Trump e… Ilva, “cambiare si può, anche a Taranto”

Votando Trump gli Stati Uniti d’America hanno compiuto una svolta radicale. Quindi, un cambiamento profondo può avvenire anche a Taranto. Ad affermarlo è Antonio Caramia, già presidente degli industriali tarantini e vicepresidente di Confindustria Puglia. Ma il cambiamento a cui guarda con insistenza l’imprenditore è la chiusura dell’Ilva. “L’elezione di Donald Trump a 45° presidente degli Stati Uniti d’America – scrive in una nota – ci insegna che il voto popolare è in grado di sconvolgere ogni previsione. Certo, la storia è piena di grandi affabulatori che dopo aver ammaliato le masse le hanno calpestate cancellando regole e garanzie democratiche. Ma dagli Usa arriva, comunque, una lezione di democrazia che significa sostanzialmente libertà, partecipazione, cambiamento”.


Antonio Caramia

Antonio Caramia



La situazione italiana, però, è ben diversa. “In Italia impazza il toto-referendum – prosegue Caramia – il dibattito sulle riforme costituzionali, tema importantissimo per la vita democratica e il funzionamento dello Stato, è stato reso stucchevole e lontano dal paese reale da tatticismi e guerre interne ai partiti. Lotte che vedono la Puglia in primo piano grazie, soprattutto, al presidente Michele Emiliano. Il Governatore della Puglia dice un sacco di cose, ma poi agisce in modo opposto o non agisce per niente”.

L’imprenditore aggiunge: “Ilva, sanità, politica economica, infrastrutture, su questi grandi temi, strettamente correlati allo sviluppo, la Regione arranca anzi, scivola pericolosamente verso il basso. E intanto, Taranto rischia di restare strozzata da un dibattito asfittico tra la decarbonizzazione di Emiliano e i decreti salva-Ilva di Renzi”. Sull’argomento il pensiero di Caramia è chiaro: “L’Ilva va chiusa, senza se e senza ma. Solo così sarà possibile avviare una nuova stagione economica incentrata sulle bonifiche, sull’industria innovativa, sulla cultura, sull’agricoltura e la filiera enogastronomica, sul turismo, sull’artigianato di qualità. Un processo che darà lavoro non solo ai dipendenti dell’area industriale, ma creerà nuova occupazione, nuovo sviluppo, nuovo benessere”.

“Lo ripeterò fino alla noia – aggiunge – anche se questa mia posizione può risultare scomoda, fastidiosa o poco comprensibile. Non è una conversione, non voglio mettermi in mostra, non ne ho alcun bisogno e, lo ripeto a beneficio di quanti non l’avessero capito: non nutro alcuna ambizioni politica. Esprimo il mio pensiero liberamente, come ho sempre fatto: non voglio vivere in una comunità assuefatta, passiva e inerme. Non sopporto una classe politica che ignora le istanze reali della gente ed è incapace di risolverne problemi. Non mi piacciono gli imbroglioni di qualsiasi colore politico. Per Taranto immagino un futuro diverso dalle industrie dei fumi e dei veleni, ne abbiamo le potenzialità e le capacità. Basta volerlo”.



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