. I Ministri Fernando Tambroni, Antonio Segni, Emilio Colombo, Mario Ferrari Aggradi rappresentavano il Governo nazionale. La visita preannunciata del Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, veniva annullata per la crisi di Governo in atto.


Posa della prima pietra all’Italsider

Posa della prima pietra all’Italsider



Nei discorsi veniva affermato dal sindaco Angelo Monfredi che quella era “una svolta decisiva nella vita economica di Taranto”, dal Presidente della Provincia Pietro Diasparro che “grandi prospettive si dischiudono per il nostro popolo”, dal Ministro Emilio Colombo che “queste popolazioni non avranno più bisogno, per andare orgogliose, di sfogliare le pagine della loro storia, ma potranno cominciare a leggere anche nel libro del loro sicuro avvenire”, dal Ministro Ferrari Aggradi che “la costruzione dell’impianto non solo ha una giustificazione di carattere generale, ma trova la sua ragion d’essere in ben fondati criteri economici”. Anche Giovanni Gronchi faceva giungere un suo messaggio augurale.

Lavori di costruzione dello Stabilimento siderurgico

Lavori di costruzione dello Stabilimento siderurgico

L’area su cui si avviava la costruzione del siderurgico era quella immediatamente a ridosso della Città e del quartiere Tamburi in particolare, famoso per la sua area salubre. La scelta dell’area era stata abbastanza controversa in quanto l’orientamento espresso dall’apposita commissione dell’IRI aveva indicato l’area immediatamente a ridosso del Tara, a dieci km circa dall’abitato, quale quella più idonea. Pressioni, interessi diversi rispetto alle aree avevano orientato infine la scelta sull’area che vedeva la cerimonia della posa della prima pietra. Una vicenda nella quale aveva pesato notevolmente il quadro politico amministrativo cittadino che era anche espressione, per l’appoggio che ne riceveva, di consistenti ed influenti forze legate alla grande rendita. A Genova inizia la preparazione dei primi 26 operai e tecnici tarantini che lavoreranno all’ILVA; la loro preparazione si sarebbe conclusa con il tirocinio in un’acciaieria negli USA.


In questo scenario il rinnovo del Consiglio Comunale si avvicina e si cominciano a preparare le liste; insomma la campagna elettorale incombe.

Il plastico dello Stadio, da 35 mila spettatori

Il plastico dello Stadio, da 35 mila spettatori

Alla Salinella cominciano a sorgere le prime palazzine della “città satellite” e si avvia la costruzione del nuovo stadio della capienza di 35 mila spettatori, con il sottosegretario Gabriele Semeraro che pone la prima pietra. Ai Tamburi vengono consegnati 671 alloggi dell’INA Casa. Viene inaugurato il mercato coperto di via Icco.

 

Palmiro Togliatti (al microfono) e a fine comizio

Palmiro Togliatti (al microfono) e a fine comizio

In piazza della Vittoria si susseguono i comizi; tra gli altri parlano Emilio Taviani, Mario Mazzarino e Angelo Monfredi (DC), Antonio Pesenti, Nicola De Falco e Antonio Romeo (PCI), Nicola Carrino (PRI), Nico Indellicati (PSI). Una grande folla segue il comizio del Segretario nazionale del PCI, Palmiro Togliatti, presentato da Nino D’Ippolito. Particolarmente “vivace” la polemica tra i partiti di sinistra e la DC. In un opuscolo propagandistico comunista si legge: “Chi è il dott. Angelo Monfredi? E’ il campione della DC, l’uomo ripresentato capolista per la elezione del Consiglio Comunale e candidato al Consiglio Provinciale, l’uomo che ha diretto un’amministrazione sulla quale, da ogni parte, sono piovute accuse di corruzione, di scandali. E non solo accuse, fatti circostanziati sono stati denunciati attorno alle violazioni al piano regolatore, agli appalti a trattativa privata, al nepotismo. Il dott. Angelo Monfredi è l’amico dei monarchici e dei missini…” Le scelte in edilizia sono uno dei punti forti della polemica ed anche il PSI va giù duro, scrivendo nel suo programma elettorale: “La “mafia” edilizia non ha risparmiato nessun angolo della nostra città. Persino la prospettiva delle Chiese è stata deturpata. Questo andazzo deve assolutamente finire!”. La DC, dal suo canto, affida la risposta ad una serie di opuscoli in cui evidenzia le cose fatte dall’Amministrazione.

