Sul Pezzo
Taranto, morire a 28 anni nella fabbrica più discussa d’Europa
Morire a 28 anni, su una gru, di fronte al mare e al sole tiepido di maggio. Morire alle 9 del mattino con il nuovo giorno appena cominciato. Morire nella fabbrica più discussa d’Italia e forse d’Europa. Si sveglia così Taranto, epicentro di tensioni, coacervo di interessi molto più grandi dei suoi operai e dei suoi cittadini.
Scorre il sangue sugli accordi, sulle ristrutturazioni, sulle parole e sui numeri di piani industriali e contratti di governo. Taranto piange e urla: dolore e rabbia. Eterna “nazzicata” tra chi tira a campare e chi vorrebbe chiudere tutto. Divisi e lacerati accomunati, però, da lutti e malattie.
Anche questa volta la fabbrica si prende il suo tributo senza chiedere il permesso. Stordisce e ammutolisce. Non può continuare così. Questo lo dicono tutti. Ma non serve un coro stonato e stucchevole. Silenzio, per favore. In segno di rispetto vero e profondo. Silenzio per pensare. Silenzio per cambiare. Veramente.