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Taranto, l’appello del vescovo: Superare le lacerazioni

Pubblicato | da Redazione

“Vorrei tanto che questa unità si riverberasse fiduciosa sulla nostra Taranto che vive passaggi complicati e faticosi, ma che non manca di essere benedetta dal Signore in questi anni di prova. Ma le prove si superano insieme cercando di perseguire il bene comune. Purtroppo le lacerazioni, la diaspora dei cittadini chiamati al voto, il disimpegno e la delusione non ci aiuteranno ad affrontare le sfide future. Mi rendo conto che l’unità è la strada più difficile, lo sperimentiamo anche in famiglia. L’unità si fa cercando qualcosa di più grande dell’interesse immediato e avendo come riferimento un punto comune”.

L’occasione è la ricorrenza del Corpus Domini, ma il discorso dell’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, s’inserisce a pieno titolo nel dibattito in corso nel capoluogo ionico che tra una settimana eleggerà il nuovo sindaco. L’ennesimo appello all’unità giunge al termine di una domenica convulsa con annunci di apparentamenti, dichiarazioni di sostegno e fiducia, appelli ai cittadini. Una regia perfetta, quella divina, ovviamente! Il vescovo ribadisce che “è urgente mettere in comune il meglio che abbiamo e che si trova nelle varie componenti della società civile per la rinascita della Città. Occorre tornare ad entusiasmare i giovani e saranno essi i primi a spendersi per ideali più grandi dell’individualismo, del “denaro, della lussuria e del potere”. Per noi qui riuniti l’unità si fa guardando insieme al Signore e seguendolo pieni di commozione nel servizio ai fratelli più bisognosi e nelle scelte della nostra vita quotidiana”.

Mons. Sanotoro ha toccato vari argomenti. “Signore ti preghiamo: proteggi e custodisci la nostra terra tante volte ferita, umiliata devastata dall’inquinamento, dall’inciviltà, dalla sete del massimo profitto, da un modello di sviluppo che ha messo al centro il dio denaro e non la persona umana, l’ambiente e il bene comune. Ti preghiamo anche per il nostro lavoro: per il lavoro che non c’è, per il lavoro precario, perché cessino e siano curate le ferite perpetrate sul lavoro come il caporalato, il lavoro nero, le agromafie e le ecomafie. Ti preghiamo per i nostri poveri quelli che non hanno nulla e quelli che non riescono ad arrivare a fine mese; per i nostri giovani che non hanno nessuna prospettiva di lavoro e vivono dell’aiuto dei genitori e dei nonni. Ti preghiamo per i poveri che vengono da fuori, per i migranti, per quelli che fuggono dalle guerre, dalla fame, dalla violenza, dalla corruzione, dalla siccità. Ti preghiamo particolarmente per gli ammalati che insieme con i poveri sono la carne di Cristo. Signore ti sei fatto pane, ti sei fatto vino; aiutaci a trovare strade concrete per rispondere al bisogno del pane quotidiano ed anche del pane della dignità, del rispetto, del pane dell’infinito. Aiutaci a non fuggire dal sacrificio del proprio dovere, del lavoro ben fatto, del rispetto della legalità nelle sua varie manifestazioni. Che nella nostra Città, a cominciare dalla Città vecchia le nostre strade siano pulite, le nostre case siano sicure. Che ci sia una lotta seria contro i mercanti che seminano morte attraverso la droga, la pornografia, l’usura e contro ogni metodo illegale e malavitoso.
Lo tenga presente chi ci governerà a livello comunale, ma anche lo dobbiamo tener presente nelle nostre case, nelle scuole condannando ogni forma di bullismo, nei nostri posti di lavoro e di svago. E’impegno delle autorità ed è una responsabilità di ciascuno di noi”.