Taranto laboratorio politico nazionale?

“Un uomo solo al comando. O forse no? Stefano Parisi in questo momento non ha molti amici, ma è davvero al comando? Di cosa? Qual è la sua forza reale? Qual è il suo orizzonte politico? Berlusconi gli ha concesso, diciamo così, la licenza di uccidere. Gli ha conferito pieni poteri per riportare in auge un’area ridotta a brandelli: Lega e Fratelli d’Italia ragionano di pancia e alimentano la deriva populista, Forza Italia difende il fortino liberale e centrista dall’assalto di Fitto e Alfano. Insomma, una gran confusione”.


Nuove critiche per l’uomo indicato da Berlusconi per salvare e guidare il centrodestra. Un’operazione che sembra non piacere ad Antonio Caramia, imprenditore, già presidente di Confindustria Taranto e vicepresidente di Confindustria Puglia, notoriamente vicino al Cavaliere e alla sua area politica.



Antonio Caramia

Antonio Caramia

Caramia definisce il dibattito nel centrodestra “un magma che ribolle e che rischia di tracimare su se stesso. Un fiume di lava che non si sa quale direzione prenderà e che potrebbe gonfiarsi per effetto dei tanti ostacoli disseminati sul cammino di Parisi finendo per travolgere lui e l’intero centrodestra. Un centrodestra che per tornare a vincere, non me ne voglia l’amico Parisi con cui ho condiviso due anni in Confindustria, scommette su un portatore sano di sconfitta alle comunali di Milano”.

L’imprenditore non nasconde il suo scetticismo. “Certo ora si gioca un’altra partita, ma riteniamo sia finito il tempo dell’uomo solo al comando, dell’unto dal Signore, della ricetta miracolosa. Non ci crediamo più, soprattutto in un Sud dimenticato da tutti, in cui Cristo si è fermato molto prima di Eboli. Lo dico da uomo di Destra, con l’amarezza di chi ha creduto sin dall’inizio nel progetto di Forza Italia e a Taranto ha contribuito in maniera sostanziale all’elezione di un sindaco, di un presidente della Provincia, di deputati e consiglieri regionali”.


Immancabile, come un mantra il riferimento all’Ilva. “Taranto è il paradigma di un modello di sviluppo obsoleto – afferma Caramia – da città caserma della Marina Militare a città dell’acciaio. Una fabbrica che ora produce debiti, malattie, devastazioni ambientali e che va chiusa senza se e senza ma per avviare la più grande e importante riconversione ambientale, economica e sociale mai realizzata nel nostro paese.

Ma dove sono Parisi e il centrodestra? Qual è la proposta? Quali sono i tratti della nuova iniziativa politica? In questi mesi non ho mai sentito non dico una frase, ma nemmeno una parola su questi temi. Eppure, Taranto può diventare un laboratorio, un caso pilota per immaginare l’Italia di domani. Un paese che, a mio avviso, dovrebbe finalmente investire sui giovani, cogliere e rilanciare la sfida dell’innovazione, ripensare il suo modello manifatturiero, mettere al centro la bellezza, l’arte, la storia. Perchè questo patrimonio è solo nostro, tutelarlo non è un’opera caritatevole ma è il miglior investimento su noi stessi che possiamo fare. Il passato è la nostra forza. Il passato può diventare il nostro futuro, se non lo distruggiamo”.


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