 

Partiti Voti %
P.C.I. 26.024 27,75
P.D.I. 3.067 3,27
P.S.D.I. 2.810 2,99
P.L.I. 1.884 2,0
P.S.I. 12.796 13,64
M.M.I.
M.S.I.

10.195

10,87
D.C. 36.998 39,45

Elezioni amministrative – 6 novembre 1960 – Fonte: Ministero dell’Interno

Dalle urne esce il nuovo Consiglio comunale così composto:

Gruppo “Democrazia Cristiana”: MONFREDI Angelo, CONTE Giuseppe, SALA Paolo, PARADISO Leonardo, DIOTAIUTI Franco, DE PACE Angelo, BLASI Cataldo, LEGGIERI Cataldo, TAGLIENTE Vincenzo, GRIMALDI Carlo, LUCARELLA Franco, SPALLITTA Salvatore, CALO’ Luigi, LUPOLI Maria, CASTRONUOVO Pasquale, OSTILLIO Cataldo, BASILE Armando, FIORE Nicola, FESTINANTE Luigi, DE FILIPPI Franco, MUSOLINO Elmo

Gruppo “Partito Comunista Italiano”: DE FALCO Nicola, PUGLIESE Luigi, DI DONNA Carlo, QUERO Giuseppe, INTELLIGENTE Augusto, BRIGUGLIO Giuseppe, CANNATA Giuseppe, CELLAMARE Francesco, DI CIOLLA Leonardo, GIUNGATO Ignazio, ANDRISANI Vincenzo, FALCONI Dante, DE SANCTIS Luigi, D’IPPOLITO Eneide

Gruppo “Partito Socialista Italiano”: GIANCANE Giuseppe, PERETTO Giovanni, CIGLIOLA Antonio, LADAGA Luigi, CARAMIA Giorgio, INDELLICATI Domenico, MASELLA Tommaso

Gruppo “Movimento Sociale Italiano”: LATANZA Domenico, MANDRAGORA Leonardo, MASTRANDREA Giandomenico, DE INTRONA Fortunato, GIUSTI Giuseppe

Gruppo “Partito Democratico Italiano”: SANTILIO Luigi

Gruppo “Partito Liberale Italiano”: PASANISI Bernardino

Gruppo “Partito Socialista Democratico Italiano”: CANDELLI Franco

Rispetto alle precedenti amministrative il partito che esce maggiormente premiato è la DC che guadagna oltre 4 punti in percentuale; avanzano leggermente anche PSDI, PLI e PRI, stabile il consenso del PCI che però non recupera sul risultato negativo di quattro anni prima, arretrano, sia pur di poco, PSI e MSI mentre il PDI dimezza i voti monarchici di PMP e PNM messi insieme.

Ma sono le incertezze nella formazione delle giunte, sia al Comune che alla Provincia a tener banco: il quadro politico nazionale è in pieno fermento e naturalmente ciò si riflette anche nel resto del territorio nazionale.

In questo quadro Luigi Pugliese si dimette dal PCI, motivandolo con una lettera pubblica in cui manifesta il suo crescente disagio nella vita di quel partito; non si dimette però da consigliere comunale e la stampa interpreta questa scelta come la possibilità che egli sia il 25° consigliere di una giunta centrista al Comune. Pugliese aderirà in seguito al PSDI.

La Federazione provinciale del PSDI in un comunicato dichiara la propria disponibilità alla formazione di una giunta con la DC ed auspica che anche il PSI ed il PRI aderiscano a tale ipotesi per dare vita ad una giunta di centro-sinistra.

Dal suo canto il PLI riafferma la propria disponibilità per giunte dichiaratamente centriste.

Alla Provincia Giuseppe Conte viene eletto Presidente con i voti di DC e PLI, Angelo Conte (PSI) ottiene 4 voti, De Introna (MSI) 3, il PDI si astiene ed il PCI abbandona l’aula al momento del voto. Giuseppe Conte accetta con riserva sino all’elezione della giunta; elezione che risulterà particolarmente difficoltosa perché più volte verrà meno il numero legale per l’abbandono dell’aula da parte delle opposizioni.

