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Una cartolina sull’asfalto… e si apre un mondo: Taranto, 1988

Pubblicato | da Redazione

Il ritrovamento, sull’asfalto della litoranea tarantina, di una cartolina trasportata dal vento.

Comincia così la storia di un ragazzo di nome Antonello che il 4 gennaio 1989, da Parigi, scrive a Flora. Lei è a Taranto, una città distante nel tempo 27 anni. Ecco il testo: “Ho appena saputo della sconfitta del Taranto con la Sambenedettese, ma la vita è troppo bella per potersi rammaricare. Un grosso saluto da Antonello”. E quella del 31 dicembre del 1988 fu davvero una batosta per la squadra di Fernando Veneranda, contro l’ultima in classifica di una serie B che vedeva il Genoa in testa. Nemmeno lo Iacovone, rimodernato e più capiente, servì per strappare una vittoria che sarebbe stata il gradito regalo di fine anno. La passione rossoblu che aveva amareggiato (ma non troppo) il nostro Antonello, era la stessa che alimentava i discorsi di migliaia di tarantini, nella città che quell’anno contava ancora  240mila  abitanti.

Antonello probabilmente l’aveva lasciata, magari proprio  nel 1988 mentre la targa Ilva prendeva il posto di quella Italsider e il Sole 24Ore già bocciava la provincia per “qualità della vita”.

Non  solo. In quegli anni Taranto era piazza d’affari della mala: bische, contrabbando di sigarette, estorsioni e usura daranno il via a una guerra tra famiglie che avrebbe lasciato una scia di 160 morti in due anni e mezzo. Saranno stati questi, forse, i motivi che spinsero Antonello a lasciare casa per trasferirsi a quasi 2000 km di distanza? E per i ragazzi che invece in quella città ci restarono come Flora? Ci si ritrovava in piazza della Vittoria, vicino la Sem, da dove giungevano le note di “Gimme hope Jo’Anna”  o “Perdere l’amore”. Tra le auto parcheggiate le Fiat 126, Ritmo… accanto a Si Piaggio e Vespini. Il freddo, neanche poi tanto, consentiva lo sfoggio di cappotti in montone e bomber XL in pieno stile Paninaro. I cellulari e internet non avevano ancora stravolto il loro modo di comunicare e le feste in casa restavano l’unica occasione di approccio. Non sappiamo cosa sia stato di Antonello e Flora. Della loro amicizia, della loro storia personale… chissà.  Sappiamo però cosa sia stato di Taranto, di Parigi, di quel mondo. Ci piace immaginare, però, che Flora, leggendo quella cartolina , si rabbuiò pensando  che Antonello avesse sprecato lo spazio per parlarle  (soltanto) della sconfitta del Taranto. Ma sulla frase “la vita è troppo bella”… magari ci rise su.