Copertina, Salute
Il tribunale risarcisce Legambiente: danneggiata dall’Ilva di Taranto
Le polveri dell’Ilva hanno danneggiato anche Legambiente. Lo ha stabilito il giudice unico del tribunale di Taranto, Antonio Pensato che ha accolto il ricorso dell’associazione ambientalista, assistita dall’avvocato e socio Massimo Moretti, nei confronti di Emilio Riva (nel frattempo deceduto) e Luigi Capogrosso (ex direttore dello stabilimento ionico).
“L’istruttoria svolta in giudizio – dichiara Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – ha fatto emergere chiaramente che il costante e notevole impegno profuso da Legambiente è stato profondamente pregiudicato dalla altrettanto costante e massiccia attività di immissione di polveri provenienti dallo stabilimento Ilva che, negli anni esaminati, non ha trovato alcuna tangibile riduzione”.
L’associazione ambientalista è riuscita a provare che l’azione delittuosa di cui il Riva ed il Capogrosso sono stati riconosciuti responsabili, riguardante l’emissione di grossi quantitativi di polveri verso i quartieri cittadini circostanti atte ad offendere, imbrattare e molestare le persone, ha avuto un effetto dannoso diretto nei confronti del bene ambiente ma anche un effetto dannoso riflesso sulla incessante attività di interlocuzione e di denuncia svolta da Legambiente per cercare di limitare l’attività di inquinamento dello stabilimento Ilva.
“L’effetto dannoso per Legambiente è stato quello di vedere sostanzialmente vanificati i propri sforzi – aggiunge Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto – per cercare di far ritornare l’ambiente cittadino a livelli accettabili di vivibilità”. Per l’avvocato Moretti “la sentenza rappresenta un importante risultato su scala nazionale per il mondo ambientalista e per Legambiente, poiché indica chiaramente i requisiti necessari per poter ritenere provato anche in sede civile il danno subito dall’associazione. Una sentenza che offriamo al mondo delle associazioni ambientaliste perché possa costituire un precedente per simili fattispecie”.
Legambiente utilizzerà il risarcimento di 30mila euro deciso dal giudice, per istituire borse di studio pluriennali per progetti di ricerca in ambito ambientale di concerto con l’università e con altri enti di ricerca, e per convegni di livello nazionale ed internazionale nei settori delle bonifiche, delle energie rinnovabili e della mobilità sostenibile.