Anche al Consiglio Comunale PCI, PSI, MSI e PRI abbandonano l’aula facendo venir meno il numero legale e rendendo quindi impossibile l’elezione del Sindaco.

Il senso dello scontro in atto è tutto politico: la situazione è in movimento a livello nazionale ed a Taranto si vuol impedire il consolidarsi di una maggioranza di centro-destra che dal 1956 aveva amministrato Taranto.

Angelo Monfredi

Angelo Monfredi

Il 12 febbraio Angelo Monfredi, che aveva sostituito Raffaele Leone eletto alla Camera nelle elezioni politiche del 1958, viene rieletto Sindaco coi voti di DC, PRI, PLI, indipendenti e del missino Leonardo Mandragora; questo risultato rende ancor più tesi i rapporti tra le forze politiche tarantine. Infatti al momento della votazione in aula sono presenti solo 26 consiglieri: PCI, PRI, PSI e 3 missini (Latanza, Mastrandrea e De Introna) avevano abbandonato l’aula. Monfredi quindi, essendosi astenuto, avrebbe dovuto prendere 25 voti ed invece ne prende solo 23: due schede bianche che sono sicuramente un campanello d’allarme per lo stesso Monfredi; è evidente infatti che la sua riconferma non è ben vista proprio da tutti.

Leonardo Mandragora, rimasto in aula nonostante le indicazioni del proprio partito, viene espulso dal MSI e si dichiarerà indipendente.

La stessa segreteria democristiana avverte la difficoltà del momento e manovra per arrivare ad un Consiglio provinciale della DC in cui Angelo Monfredi e Giuseppe Conte rimettono nelle mani del partito il loro mandato per favorire la ripresa dei rapporti tra le forze politiche ed arrivare a soluzioni stabili.

Il 28 marzo Angelo Monfredi si dimette ufficialmente in Consiglio Comunale ed alle sue dimissioni segue la votazione di un ordine del giorno, sottoscritto da DC, PLI, PSDI e PRI, proponente l’aggiornamento dei lavori; l’opposizione reagiva duramente per non dare tempo, ma l’odg passava con 26 voti contro 15 contrari ed 1 astenuto.

Nella nuova seduta consiliare, il giorno dopo, veniva eletta quindi la giunta formata dagli Assessori effettivi BLASI Cataldo (DC), CANDELLI Franco (PSDI), DE PACE Angelo (DC), DIOTAIUTI Franco (DC), GRIMALDI Carlo (DC), LEGGIERI Cataldo (DC), MASELLA Tommaso (PRI), PASANISI Bernardino (PLI), SALA Paolo (DC), TAGLIENTE Vincenzo (DC) e dagli Assessori supplenti CASTRONUOVO Pasquale (DC) e DE FILIPPI Franco (DC); interrogato sul nome del futuro Sindaco il segretario provinciale democristiano, Mario Mazzarino, rispondeva che ci si stava confrontando.

Intanto alla Provincia Francesco Taormina si dimette dal PSI e passa al PSDI, al Comune Luigi Santilio si dimette dal PDI e passa al PLI, Carlo Di Donna si dimette dal PCI dichiarandosi prima indipendente e chiedendo in seguito l’adesione al gruppo consiliare DC: insomma ulteriori elementi a testimoniare di una situazione politica quantomeno fluida ed in divenire.

Salvatore Spallitta

Salvatore Spallitta

Come in quasi tutte le situazioni di passaggio si cercano soluzioni-ponte che rendano meno traumatica la rottura con il passato: l’elezione a Sindaco di Salvatore Spallitta è un esempio classico; egli viene eletto nella seduta del Consiglio comunale del 20 aprile 1961, coi 23 voti di DC, PLI, PSDI e PRI, mentre Nicola De Falco ne ottiene 10, Giuseppe Giancane e Domenico Latanza 6, 1 astenuto.

Ma non mancano evidenti segnali di malessere e la tensione tra le diverse componenti della DC è altissima.

Si apre così una fase nuova nella politica tarantina, frutto anche degli scenari che vanno modificandosi a livello nazionale, con l’apertura al PSI che porterà al centro-sinistra.


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