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Tempa Rossa, quell’emendamento contro Taranto…
I pediatri di Taranto stanno ancora aspettando la sua telefonata. E forse ha fatto bene, Matteo Renzi, a non chiamarli. Cosa avrebbe dovuto dire quel 12 settembre del 2014, una volta lasciata la Prefettura di Taranto, dopo aver fatto pipì e osservato dal finestrone del bagno quanto fosse bella Taranto (così disse…)? Avrebbe potuto per caso affermare, in piena bagarre Ilva, nel groviglio dei commi e dei cavilli messi in cottura nell’imminente nuovo decreto salva azienda, che per Taranto era già pronto il secondo pacco regalo chiamato Tempa Rossa?
Il presidente di questo Consiglio dei Ministri non avrebbe potuto dire altro. Sabato, intanto, quelle mamme di Taranto sfileranno a Porta Napoli con i passeggini vuoti. Ma diossinati e gasati più che mai, i tarantini il prossimo 17 aprile avranno anche la possibilità di urlare nelle urne per stoppare le trivelle e dare un segnale. Perché quel tubo di Tempa Rossa – lo ripetiamo da anni – che troverà sbocco in Mar Grande per distribuire greggio alle petroliere che attraccheranno, porterà il 12% di emissioni in più (l’azienda si impegna per iscritto ad arginarlo…) e a regime poche decine di posti di lavoro, dopo le 300 buste paga assicurate nei due anni di costruzione delle infrastrutture necessarie sul porto di Taranto.
Sono questi i numeri di una colossale operazione economica e produttiva che, al di là delle ragioni di merito e metodo, passa sulla testa dei tarantini, dei pugliesi, dei lucani, degli italiani e bypassa il No degli enti locali.
Si tratta di un collegamento tra Basilicata e costa tarantina, di petrolio che viaggia per raggiungere due mega serbatoi a loro volta pronti a lavorare il greggio e, come fosse un distributore in mare aperto, fare il pieno alle petroliere che transiteranno di fronte alla città. Taranto accoglie, lavora poco, rischia tanto, e si trasforma in un autogrill per il mercato.
Il piano
Settembre 2014: il ministero dello Sviluppo Economico dice di Tempa Rossa «E’ il principale programma privato di sviluppo industriale in corso in Italia». Investimento da milioni, due anni di lavoro per la realizzazione, 300 assunzioni. E a regime? Alcune decine di posti assicurati: questo toccherà ai tarantini.
Tempa Rossa è il nome di un progetto che la Regione Puglia di Vendola ha avallato. Il 26 novembre del 2011 l’allora assessore al Bilancio convocò la stampa tarantina per rendere pubblica la sua contrarietà. Pelillo, adesso parlamentare Pd, lasciò addirittura i lavori di quella seduta di Giunta, a Bari, prima della votazione. Cambierà visione delle cose, l’attuale capogruppo Pd in commissione Bilancio, mostrandosi quantomeno possibilista sul progetto Total, pur confermando alcuni dubbi in una intervista rilasciata nel 2015 al giornale Taranto Buonasera.

E gli enti? Favorevole anche la Provincia. Proprio come il Comune di Taranto che, dopo un primo parere positivo, cambierà idea nel 2014 stoppando, grazie ad una variante al Piano regolatore del Porto, l’allungamento del pontile necessario a Tempa Rossa (ci torneremo).
Il blitz in commissione
Ma la maggiornza del Parlamento, proprio come nel caso Ilva, non ci sta. Ottobre 2014: in commissione Ambiente, emendamento nel cosiddetto decreto Sblocca Italia. A Taranto e in Puglia, non a caso, in questi giorni il ritornello è noioso: tanto c’è lo Sblocca Italia (basta guardare le cronache di quei giorni!). Ermete Realacci, presidente (Pd) della commissione Ambiente, dichiara quell’emendamento inammissibile. E’ il 17 ottobre. Due mesi dopo (14 dicembre del 201), tra gli emendamenti presentati dal Governo alla legge di Stabilità, dal cilindro dem ecco di nuovo quella postilla. Renzi pone la fiducia. Il Senato si occupa di Tempa Rossa ma estende l’autorizzazione unica alle infrastrutture (Total), comprese quelle «al di fuori» del perimetro di concessione (Basilicata). Si sta parlando di Taranto, bypassando il no del Comune e di buona parte di una comunità già provata dall’Ilva.
Il 20 dicembre 2014 il Sole 24 ore commenta così:
“Il progetto Tempa Rossa fa un passo avanti nella parte che riguarda Taranto. Nel maxi emendamento alla legge di Stabilità approvato nelle scorse ore dal Senato dopo che è stata posta la fiducia, c’è anche la norma che sblocca la costruzione della base logistica del giacimento petrolifero della Basilicata. Il Governo aveva inserito il capitolo Tempa Rossa nel maxi emendamento prevedendo l’estensione dell’autorizzazione unica per le infrastrutture a valle del progetto. Nel caso specifico le opere che a Taranto, all’interno della raffineria Eni, serviranno a raccogliere il petrolio in arrivo, via oleodotto, dalla Basilicata, stoccarlo e poi caricarlo sulle petroliere. Incassato il via libera del Senato, la legge di Stabilità torna adesso alla Camera per l’approvazione finale ma di fatto per Tempa Rossa il percorso autorizzativo si è rafforzato.
Nella sua visita di metà settembre a Taranto, il premier Matteo Renzi ha giudicato Tempa Rossa progetto strategico ed è possibile che le opere che vi sono collegate rientrino anche nel decreto legge su Ilva e su Taranto che il Consiglio dei ministri si accinge a varare nella seduta del 24 dicembre. Il decreto infatti dovrebbe riguardare anche l’area portuale. Trecento milioni di investimento con una ricaduta di cantiere per 50 imprese e 300 addetti per circa due anni, la base logistica di Tempa Rossa – che si comporrà di due serbatoi di stoccaggio e di un pontile per l’attracco delle navi che per l’occasione sarà allungato di 350 metri – vede il netto dissenso del Comune di Taranto. Quest’ultimo si è espresso con una delibera del Consiglio comunale che ha approvato il piano regolatore del porto escludendo però l’ampliamento del pontile. Contrari anche diversi movimenti ambientalisti e numerosi singoli cittadini. Proprio ieri sera a Taranto c’è stata una manifestazione del movimento studentesco – circa un migliaio di persone – per affermare il no. Si teme, infatti, che Tempa Rossa possa portare a un aumento dell’inquinamento provocato dai composti volatili del greggio in una realtà già alle prese con enormi problemi ambientali. Ma Total, Shell e Mitsui hanno già spiegato che Tempa Rossa avrà zero emissioni per Taranto e che il progetto prevede anche una riduzione di quelle della raffineria per un totale di 64 tonnellate annue. Per dare forza al no, il Consiglio comunale aveva anche previsto, qualche giorno fa, un’autoconvocazione a Roma, tra Palazzo Chigi e Montecitorio, scelta poi accantonata a favore di una seduta permanente a Taranto. Ma in proposito non è stato programmato ancora nulla. In una lettera a Renzi e al ministro dell’Ambiente, Galletti, il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, oltre a riproporre il dissenso, ha chiesto un incontro al Governo e “sollecitato garanzie ambientali”.
Il Tar boccia il NO del Comune e il Governo rilancia
Le società protagoniste del progetto Tempa Rossa ricorrono cosi anche al Tar contro la delibera del Comune di Taranto. Nel giugno del 2015, il Tribunale amministrativo annulla la delibera del Comune di Taranto, in altre parole la rilettura del Prg che bloccava le opere. Qualcuno se lo aspettava visto che serbatoi di stoccaggio utili a Tempa Rossa ricadono nell’area privata di Eni, quindi al di fuori del Prg portuale. Forte del Tar, il Governo torna alla carica dando seguito al famigerato emendamento dell’anno precedente. E’, infatti, il 19 dicembre 2015 quando il Ministero degli Affari Economici prende atto della sussistenza dei “presupposti per l’emanazione del provvedimento di autorizzazione, previa intesa con la Regione Puglia”.
Quella delibera scomoda…
“Se ne parlava dal 2011 e la maggioranza al consiglio comunale jonico si è sempre detta contraria, ma al dunque tergiversava con il solito sistema della mancanza del numero legale, dei rinvii, delle sottili distinzioni e così Angelo Bonelli ha proposto un documento di indirizzo vincolante per Giunta e Consiglio comunale che è stato approvato il 14 luglio e impegnava l’amministrazione sui seguenti punti…”. I Verdi di Taranto oggi rievocano quel passaggio nodale: Bonelli, allora consigliere comunale, chiedeva nel suo documento: “Il sindaco di Taranto, la Giunta e il Consiglio comunale di approvare la variante di piano regolatore che accoglie quanto previsto dal DM 9 maggio 2001, del PEE della raffineria Eni e del piano di sicurezza portuale in osservanza al DM 293/ 2001 e ai criteri della direttiva Seveso a garanzia e tutela della sicurezza della popolazione tarantina dal rischio d’incidente rilevante”;
2) a esprimere un parere negativo alla variante di piano regolatore per la realizzazione del progetto Tempa Rossa anche perché in contrasto con la variante succitata;
3) a esprimere per le ragioni narrate in premessa un parere negativo al progetto Tempa Rossa in considerazione dell’urgenza, necessità e obbligo da parte dell’amministrazione comunale di tutelare la salute della popolazione nonchè l’ambiente del territorio;
4) a esprimere un parere negativo al progetto Tempa Rossa perché in contrasto con uno sviluppo diverso della realtà portuale che dovrà basarsi su un aumento delle potenzialità del traffico merci e passeggeri/ turistico e della realizzazione del necessario District Park incompatibile con il progetto in oggetto;
5) Impegna il sindaco a inviare questo parere al governo nazionale e alla regione Puglia entro tre giorni dall’approvazione del presente documento, in considerazione della scadenza del 30 luglio data dal governo all’amministrazione comunale per l’adozione del parere sul progetto Tempa Rossa”.
Come ricordano dalla Federazione dei Verdi, però, “già alla fine del 2015 la stessa assemblea consiliare approvava la variante del PRG per il pontile…”.
E si arriva al 25 gennaio 2016, quando dai banchi dell’opposizione (Dante Capriulo, Ciccio Venere e Gianni Liviano) arriva la proposta di una deliberazione che raccoglie altre firme e alla fine sarà approvata dai 18 presenti in aula (su 31). Il Consiglio comunale chiede in pratica alla Regione di rilasciare una nuova autorizzazione integrata ambientale, allegandovi la valutazione di impatto sanitario. Ad ogni modo, di rivedere la pratica prima di esprimersi definitivamente come il ministero chiede (vedi sopra).
Una storia che riguarda da vicino la terra ionica, dunque. E che adesso registra il solito assordante silenzio del Pd tarantino, della Giunta comunale, dello stesso Consiglio che pure a gennaio aveva prodotto una nuova spinta avversa al programma petrolifero, della Provincia, della maggior parte dei parlamentari tarantini, dei sindacati, delle associazioni. Taranto è vittima di questo affare. La gente scenderà in piazza mentre i Palazzo si chiudono e abbassano le tende. Come sempre. Questo è il vero disastro!